“Il nazionalismo è in contraddizione con il Vangelo”

Il Cardinale Zuppi al Consiglio permanente della Cei.
Giubileo, Cammino sinodale e situazione internazionale nella prolusione del Presidente dei vescovi italiani

Il card. Matteo Zuppi, presidente dei vescovi italiani
Foto Siciliani – Gennari/SIR

“Il nostro primo pensiero va a Papa Francesco”: il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha cominciato così la sua introduzione al Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 12 marzo.
Dal 14 febbraio scorso, ha ricordato il cardinale, “L’affetto della Chiesa intera si è concretizzato infatti nella preghiera spontanea, che si leva dai credenti di tutto il mondo”. Nella sua relazione l’Arcivescovo di Bologna ha parlato del Giubileo in corso, ponendo tra le priorità di questo anno giubilare, sulla scorta degli orientamenti indicati dal Papa, l’attenzione ai detenuti: di qui il rinnovo della richiesta di “iniziative che restituiscano speranza, come forme di amnistia o di condono della pena, volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società, ma anche percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un reale impegno nell’osservanza delle leggi”.

Foto Siciliani – Gennari/SIR

Un passaggio della prolusione del Cardinale ha riguardato anche il Cammino sinodale, in vista della seconda assemblea generale in programma a fine marzo.
“In un mondo che cerca facili e rapide soluzioni e che tende a delegare ad un singolo le scelte che ricadono su tutti, in un mondo che ha come registro l’ignorante e rozza polarizzazione, l’esibizione della forza come metodo per risolvere i problemi, la tentazione di scalare le classifiche per salvarsi quando sappiamo che questo avviene solo tutti insieme, il Cammino sinodale sta raccontando una possibilità diversa: quella di leggere e capire la realtà e di decidere insieme, nelle varie ma complementari responsabilità, ciò che è meglio per il futuro di tutti e che è chiesto a tutti”.
“Siamo chiamati ad una responsabilità storica, che consiste nell’accogliere quanto è emerso in questi anni e nel concretizzarlo in scelte pastorali incisive”, ha spiegato Zuppi a proposito delle due parole chiave che hanno scandito il Cammino sinodale: comunione e missione. Non è mancato un’ampia parte dedicata alla convulsa situazione internazionale di questi giorni. “Siamo in un momento internazionale delicato. Trepidiamo per la situazione in Medio Oriente e temiamo per la fragile tregua su Gaza. Bisogna che tutti rispettino gli accordi”, è stato l’appello del presidente della Cei.

Foto Siciliani – Gennari/SIR

“Seguiamo con trepida attenzione quanto avviene in Ucraina, sottoposta a bombardamenti e attacchi sistematici”, ha proseguito. “Guardiamo con attenzione e speranza al possibile dialogo tra Ucraina e Russia, mentre auspichiamo che questo possa segnare una nuova stagione per tutti quei Paesi – tra cui Stati Uniti, Europa e Cina – che, a vario titolo, sono coinvolti nella ricerca della pace”, l’auspicio del cardinale.
Sull’Europa il presidente della Cei ha rilanciato la proposta, già avanzata durante la Settimana sociale di Trieste, di “una Camaldoli europea”, con riferimento agli intellettuali cattolici che nella località del Casentino si trovarono nel 1943 per delineare una programma di rinascita per l’Italia del Dopoguerra.
“Ottant’anni fa finiva la Seconda Guerra mondiale sul suolo europeo”, ha ricordato: “Quella guerra è stata il frutto della follia nazionalista della Germania nazista e dell’Italia fascista. Oggi il male del nazionalismo veste nuovi panni, soffia in tante regioni, detta politiche, esalta parte dei popoli, indica nemici”.
“Il nazionalismo è in contraddizione con il Vangelo”, ha ribadito Zuppi: “per questo i Padri fondatori dell’Europa presero l’iniziativa dell’unificazione europea”. “Dobbiamo investire nel cantiere dell’Europa, che non sia un insieme di Istituzioni lontane, ma sia figlia di una lunga storia comune, sia madre della speranza di un futuro umano, non rinunci mai a investire nel dialogo come metodo per risolvere i conflitti per non lasciare che prevalga la logica delle armi, per non consentire che prenda piede la narrazione dell’inevitabilità della guerra, per aiutare i cristiani e i non-cristiani a mantenere vivo il desiderio di una convivenza pacifica, per offrire spazi di dialogo nella verità e nella carità”.

(d.t.)