Ormai tanto tempo fa, Carlo Castellaneta, nel libro “Anni beati”, descriveva un’epoca rimasta proverbiale, quella degli anni Sessanta, come l’eldorado di tutte le speranze e di tutte le promesse.
Gli anni del miracolo economico, dei primi spider, delle canzoni gettonate sui juke–box e danzate nelle rotonde sul mare. Si lavorava per guadagnare e si guadagnava per spendere, dopo anni di ristrettezze e di sacrifici, nella consapevolezza che il futuro sarebbe stato migliore di quello dei genitori.
Le vacanze erano lunghe ed i vacanzieri privilegiavano divertimenti che aiutavano a vivere meglio, irrobustendo equilibrio e tono dell’umore. Elementi da non sottovalutare ma che non devono indurre a vuote nostalgie.
Una domanda, però, si po’ porre: qual è la differenza, oggi come ieri, tra un divertimento sano, salubre, vantaggioso e un ottundimento mascherato da divertimento?
Il verbo ‘divertirsi’ significa passare il tempo provando piacere per quello che si fa. Per ottenere ciò, sottolineano gli esperti, la prima cosa indispensabile è quella di essere sempre presenti a se stessi e agli altri, al massimo delle nostre capacità.
I drink di troppo, la velocità sulle strade, l’uso di droghe, qualunque esse siano, la smania di trasformare il tempo libero in un contenitore di cose inutili, peggio ancora: discutibili, rendono disconnessi dalla realtà, non più in grado di autocontrollo esposti sovente agli oscuri meandri della violenza, indipendentemente dai ceti sociali.
Conosciamo, purtroppo, le tragiche conseguenze. Ben vengano le vacanze a misura d’uomo, lungi dagli eccessi di ogni tipo che opprimono lo spirito ed affaticano il fisico facendoci giungere alla ripresa degli impegni più stanchi, annoiati, irascibili….
Per rendere i giorni di relax, sacrosanti per tutti, costruttivi ed appaganti occorre coltivare interessi, avere prospettive ed obiettivi chiari perché il tempo, dono prezioso, non si può affogare nel vuoto e nel nulla.
Lo stacco dal lavoro e dai problemi quotidiani dovrebbe essere vissuto con intelligenza, creatività, con la leggerezza positiva che ha il tono e la caratura “del diverso” imparando a riappropriarci degli spazi, proiettando stati d’animo di sospensione da riempire con gesti concreti di solidarietà, parole e scelte che valgano realmente, magari in luoghi lontani dal fracasso e dal caos imperanti delle gettonate mete di villeggiatura.
L’estate, stagione che favorisce la riscoperta della natura, ci invita ad un contatto più stretto con la creazione.
Tempo giusto per recitare, credenti e non, il salmo “104”, che ci spinge a vivere con tutti i sensi del corpo e dell’anima, regalandoci porzioni di vita piena, aggiungendo ad occhi, orecchie, mani nuove… capacità di ascolto, di riconoscimento e di riconoscenza.
Ed allora che siano davvero vacanze ‘liberanti’ con anche il recupero del valore positivo dello stupore: di fronte al sorriso di un bambino, ad un fiore che sboccia, ad una stella che brilla, ad un ruscello che mormora…
Considerazioni astratte? Forse, ma comunque salutari, efficaci e balsamiche.
Ivana Fornesi



