I tre anni in NBA “una momentanea follia”: il mondo di Lou Carnesecca è stato il basket universitario

A New York con la squadra di St. John’s ha vinto tutto e più di tutti

Luo Carnesecca (1925 – 2024) – Foto da Wikipedia

La carriera di allenatore di Lou Carnesecca inizia quando prende consapevolezza che quella da giocatore sarebbe finita prima di cominciare: il problema non era solo l’altezza, quanto quello di non riuscire ad eccellere, anzi – come amava ripetere lui stesso – di essere proprio scarso.
Ma la passione per il basket è troppo forte: per restare alla St. John’s University di New York, dopo la rinuncia alla facoltà di Medicina, si iscrive a Storia e si laurea nel 1950. E in quegli anni si delinea la sua strada: il suo allenatore, Joe Lapchick, aveva capito subito che quel giovane così scarso con la palla a spicchi tra le mani aveva l’occhio lungo: lo tiene con sé e lo vuole suo vice dal 1958 al 1964.
Poi, non ancora quarantenne, Lou Carnesecca è il nuovo “coach” di St. John’s nel campionato NCAA: saranno cinque anni di straordinari successi che gli aprono le porte dell’ABA (la lega che nel 1976 si sarebbe poi sciolta nella attuale NBA).
Fra il 1970 e il 1973 allena i professionisti, i mitici New York Nets: nel 1972 arriva in finale, ma la sua squadra viene sconfitta dagli Indiana Pacers. L’anno dopo chiude quella che ha sempre considerato una “momentanea follia” e torna tra gli studenti, perché il college è il suo mondo, la St. John’s la sua casa: e vi resta altri quattro lustri!
In totale sono ventiquattro gli anni nella prestigiosa università nel Queens, un lungo periodo nel quale la squadra di basket, i Redmen, ottiene lo straordinario bilancio di 526 vittorie contro appena 200 sconfitte.

L’ingresso della Lou Carnesecca Arena a New York (foto da Wikipedia)

Nel 1992 arriva il massimo riconoscimento: Lou Carnesecca è inserito nella Naismith Basketball Hall of Fame a Springfield (Massachusetts) tra i personaggi che hanno fatto la storia del basket americano e mondiale. E ancora, nel 2004, il palazzo del basket da 6000 posti nel Queens viene battezzato “Lou Carnesecca Arena”.
I suoi metodi sono studiati e applicati da molti altri allenatori, ma nessuno sembra avere le capacità e la sensibilità di Lou; gira il mondo invitato dalle federazioni di basket per seminari seguitissimi.
È anche a Roma già sul finire degli anni Sessanta per un primo corso di aggiornamento ai tecnici della pallacanestro italiana. Un successo planetario il suo.
Eppure la massima soddisfazione Lou l’aveva nel reclutare giovani nel territorio dell’area newyorchese, insegnare loro le regole del gioco, come imporsi sul rettangolo, ma soprattutto come diventare uomini pronti per la vita.
Sarà per questo che decine e decine di loro non lo hanno mai dimenticato: quella riconoscenza è stato forse il “trofeo” al quale teneva di più, lui che di premi sportivi ha fatto incetta.

(p. biss.)