Sabato 6 settembre a Massa “Per una pace disarmata e disarmante”. Una folla senza precedenti per chiedere pace e diritti umani. Don Manganelli (Caritas diocesana): “una Chiesa che col Vangelo in mano guarda al proprio territorio e al mondo e non tace davanti alle ingiustizie”
Una folla mai vista negli ultimi decenni ad una manifestazione in provincia: oltre 2 mila persone sabato scorso hanno sfilato a Massa, “Per una pace disarmata e disarmante”.
Organizzata dalla Diocesi e preceduta da un appello promosso dal Vescovo Vaccari, dai direttori di alcuni uffici di Curia e dai responsabili di diverse associazioni laicali, la fiaccolata ha visto la partecipazione di credenti e laici, comunità etniche, rappresentanti di altre fedi presenti sul territorio, sindaci della provincia.

Un successo senza precedenti, quello del lungo corteo che chiedeva pace per tutti i popoli ma non del tutto inaspettato, viste le adesioni sempre più massicce alle dimostrazioni pubbliche per la pace e contro il riarmo organizzate in Italia nelle ultime settimane.
Un’organizzazione ben collaudata ha permesso al corteo di testimoniare attraverso un’azione nonviolenta una richiesta di pace che si è fatta concreta attraverso la grande bandiera della pace che ha colorato il fiume di persone che risalivano dalla Stazione verso il centro storico massese, con ai lati le bandiere di tutti gli Stati che attualmente vivono la sofferenza e la distruzione della guerra, per ricordare a tutti che il mondo sta oggi vivendo quella che Papa Francesco ha più volte definito una “terza guerra mondiale a pezzi”.

Giunti sulla scalinata della Cattedrale, mentre la sottostante via Dante conteneva a malapena tutti i manifestanti, le bandiere si sono trasformate nella frase “Se vuoi la pace prepara la pace”: una frase densa di significato, tesa a indicare la necessità di intraprendere azioni concrete per costruire una cultura di pace, riaffermare i diritti umani e relazioni basate su principi di uguaglianza, promuovere la nonviolenza come difesa popolare, prendersi cura della casa comune e tessere il dialogo tra i popoli e le religioni.
Don Maurizio Manganelli direttore della Caritas diocesana, fra i promotori della fiaccolata, ha dichiarato che “la manifestazione di questa sera è stata importante perché come Chiesa abbiamo parlato a tanti, e con tanti ci siamo ritrovati in un sentire comune. Il desiderio di pace riesce ancora a muovere tante persone. Al di là dei numeri, che pure sono rilevanti, nelle giornate precedenti alla fiaccolata sono stati tanti i singoli e le associazioni che ci hanno contattato e hanno espresso l’esigenza di scendere in piazza. Questo è il segno di una società che non dorme e che vuole parlare alle nostre istituzioni perché cooperino alla crescita della giustizia e della pace”.
La situazione di Gaza ovviamente ha toccato i cuori dei manifestanti in modo particolare. “Li si sta consumando uno sterminio – ha proseguito don Manganelli – a cui non possiamo non opporci, chiedendo anche alla istituzioni una presa di posizione forte (embargo delle armi, riconoscimento dello stato palestinese, sanzioni internazionali). E non possiamo dimenticare gli ostaggi in mano ad Hamas, perché la pace non è questione di tifoserie”.

La manifestazione, pur richiamando persone e associazioni molto diverse tra di loro, è stata l’esperienza di “una Chiesa che col Vangelo in mano guarda al proprio territorio e al mondo e non tace davanti alle ingiustizie”, ha affermato il direttore della Caritas diocesana.
Durante la manifestazione hanno preso la parola, come già avvenuto alla marcia interreligiosa dello scorso gennaio a Marina di Carrara, a testimonianza di un rapporto collaudato tra le varie fedi, Kamal Koudsi per la Comunità Musulmana, Padre Armand per la comunità Ortodossa, Giulia Severi per la comunità valdese e il vescovo fra’ Mario Vaccari per la Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli.
Gianni Lorenzetti, presidente della Provincia, ha portato il saluto di tutte le istituzioni civili presenti.
Ma il momento più toccante è stato quello del messaggio di padre Gabriel Romanelli, parroco della comunità latina di Gaza. Il sacerdote argentino, oltre ad aver descritto le origini della sua parrocchia – “sulla via percorsa dalla Sacra Famiglia per raggiungere l’Egitto” – e l’attuale situazione umanitaria, non ha esitato a affermare che la fede della comunità cristiana del Medioriente non vacilla e che unire le sofferenze dei credenti di Gaza a quelle di Gesù crocifisso, fa di essi dei co-redentori del Risorto.
Padre Romanelli ha chiesto nel suo messaggio “per tutti, cristiani e non cristiani” il rispetto del diritto di ogni essere umano “a prescindere dalla cittadinanza e dalla religione” in quanto “uomo ad immagine di Dio”.
(d.t.)



