Visibilità assicurata, ricadute incerte: Massa e Sarzana candidate  a Capitale della cultura 2028
La cittadina della val di Magra e il capoluogo apuano nelle settimane scorse hanno avanzato la loro candidatura a Capitale culturale italiana per il 2028.
Panorama di Massa dalle alture
Panorama di Massa dalle alture

Sembra una vera e propria febbre della cultura, quella che sta investendo da alcuni tempi la Lunigiana storica. Dopo la candidatura sfumata della Spezia a Capitale italiana della cultura 2027, che segue quella di Pontremoli a Capitale del libro 2020 e di Carrara a Capitale dell’arte 2026, ci riprovano Sarzana e Massa. La cittadina della val di Magra e il capoluogo apuano nelle settimane scorse hanno avanzato la loro candidatura a Capitale culturale italiana per il 2028.

I due comuni stanno lavorando per la presentazione ufficiale dei dossier, che dovranno pervenire al Ministero dei Beni Culturali entro il 25 settembre per dare tempo allo staff del ministro Giuli di scegliere, il prossimo marzo, quale città si potrà fregiare dell’ambito titolo. Ben 25 sono le candidature già annunciate, con le quali Sarzana e Massa dovranno confrontarsi. Tra queste Ancona, Catania, Benevento, ma anche centri minori come Moncalieri, Fiesole, Melfi.

L’impegno a Massa
Vista panoramica di Massa
Vista panoramica di Massa

A Massa l’incarico di elaborare il progetto è stato affidato ad un comitato scientifico presieduto dal professor Umberto Broccoli, archeologo e volto noto della divulgazione storica in Rai. Il titolo ufficiale della candidatura è “Massa, la luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia”. Ad affiancare Broccoli nel comitato scientifico ci saranno esponenti dell’Istituto Valorizzazione Castelli, dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, delle Deputazioni di storia patria delle antiche province modenesi e delle province parmensi, l’Archivio di Stato di Massa.

La candidatura massese si fa forte del sostegno compatto di tutti i sindaci della provincia. «Un segnale politico e culturale rilevante in quanto l’intero territorio crede nella candidatura di Massa come visione per la costruzione dell’identità futura della nostra terra» ha dichiarato il sindaco Francesco Persiani, che commentando il titolo del progetto ha parlato di «un’immagine e un messaggio che evocano la bellezza e l’unicità del territorio, che richiamano la Lunigiana, parte fondamentale del progetto».

La candidatura di Sarzana
Vista panoramica della città di Sarzana
Vista panoramica della città di Sarzana

Non ha ancora un titolo nè un comitato scientifico, invece, la candidatura di Sarzana. Rispetto ai contenuti del progetto, il comunicato stampa del Comune è decisamente vago: si cita la via Francigena, papa Niccolò V, Luni, le piazze, le fortezze Firmafede e Sarzanello, il teatro Impavidi e – non senza una puntura di spillo verso il progetto di Spezia 2027 («una visione di cultura capace di unire dove altre esperienze hanno fallito») – la collaborazione con gli altri comuni del territorio. Hanno già aderito al progetto le amministrazioni di Arcola, Castelnuovo Magra, Ameglia, Santo Stefano, Luni (che curiosamente sostiene anche la candidatura di Massa), Maissana, Brugnato e Lerici.

Del comitato scientifico, che verrà a breve ufficializzato, si dà per certa la presenza del professore e storico sarzanese Egidio Banti e di Alessandra Guerrini, direttore regionale musei Liguria. Mentre sia Sarzana che Massa hanno cominciato gli incontri partecipativi con la cittadinanza per illustrare e definire i rispettivi progetti, viene da chiedersi a cosa sia dovuta l’attrazione per il titolo di Capitale della cultura. Decisamente secondaria è la questione economica: la città vincitrice riceve un contributo dal governo da un milione di euro; le somme ulteriori per finanziare progetti culturali, eventi e mostre e quelli per concretizzare eventuali riqualificazione, restauri e cantieri sono tutte a carico della città vincitrice e della sua capacità di intercettare fondi pubblici e attrarre finanziatori privati.

Al via il lavoro di progettazione dei comitato scientifici e i percorsi partecipati. Il rischio di fare del riconoscimento una serie di eventi senza effettive ricadute durevoli sul territorio e sul suo patrimonio culturale

Certamente c’è una questione di immagine e di richiamo turistico da non sottovalutare, anche se l’eco di questo riconoscimento non si protrae nel tempo e non è certo pari a quello di Capitale europea, titolo di cui in Italia si fregia tutt’ora Gorizia e si fregiò Matera nel 2019. Ma se nella città dei sassi quel titolo fu il punto di approdo di un percorso di riscoperta culturale cominciato decenni prima, l’impressione è che tante candidature, pur partendo da un patrimonio storico-culturale significativo, vogliano fare del riconoscimento ministeriale un evento spot, un anno di eventi spendibile sul piano del “fare”, indipendentemente dal dopo: forse non è un caso che sia Sarzana che Massa andranno al voto amministrativo proprio nel 2028, esattamente come Spezia vi andrà nel 2027, anno della sua candidatura sfumata.

La preoccupazione che, superato lo sciagurato “con la cultura non si mangia” di tremontiana memoria, si passi all’idea di cultura intesa come festival, con ricadute positive solo temporanee, è concreta. E apre una riflessione sul lavoro faticoso di tante piccole realtà che cercano quotidianamente di offrire alle proprie comunità, senza potere accedere a sostegni pubblici, con poca visibilità e spesso nessun riconoscimento, percorsi di qualità in campo culturale.

(d.t.)