Una marcia da Perugia ad Assisi per  proporre l’idea di “fratellanza dei popoli”

La prima esi svolse il 24 settembre 1961, nata nata da un’intuizione di Aldo Capitini.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Il 12 ottobre prossimo la 29.ma edizione

In un contesto storico convulso e tragico come quello attuale, domenica 12 ottobre si svolgerà per la ventinovesima volta la Marcia della Pace Perugia-Assisi, momento principe del pacifismo italiano per proporre importante per lanciare un’idea di pace e nonviolenza, per riaffermare il bisogno di “restare umani”.
La prima marcia della pace Perugia Assisi “Per la pace e la fratellanza tra i popoli” si è svolse il 24 settembre 1961, nata da un’intuizione di Aldo Capitini e organizzata insieme al Centro di Perugia per la nonviolenza.
Il contesto storico in cui Capitini concepì l’idea della Marcia della Pace erano quello della guerra fredda e della divisione del mondo nei due blocchi politici e militari dell’Est e dell’Ovest, con la minaccia incombente di un conflitto atomico, una situazione non molto diversa da quella attuale, nella quale la logica bellicista e la legge del più forte trascinano la comunità internazionale in una terza guerra mondiale “a pezzi” – come diceva papa Francesco – e schiacciano quelle istituzioni internazionali che alla fine della seconda guerra mondiale erano state create proprio per risolvere i conflitti senza il ricorso alla guerra.
Il primo dei cinque Principi della “Mozione del popolo per la pace”, letta da Capitini dal palco sul prato della Rocca di Assisi, fu: “Nell’idea di fratellanza dei popoli si riassumono i problemi urgenti di questo tempo: il superamento dell’imperialismo, del razzismo, del colonialismo, dello sfruttamento: l’incontro dell’Occidente con l’Oriente asiatico e con i popoli africani che aspirano con impetuoso dinamismo all’indipendenza; la fratellanza degli europei con le popolazioni di colore; l’impianto di giganteschi piani di collaborazione culturale, tecnica, economica”.

Aldo Capitini alla “Prima Marcia per la Pace e la Fratellanza tra i Popoli” da Perugia ad Assisi, il 24 settembre 1961 (foto da https://www.perugiassisi.org/)

I caratteri di questa prima marcia espressero con chiarezza il significato che il filosofo umbro intendeva dare a questo evento: un’iniziativa che doveva sorgere da un nucleo indipendente e pacifista integrale (il Centro di Perugia per la nonviolenza), con l’obiettivo di parlare di pace alle persone più lontane dall’informazione e dalla politica.
La marcia doveva essere, in sintesi, la presentazione dell’idea del metodo nonviolento a persone ignare, riluttanti o avverse, evitando l’autoreferenzialità ma, al contrario, di parlare a quanti erano lontani dall’idea di una possibilità nonviolenta nella politica, nella società e nelle relazioni internazionali
L’idea di fare la marcia da Perugia ad Assisi non è fu casuale e nemmeno priva di critiche. In qualche modo Capitini voleva collegare la figura di San Francesco e quella di Gandhi, distinguendo l’orientamento nonviolento delle due figure separandolo da circostanze e atteggiamenti particolari: la Marcia fu quindi intesa come un ponte tra culture apparentemente lontane, ma che invece hanno tantissimi elementi in comune.
La manifestazione, inoltre, fu pensata non come un corteo di rivendicazione ma come una sorta di assemblea itinerante del popolo della pace, per ribadire con forza l’opposizione integrale alla guerra e la consapevolezza che la pace potesse costruirsi solo con la nonviolenza, un concetto diverso dalla non-violenza perché intesa in un’accezione più ampia: non semplicemente l’assenza di violenza, ma uno sviluppo delle relazioni fra le persone e i popoli fondato sulla giustizia, la cooperazione, la solidarietà, l’uguaglianza e per risolvere le controversie internazionali nel rispetto integrale della persona umana, qualunque essa sia.

Gino Buratti
Accademia Apuana della Pace