“Un’azione per valorizzare il bene di cui è capace il nostro territorio”

Nostra intervista ad Alessandro Conti, nuovo direttore dell’ufficio diocesano della Pastorale Sociale e del Lavoro. “Siamo portatori di un messaggio che non esclude ma che tende alla comunione”

Alessandro Conti, direttore diocesano della Pastorale Sociale e del Lavoro

Alessandro Conti, 45 anni, è da alcune settimane il direttore dell’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi. Nominato da poche settimane dal vescovo fra’ Mario Vaccari, Conti – educatore e attualmente operativo presso la federazione di categoria Fisascat della Cisl – è coadiuvato dai membri di équipe Bruna Massa, sindacalista della Fiba Cisl, impegnata nel volontariato presso il Centro di aiuto alla Vita, e Cristina Pinelli, dipendente di una impresa di automotive, già operatrice volontaria nelle case-famiglia per minori. “Penso che per prima cosa si debba ringraziare Fausto Vannucci per il lavoro che ha portato avanti in questi anni alla guida dell’ufficio”: sono le prime parole del colloquio che Conti ha avuto con il nostro settimanale.

Che cosa eredita dal suo predecessore?
In anni non semplici, tra la pandemia e i numerosi cambiamenti avvenuti nella nostra diocesi, grazie al suo lavoro prezioso, ho trovato un ufficio con molti contatti e una rete di persone pronta a sostenere il nuovo corso. Il lavoro, le relazioni con il territorio e il mondo produttivo, il tema scottante dell’ambiente: la pastorale sociale si declina in tanti aspetti.

Quali saranno gli assi portanti della sua azione?
I temi posti nella domanda dovranno essere senz’altro al centro della nostra attenzione. Ne aggiungo due che ritengo prioritari. Il primo è quello della formazione dei giovani all’impegno sociopolitico. Dobbiamo concentrarci sul tentativo di ricollocare la politica in quella dimensione di servizio al bene comune che, negli ultimi anni, per molti fattori, sembra essersi persa. Pio XI affermò che “la politica è la forma più alta di carità”; una frase ribadita da Paolo VI, che richiama al dovere di ridurre la distanza tra giovani e politica, sostituendo l’idea dell’uomo solo al comando con quella di una partecipazione attiva alla vita politica.

Massa, la Cattedrale

E il secondo tema?
Riguarda la cura delle relazioni con tutti gli attori sociali del territorio, in modo da costruire una rete di rapporti generativi che si basino su fiducia, trasparenza e condivisione. Solo tessendo delle relazioni vere si potrà rigenerare un tessuto ecclesiale e sociale ferito dalla crisi, più di valori che economica, che ha colpito tutti noi.

La diocesi presenta due realtà geografiche e sociali molto diverse tra di loro. Come è possibile mettere in campo un’unica pastorale sociale?
Conosco bene la variegata realtà diocesana. Sono massese di nascita, carrarese di adozione e, da pochi anni, mi piace definirmi lunigianese da adulto. In Azione Cattolica ho avuto la possibilità di conoscere bene la diocesi. Lunigiana e area apuana hanno peculiarità che, nella loro complementarietà, possono dare forza al nostro territorio. Per fare ciò serve un’unica pastorale sociale che sappia valorizzare il bene di cui è capace tutto il nostro territorio, cercando di superare limiti e confini.

C’è uno stile che ricomprenderà tutto il lavoro che ha in agenda?
Quello dell’unità: il messaggio di cui siamo portatori come cristiani non è un messaggio che esclude ma che tende alla comunione. E quello dell’ottimismo: il cristiano è quel compagno di strada che si affianca ai “delusi” che stanno camminando fuori dalle porte della città, come erano i discepoli di Emmaus raccontati dal Vangelo di Luca, e dona loro uno sguardo nuovo per interpretare la storia. Il mondo ecclesiale appare però disorientato rispetto al “cambiamento d’epoca” che ha investito questa fase storica.

È necessario ricostruire un percorso di formazione e presa di coscienza circa la relazione tra cristiani e mondo contemporaneo?
Dobbiamo tornare ad essere una Chiesa che ha il coraggio di mettersi in relazione con l’altro, che non ha paura di sporcarsi le mani, pronta a mettere le mani nel fango delle storie complesse che la società di oggi vive. Torno all’immagine dei discepoli di Emmaus: i volti delusi, la fuga dalla realtà, lo sconforto; lì, dove tutto sembra finito, nella strada, Dio si fa riconoscere da Cleopa e dal suo compagno.

Perché una Chiesa – locale e universale – attraversata da tanti problemi “interni” deve spendersi in un ambito dove i singoli cristiani possono operare e discernere in autonomia come cittadini?
Credo che la risposta migliore la possa dare l’antico testo cristiano della lettera a Diogneto: “i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo”.

 

Dal 1° febbraio al via il percorso formativo

Il rinnovamento dell’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro (PSL) è coinciso con l’arrivo del nuovo Animatore di comunità del progetto Policoro, Alessandro Stefanini. Nasce così un percorso di formazione sulla Dottrina sociale della Chiesa aperto a tutti. È un modo semplice per affrontare alcune tematiche e aprire confronti che poi, con la Scuola di formazione all’impegno socio politico, potranno essere approfonditi.
Primo incontro mercoledì 1 febbraio alle 21 a Massa nella Curia Vescovile, dove Alessandro Conti, neo direttore della PSL, e don Leonardo Biancalani illustreranno i principi e la missione della Chiesa. Gli altri appuntamenti: 1° marzo “Tra diritti della persona e comunità politica”; 5 aprile “Il lavoro”; 3 maggio “Economia e finanza”; 7 giugno “Salvaguardia del creato e promozione della pace”. Sarà possibile seguire il percorso anche online. Per informazioni: psl@massacarrara.chiesacattolica.it

(d.t.)