Bilancio di fine estate per l’ospitalità dei pellegrini a Pontremoli, Aulla e Avenza. Sono lontani i numeri del periodo pre-pandemia ma si va verso una replica dei risultati del 2023. Attese di grande crescita per il Giubileo del prossimo anno. Mentre crescono i viandanti extraeuropei

La valorizzazione della via di Linari e le preoccupazioni per l’incuria sul percorso della Via del Volto Santo – ne abbiamo parlato in queste pagine la settimana scorsa; ma anche progetti finanziati dal Ministero del Turismo per lo sviluppo dell’accoglienza sulla via Francigena, con tanto di influencer turistici arrivati in settimana in Lunigiana per promuovere sui social network il tratto locale del percorso. Insomma, l’attenzione verso il turismo lento e verso le sue potenzialità è estremamente alta. Sembrano lontani i tempi in cui tanti, tra amministratori e addetti ai lavori, mostravano palese scetticismo attorno questo segmento dell’offerta turistica. Ma concretamente come sta andando l’afflusso di viandanti e pellegrini lungo la Francigena? La fine dell’estate è il periodo opportuno per cominciare a fare qualche bilancio, anche se per dati precisi occorrerà aspettare la fine dell’anno. Il riscontro fornito dai tre ostelli di Pontremoli, Aulla e Avenza permette comunque di delineare alcune tendenze. La prima è quantitativa: difficilmente si supererà il numero di viandanti ospitati nel 2023.

Alla fine dello scorso anno l’ostello gestito dal Gruppo Missionario Padre Daniele – che proprio in questi giorni ha festeggiato il suo primo decennale di attività – nell’ex convento dei Cappuccini di Pontremoli aveva dato ospitalità a circa 1.700 pellegrini; quello aullese gestito dai volontari della parrocchia di San Caprasio a 1.300. Si tratta di numeri inferiori a quelli dell’estate che precedette la pandemia e che, in proiezione, potranno essere al massimo eguagliati. Secondo Gianfranco Angeloni, coordinatore dei volontari aullesi, le ragioni della mancata crescita risiedono nella vicinanza dell’Anno Santo. «In molti si attendono un boom di pellegrini nell’anno giubilare; il fatto che la CEI ci chieda di tenere aperto l’ostello lungo tutto il 2025 (l’ospitalità a San Caprasio abitualmente si ferma dal 15 ottobre fino a marzo, ndr) ne è la conferma. In quest’ottica – prosegue Angeloni – è possibile che il calo dei transiti di quest’estate sia dovuto ad un alto numero di persone che ha pianificato il viaggio verso Roma in occasione del Giubileo». Sui numeri, Angeloni suggerisce di non fermarsi al solo conteggio dei pernottamenti: «a San Caprasio è in grande crescita il numero di pellegrini in bicicletta: si fermano per il timbro sulla carta del pellegrino e proseguono il loro viaggio; non pernottano, potendo coprire distanze maggiori, ma sono ugualmente una presenza in transito». La seconda tendenza osservata presso gli ostelli riguarda la crescita degli stranieri, al punto di superare gli italiani. Gabriella Sordi, “anima” dell’ostello pontremolese, conferma: «la quota di stranieri, rispetto agli italiani, è in generale aumento. Francesi, belgi e olandesi sono i gruppi nazionali più numerosi, ma arriva gente da tutta Europa e anche da oltreoceano».

L’arrivo sulla Francigena di pellegrini extraeuropei è confermata da Pietro Di Pierro, collaboratore di don Marino Navalesi nella gestione dell’ostello dell’Avenza. «Hanno pernottato da noi in numero crescente australiani, neozelandesi, brasiliani e canadesi. In generale il numero di stranieri è in costante crescita», racconta al telefono Di Pierro mentre sta accompagnando agli scavi di Luni due giornalisti free lance in zona proprio per un servizio sulla Francigena. A riequilibrare la proporzione tra italiani e stranieri contribuiscono le comitive (scout, gruppi parrocchiali) che talvolta in strutture alternative: ad Aulla, ad esempio, in alcuni casi i gruppi numerosi sono ospitati nella parrocchia della Filanda invece che all’ostello. Infine, emerge che il modello di ospitalità offerto negli ostelli “funziona”. Di dimensioni diverse – da quello pontremolese capace di 80 posti letto agli appena 13 ospiti di cui è capace la struttura dell’Avenza, passando per i 38 viandanti che possono trovare ricovero a San Caprasio – i tre ostelli offrono l’uso di una cucina attrezzata per preparare comunitariamente cena e colazione o anche solo la colazione: pur non mancando chi sceglie di alimentarsi presso bar, pizzerie e ristoranti del territorio, la scelta di fare spesa nel posto tappa e di cucinare assieme agli altri pellegrini trova il gradimento della maggioranza dei pellegrini. Un’ospitalità che Di Pierro non esita a definire “spartana” ma che rientra nella filosofia di chi sceglie questo tipo di viaggio.
(Davide Tondani)



