Il cellulare, una “macchina” utile ma è necessario insegnare ad utilizzarlo

A Bonascola di Carrara la presentazione del libro del dottor Fabio Celi “La scatola magica”

Il dott. Fabio Celi

Viviamo in un tempo in cui si sta rischiando di diventare tutti dei “pifferai”, che, per allontanare i bambini dalla noia e dalla tristezza determinate dalla solitudine, pensano di risolvere il problema mettendo a disposizione di ciascun di loro una “scatola magica” (evidente metafora del cellulare), che è il titolo della fiaba del dott. Fabio Celi, psicologo psicoterapeuta, docente di Psicologia Clinica presso l’Università di Pisa.
Purtroppo la scatola magica diviene causa di gravi conseguenze, che rappresentano appunto la dipendenza e saranno solo l’amore, l’attenzione e la cura degli adulti (maestri, genitori, comunità) a salvare i bambini e non si riuscirà a salvarli tutti. Il cellulare ipnotizza i bambini ed è un rischio anche per gli adulti, perché pone di fronte al “ problema della dipendenza”, al punto che può scatenare “ reazioni distruttive “ nel momento in cui viene sottratto.
“Non si tratta di demonizzare il cellulare – ha precisato il dott. Celi – perché è uno strumento di indubbia utilità, ma bisogna insegnare ad utilizzarlo: docenti, genitori, comunità devono affrontare questa emergenza in modo adeguato”. Intorno a questa importante tematica, provocata dalla presentazione della fiaba di Fabio Celi, si è, recentemente, sviluppato un ampio dibattito presso la Scuola dell’Infanzia “San Luca” Nido “Koala” di Bonascola.
Ad aprirlo, dopo la lettura “a sorpresa” di una recensione della fiaba della prof.ssa Luciana Ambrosini, sono stati gli interventi delle docenti Mirca Fruzzetti e Maira Giovannini, che hanno illustrato, partendo dalla loro esperienza diretta, i principali aspetti del problema, definiti “inquietanti”.
Tra questi il pericolo che l’uso del cellulare porta “ad essere assorbiti nella dinamica del” tutto e subito”, con pesanti conseguenze. Ad esse possono porre rimedio la scuola e la famiglia se con senso di responsabilità mettono in campo quattro importanti risorse: “la consapevolezza, l’esempio, l’alternativa, la regolazione (stabilire i limiti)”
Anche l’assessora al Comune di Carrara, la prof.ssa Gea Dazzi, ha ribadito la necessità di “ritagliare momenti di ascolto, per non rischiare di perdere le relazioni umane” o “di rimanere rinchiusi in una gabbia invisibile, che impedisce lo sviluppo nella comunicazione e nella socialità e conduce i minori al mutismo, a vivere in modo altro, dalle imprevedibili conseguenze” (Francesca Menconi, responsabile del Centro antiviolenza di Carrara).
“Quanti bambini di un anno non sanno ancora parlare?”. Nel corso del dibattito si sono registrati interventi dei presenti, si è parlato delle iniziative di Ca’ Michele (Riccardo Pecchia), del Polo Progetto 0-6, che cura in modo particolare il rapporto con le famiglie, della “scuola senza zaino” (Enrica Gasparotti).
Si è trattato, insomma, di un convegno di grande interesse attuale e di notevole spessore, che ha meritato i complimenti ed il ringraziamento dell’assessora alla Cultura di Carrara. Molto apprezzati anche gli intermezzi musicali di flauti a cura degli alunni del Nuovo percorso musicale della Scuola “A. Dazzi”, diretti e preparati dal maestro Luca Venturi.
Molto sentito è stato il ringraziamento rivolto al prof. Fabio Celi per la sua bellissima ed altamente educativa fiaba.

(Mirella Cocchi e Andreino Fabiani)