Legge di bilancio 2023: lo scoglio delle misure economiche

Giancarlo Giorgetti, ministro dell’economia e delle finanze (foto Presidenza del Consiglio)

I veri problemi che opprimono il Paese – a partire dal costo delle fonti energetiche e relative bollette – sono il primo scoglio che il Governo Meloni è chiamato a superare, anche perché non potranno esserci provvedimenti scollegati dall’impostazione della legge di bilancio 2023, da approvare entro il 31 dicembre.
Che la situazione consenta margini di manovra molto stretti è un fatto risaputo, specie per l’Italia, con un debito pubblico molto elevato. Riguardo alle misure da adottare, quindi, non si tratta di fare le classiche distinzioni tra destra e sinistra, pur riconoscendo che le differenze tra i due modi di intendere il ruolo dello Stato non sono ininfluenti. Intanto, con buona pace di chi lo ha affossato, i primi miliardi che la Meloni potrà utilizzare per alleviare il peso delle bollette su imprese e famiglie sono il frutto del “tesoretto” accantonato dal governo Draghi; un budget analogo sarà a disposizione anche per il prossimo anno. Nel comunicato stampa del 4 novembre, il Consiglio dei Ministri precisa che “come specificato nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF), l’entità della manovra netta 2023 viene stimata pari a circa 21 miliardi e sarà destinata interamente al contrasto al caro energia”.
Per arrivare a questo – tenuto conto che “la previsione di crescita del PIL è stata rivista al rialzo per il 2022, da 3,3 a 3,7%, mentre quella per il 2023 è stata ridotta dallo 0,6 allo 0,3%” – l’esecutivo ha aumentato il deficit programmato per il 2023 dal 3,4% al 4,5% del prodotto interno lordo. Gli obiettivi programmatici sono inoltre fissati a 3,7 nel 2024 e 3 nel 2025.
Se al caro energia-bollette sarà destinato tutto il deficit extra, ne deriva che gli altri interventi dovranno “accontentarsi” di ciò che deriverà dai tagli agli stanziamenti in precedenza fissati nei vari settori. A pagare il dazio più alto potrebbe essere il reddito di cittadinanza, da sacrificare sull’altare della flat tax o della revisione/abolizione della legge Fornero sulle pensioni.

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