A Pontremoli una mostra fotografica a cura della Comunità Papa Giovanni XXIII sul tema dell’esperienza carceraria
Venerdì 29 novembre è stata inaugurata presso l’ex Tribunale di Pontremoli la mostra fotografica “Dall’amore nessuno fugge”. L’esperienza APAC – CEC dal Brasile all’Italia.” L’esposizione, frutto del lavoro di J. R. Martinéz, M. Lorusso, A. Veneri e a cura della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha raccontato il dramma delle carceri e il tentativo di alcuni uomini che non hanno voltato lo sguardo di fronte alle tragedie umane ma hanno cercato di darvi una risposta concreta.
La mostra Fotografica “Dall’amore nessuno fugge” è visitabile fino al 5 dicembre a Pontremoli nell’ex Tribunale in Piazza della Repubblica con i seguenti orari: sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre (9-12 e 17-19) e dal 2 al 5 dicembre (9-12 e 15-18)
La mostra ha fatto conoscere il caso di Mario Ottoboni, fondatore dell’esperienza brasiliana APAC, Associazione per la Protezione e Assistenza ai Condannati o, nel suo senso più spirituale, Amando il Prossimo Amerai Cristo, che non si è girato dall’altra parte e, come diceva don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, “ha cominciato a trattare i poveri come li trattava Gesù”.
Le carceri APAC, infatti, cercano di recuperare il detenuto, proteggere la società, soccorrere le vittime e promuovere la giustizia riparativa. Un vero progetto di vita nato come segnale di luce e speranza per coloro che si trovano in situazioni di oscurità, dimenticanza e privazione della libertà.
Attraverso queste fotografie e le storie delle persone in esse ritratte, si è potuto cogliere come a differenza del sistema penitenziario in cui violenza e disumanità diventano, purtroppo, caratteristiche fondanti la realtà carceraria stessa, le carceri APAC pongano al centro la valorizzazione umana del “recuperando”.
Questo termine, diversamente da “carcerato”, “condannato” o “detenuto” che nasconde disprezzo e disumanizzazione, indica un cammino di rinascita, di rispetto per le vittime e di riscatto del reo che sconta la sua pena vivendo un recupero che riguarda tutti gli aspetti della persona umana: salute, educazione, istruzione, professionalizzazione, spiritualità…
Soffermandosi sugli ultimi pannelli in esposizione è emerso come su questi stessi valori, già nei primi anni 2000, anche in Italia si è lavorato sul tema delle carceri: la Comunità Papa Giovanni XXIII non ha voluto voltarsi, allora come oggi, dall’altra parte per poter dichiarare che un’alternativa al carcere è possibile!
Ha sviluppato il servizio carcere e aperto le prime due case d’accoglienza specifiche per detenuti nelle province di Pontremoli e di Rimini. Don Oreste, venuto a conoscenza dell’esperienza APAC, ne intuì la profezia. Nel 2008, un gruppo di sette persone della Comunità andò in Brasile.
L’esperienza indimenticabile ha portato ad elaborare, tornati in Italia, il Progetto CEC: Comunità Educante con i Carcerati, riconosciuto poi come affiliato alle APAC e che ancora oggi continua ad affinare il suo metodo all’interno delle proprie case. “Comunità” perché composta da 3 soggetti, operatori – volontari – recuperandi, che insieme condividono un percorso di cambiamento di vita in un clima familiare. “Educante”, da e-ducere cioè “tirare fuori” perché la grande sfida è riscoprirsi dono per sé e per gli altri.
“Con i carcerati”, “con” e non “per” i carcerati perché sono loro i protagonisti di questo percorso di rinascita. Don Oreste diceva che “nello sbaglio di uno c’è lo sbaglio di tutti” e che “per recuperare uno ci vuole il coinvolgimento di tutti”.
Questa mostra fotografica, aperta fino a giovedì 5 presso l’ex tribunale di Pontremoli e poi venerdì 6 presso la Cooperativa Il Pungiglione, è tornata allora a chiamare ciascuno di noi alla propria responsabilità morale, etica e sociale.
E lo ha fatto proprio nel territorio lunigianese, luogo in cui la Comunità Papa Giovanni XXIII è presente con diverse realtà e Case Famiglia e, nel Comune di Mulazzo, con il CEC Rinascere all’interno del “Villaggio dell’Accoglienza” e con la Casa Famiglia San Francesco dove vengono accolte persone in misura alternativa. Luoghi in cui si cammina insieme sulla via del perdono nella certezza che “l’uomo non è il suo errore”… come amava dire don Oreste Benzi.
(Daniela Russo Krauss)



