
Il Presidente degli Stati Uniti con i più importanti telepredicatori Usa ha firmato il decreto che istituisce un “Ufficio della fede”. In una foto si vedono vari di questi che impongono le mani sul presidente quasi a conferirgli un mandato messianico.
A capo dell’Ufficio la telepredicatrice Paula White, esponente della cosiddetta “teologia della prosperità”. Si tratta di personaggi molto influenti. Sembra che la White abbia un uditorio che si aggira sui 40 milioni di persone. Sono personaggi che hanno contribuito alla straordinaria vittoria di Trump alle presidenziali e vari di questi compiono il gesto dell’“imposizione delle mani”, quasi a “consacrare” la sua “missione”. Non è una novità che anche Trump si senta chiamato da Dio ad una missione, soprattutto dopo il fallito attentato.

Paula White ha più volte ripetuto che la sua presenza alla Casa Bianca la rende “territorio santo” e che opporsi a Trump significa opporsi a Dio. Sembrano robe dell’altro mondo eppure trovano terreno fertile nella mente di molti. Anche perché il tutto è avallato dalla teoria della “prosperità” basata su alcune affermazioni bibliche prese alla lettera, dimenticando tutta la predicazione dei profeti e, soprattutto quella di Gesù riassunta nelle Beatitudini. Il nucleo fondamentale di questa “teologia” è la convinzione, tutta farisaica, che Dio vuole che i suoi fedeli abbiano una vita prospera, siano ricchi sul piano economico, sani dal punto di vista della salute e individualmente felici.
Il benessere è al centro della preghiera e Dio realizza i desideri se alimentati da una fede autentica. Se sei ricco vuol dire che credi, se sei povero è colpa tua perché non hai fede sufficiente e quindi sei peccatore. Se si allarga il discorso la stessa cosa vale per lo Stato. “American first” e lo “stile di vita americano” sono visti come un unicum in cui la fede e la vita sono uniti in un legame inscindibile.
Nel suo discorso sullo stato dell’Unione, nel 2018, il presidente Donald Trump, per descrivere l’identità del Paese, ha affermato: «Insieme, stiamo riscoprendo il “modo americano di vivere”». «In America, sappiamo che la fede e la famiglia, non il governo e la burocrazia, sono il centro della vita americana. Il motto è: “Confidiamo in Dio”. E celebriamo le nostre convinzioni, la nostra polizia, i nostri militari e veterani come eroi che meritano il nostro sostegno totale e costante».
Nel giro di alcune frasi appaiono dunque Dio, l’esercito e il sogno americano. Alla luce dell’individualismo delle persone o dello Stato è evidente che per il “vangelo della prosperità” non c’è posto per la solidarietà e la misericordia verso chi è abbandonato da Dio si tratti dei migranti o degli sconfitti. Le affermazioni riguardanti i milioni di persone da rimpatriare o i palestinesi che devono abbandonare la zona di Gaza ne sono un esempio. è difficile capire il senso dell’Ufficio della fede, se non che si strumentalizza la fede a scopi politici ed economici
Giovanni Barbieri



