Un poeta dimenticato e l’ultima parte della sua vita

Lorenzo Sassoli de Bianchi è scrittore, neurologo, imprenditore e grande appassionato d’arte. Una vita piena di affermazioni ed interessi per cui rimane difficile elencare i vari ruoli di prestigio che ricopre. Amante della cultura, già autore di alcuni libri che hanno riscosso successo e consensi. Ricordiamo “La luna rossa” e “La luna bianca”, mentre la sua ultima fatica letteraria, in ordine di tempo, porta il titolo “La luna argento” (Sperling & Kupfer, 2022). Romanzi verso cui anche la critica si è espressa con chiari consensi. Insomma il satellite del nostro pianeta ricorre nella mente dell’autore che, sicuramente, avrà grande simpatia per una delle liriche più note di Giacomo Leopardi “Alla luna”, composta a Recanati presumibilmente nel 1819 e che fa parte del nostro bagaglio scolastico.
Ma torniamo al romanzo che ci interessa, ambientato in un ricovero per anziani dove, fra gli sguardi abbassati, dimessi, con la sofferenza di mille rimpianti nel cerchio di un destino già scritto, rimane fortunatamente il desiderio di pensare al domani che verrà, magari con sorprese inaspettate, fatte di incontri, di sorrisi, di parole pacate non scevre dalla speranza, ultima dea. La vita media si allunga, anno dopo anno. Aumenta quindi il numero degli anziani e fra questi, purtroppo, i non autosufficienti. Nel contempo, ce lo rimarcano quotidianamente i media, si accentua la solitudine dell’anziano. Il suo vivere solo, isolato, spesso dimenticato, se non trascurato dagli stessi famigliari. Un peso. Un problema sociale e finanziario trascurato ma incombente.
Preoccupante sotto tutti gli aspetti. Leone Caetani, poeta dimenticato dal mondo, affronta la sua odissea partendo dal Santa Tea, il ricovero per anziani artisti dove “una finta e acida” solidarietà si palesa fra persone, dai capelli canuti, ingabbiati nella solitudine esistenziale sfociando nell’aggressività, nella sterile attesa dell’ultima liberazione: la giustizia livellatrice della morte. Il ricovero Santa Tea, collocato per invenzione dell’autore, a Lerici, perla del Golfo dei Poeti, cara ad artisti di tutto il mondo, luogo di rara bellezza dove le albe lasciano spazio a tramonti mozzafiato, pare cozzare con il destino di chi viene chiamato “vecchio”, senza timore di rischiare “l’unpolitically correct”, mentre i volti, specchio delle anime, rivelano rimpianto e scrigni di “amarcord”.
Eppure, negli angoli più reconditi dell’intimità, permane qualche sprazzo di frenesia di vivere, di sognare, continuando a coniugare i verbi al futuro. Ai momenti di abbattimento si susseguono bagliori di entusiasmo. Leone, infatti, incontrerà Ricky, bella e vivace ragazza che farà brillare gli occhi del protagonista rammentandogli gli illusori paradisi della giovinezza. Eppoi, senza rendersene conto, Leone diventerà un eroe per caso salvando l’esistenza di Anna, donna affascinante e spericolata, metafora degli “anni verdi” quando ciascuno di noi si sente invincibile.
Un mosaico di eventi, di sensazioni, di emozioni, di riferimenti letterari, musicali e pittorici con un finale sorprendente che lasciamo ai lettori curiosi. Un romanzo realistico, aldilà di ogni retorica, l’incrocio fra le generazioni che, in comune, hanno le difficoltà della vita. Vecchi e giovani, in fondo, sono penalizzati in quanto “dimenticati”. I vecchi hanno il futuro alle spalle, i giovani lo devono vivere lottando parecchio per entrare nel mondo del lavoro e mettere ali concrete alla sperata progettualità, in uno scenario pieno di ombre e preoccupazioni.
Non scordiamoci che i nostri anziani sono custodi della memoria, della saggezza e dell’esperienza in un’età libera, nella quale non c’è da dimostrare nulla, né agli altri, né a se stessi. Nella convinzione che la vecchiaia non è una malattia, né un nemico invincibile, ma piuttosto un “modo di sentirsi tali”. Il tempo che, inesorabilmente passa per tutti, non scalfisce la dignità che appartiene ad ogni essere umano. Un valore assoluto che la società moderna è esortata, dall’autore, a rispettare. Un saggio monito per tutti noi.

Ivana Fornesi

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