Dalla provincia di Massa Carrara almeno 300 persone. Il racconto di Gino Buratti, portavoce dell’Accademia Apuana della Pace
Una marea interminabile di oltre 100mila persone un corpo fatto di persone, di bambine, bambini, ragazzi, donne, uomini, anziani… una marea plurale, diversa, ciascuna con le sue modalità, ma una marea unita nell’urlare il bisogno di affermare una umanità diversa, schiacciata com’è dagli eventi cui assistiamo.
Come tutte le precedenti marce della pace, anche questa PerugiAssisi 2025 del 12 ottobre “Imagine all the people – per la pace e la fraternità”, è stata, in un contesto in cui prevale la disumanità e la sopraffazione del più forte sul più debole, qualcosa di diverso di una semplice manifestazione: la costruzione di un ponte tra culture apparentemente lontane, ma che proprio nel bisogno di umanità e giustizia trovano il loro collante.
Una sorta di assemblea itinerante, nella quale ciascuno mette il proprio mattoncino diverso per immaginare un mondo fatto di giustizia, pace, solidarietà, uguaglianza, cooperazione e nonviolenza.
Delle tante marce della pace che ho fatto, questa volta sono rimasto particolarmente colpito dal numero di scuole di ogni ordine e grado (dalle scuole materne fino alle superiori) che vi hanno preso parte, provenienti da tutta Italia… testimoniando un lavoro fatto nel tempo e che si è materializzato in questa marcia: la gioia, i canti, i cartelloni dei ragazzi costruiti con i loro insegnanti.
Accanto all’enorme bandiera della pace di oltre 500 metri distesa sui campi di Assisi, oltre alle grandi associazioni (Cgil, Arci, Azione Cattolica, Movimento Nonviolento, Emergency, Scout sia laici che cattolici…) c’erano, provenienti da ogni parte, le piccole e grandi realtà territoriali e le comunità parrocchiali, che vivono quotidianamente esperienze di educazione alla pace e solidarietà.
C’era anche un comitato di cittadini di un piccolo paese del Lazio dove si producono armamenti che chiedevano con forza la riconversione della loro azienda.
Dalla provincia di Massa Carrara eravamo forse trecento persone, ma mi domando, ed è una riflessione che ad esempio pongo anche all’Accademia Apuana della Pace che rappresento, perché non ho avuto notizia di scuole, di gruppi e comunità parrocchiali del nostro territorio che abbiano sentito il bisogno, nella costruzione di un percorso di educazione alla pace, di portare la loro esperienza in questa, come nelle altre, marce della pace?
Le “PerugiAssisi”, passate e future, ci richiamano proprio a questa sfida… saper costruire percorsi di educazione alla pace e alla solidarietà e di condividerli, quasi contagiarli, camminando insieme.
Gino Buratti
portavoce dell’Accademia Apuana della Pace



