Con la presenza del vescovo Fra’ Mario Vaccari

L’affetto per Santa Zita porta con sé una tradizione di secoli. Una tradizione che nasce nel paese di Succisa dove tutt’ora, presso la frazione della Colla, sorge la “casa-cappella” della Santa, edificio ben visibile anche da tutti i viaggiatori della vicina autostrada. Sicuramente le origini paterne della famiglia di Santa Zita sono a Succisa, incerto che sia nata proprio in quel paese. Questo particolare porta sempre a qualche diatriba con i cittadini di Lucca, città toscana dove la Santa visse, dove operò la carità cristiana prendendosi cura di molti poveri dell’epoca, dove avvenne il famoso miracolo del pane che nel suo grembiule si “trasformò” in fiori, dove attualmente si conserva il suo corpo nella locale Basilica di San Frediano. Nonostante ciò, quello che è una certezza è come gli abitanti di Succisa, e tanti lunigianesi e parmensi con loro, abbiano sempre nel cuore come Zita sia “nostra sorella” – così come recitano le parole iniziali dell’inno a lei dedicato.
Una “sorella” con cui confidarsi e a cui ricorrere, tanto nei momenti di bisogno come di gioia, per affidarle il proprio cammino di fede. Così sulla scia della devozione trasmessa dai padri, in molti tornano ogni anno a Succisa per celebrare la festa di Santa Zita e per chiederle la sua protezione. Le celebrazioni hanno avuto luogo sia presso la “casa-cappella” sia nella parrocchiale, dedicata alle Sante patrone Perpetua e Felicita.

Particolarmente partecipata la S. Messa solenne di sabato 27 aprile, giorno della festa liturgica della Santa, celebrata per l’occasione dal nostro vescovo diocesano, Mons. Mario Vaccari. Quella di Santa Zita – ha affermato il vescovo all’assemblea presente- è una delle biografie dei santi che più ci riempie di gioia. Una gioia che dimostra come la santità sia “alla portata” di tutti, senza fare cose eroiche o ricercando un’intellettualità di fede ma soltanto avendo una fede capace di “andare” al cuore di Dio. La riflessione del vescovo ha poi indicato tre direttive che la Santa suggerisce all’uomo di oggi. La prima, prendendo in prestito le parole di S. Teresa di Gesù, invita a percorrere la via “piccola” cioè a fare del bene ma rimanendo nella propria posizione, senza ricercare il successo del mondo. La seconda, riferendosi anche alla lettura proclamata dell’Apostolo ai Filippesi, a essere persone di carità. Una carità che per un cristiano, come fu per Santa Zita, diventa amore, misericordia e perdono. Gli stessi sentimenti di Gesù che, incoronato di spine, si riveste di mitezza per indicare quanto l’amore di Dio sia “paziente”. La terza direttrice invece è possibile scorgerla nella vita di ogni giorno. In questo – ha affermato mons. Vaccari – Santa Zita rivestì un ruolo profetico: senza salire sui pulpiti o fare politica ha risposto infatti al bisogno dei poveri e dei sofferenti. Su quell’esempio ognuno è invitato a spandere il profumo e la fragranza del Vangelo, accogliendo lo Spirito di Dio nella nostra vita. Qui il riferimento del vescovo al Vangelo del giorno, quello delle sorelle di Lazzaro. Bisogna infatti coniugare il saper “ascoltare” di Maria – perché senza questo non si può vivere – alle azioni concrete di Marta che ci ricordano come nella carità, espressa tanto nei rapporti familiari come nella società sia necessario l’impegno a preparare un mondo migliore, dove la speranza e la bontà devono predisporre le nostre vite. La festa di Santa Zita è quindi proseguita con la celebrazione dei vespri e con la festa “esterna” il giorno successivo, domenica 28 aprile. Oltre le Sante Messe della V del tempo di Pasqua celebrate il mattino, nel pomeriggio si è svolta la tradizionale processione. L’immagine di Santa Zita, secondo l’antico itinerario, ha percorso quella strada che dall’abitato della Colla raggiunge la vicina frazione di Villavecchia per vivere un particolare momento di preghiera. Molti i devoti presenti – giunti anche dai paesi vicini- mentre la Banda Musicale di Pontremoli ha rallegrato con diversi brani religiosi.
Fabio Venturini



