Terzo incontro ad Avenza su “La guerra in Ucraina ci interpella”

Trascorsa meno di una settimana dal viaggio di ritorno dal Kazakhstan, dove assieme alla delegazione della Santa Sede ha accompagnato il Santo Padre nel cuore dell’Asia, don Stefano Caprio ha portato il suo contributo al terzo degli incontri del progetto “La guerra in Ucraina ci interpella”. Promosso in prima persona dal vescovo, questo progetto si è posto come approfondimento e comprensione del conflitto che sta devastando l’Ucraina, dove in sei mesi ha portato morte tra le popolazioni e distruzione nelle città e nei villaggi. Infatti presso i locali della parrocchia di Maria SS. Mediatrice ad Avenza, l’incontro è stato introdotto da don Alessandro Biancalani, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali, mentre ha moderato la serata don Calogero Di Leo, direttore dell’ufficio catechistico e referente del cammino sinodale per l’Arcidiocesi di Perugia.
È intervenuto don Stefano Caprio, sacerdote missionario in Russia dal 1989 al 2002 e docente di storia e cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma. Grande conoscitore della Chiesa ortodossa, della cultura e della società russa, con il suo contributo ha fornito uno spaccato vivido della mentalità della Russia, paese immenso e complesso, che ha vissuto alterne vicende nella sua storia millenaria, ma che dal conflitto in Ucraina potrebbe uscirne profondamente modificato. “Passato il tempo dell’ateismo dell’Impero sovietico, – ha detto don Caprio – dopo alcuni anni in Russia siamo di fronte ad una vera e propria rinascita di un sentimento religioso, tanto da parlare di ‘crociata’ nei confronti dell’Ucraina per difendere i valori spirituali contro l’invasione occidentale e la corruzione della morale, con l’avallo dei vertici della Chiesa Ortodossa”: alla radice di questa narrazione c’è l’ideologia che definisce Mosca, la capitale russa, come “terza Roma”, l’unica in grado di prendere l’eredità della Chiesa universale, dopo il crollo della “prima Roma” e il declino della “seconda Roma” (Costantinopoli, ndr ).
Tutto questo per dire del condizionamento presente nell’ideologia russa, secondo la quale lo zar sarebbe investito di una missione salvifica nel mondo, che è quello che sta cercando di fare in modo grottesco e tragico la Russia di Putin. Il crollo del muro di Berlino e il disfacimento dell’Unione Sovietica, secondo l’analisi di don Caprio, hanno prodotto un senso di smarrimento e di disorientamento nella direzione di una perdita di identità del popolo russo e la mancanza di punti di riferimento politici, economici, morali, etnici e culturali: il fenomeno poi della globalizzazione ha accelerato questo processo.
E l’Occidente? Quale il ruolo dell’Europa e quale il posto della Russia? Se l’avvento della guerra in Ucraina, costituisce senz’altro una cesura netta con gli equilibri geopolitici degli ultimi venti anni, portando il mondo davanti a qualcosa di inedito e di pericoloso, risulta difficile definire degli scenari mondiali sulla base degli elementi in gioco: senza dubbio l’offensiva russa in Ucraina si sta rivelando un fallimento dal punto di vista militare, mentre la guerra è soprattutto sostenuta dalla macchina della propaganda.
Terminato l’incontro, il vescovo Mario ha compiuto una riflessione, a mo’ di sintesi di questi tre incontri iniziati nel corso dell’estate, sottolineando come sia importante dedicare luoghi e tempi per dialogare insieme “su come vincere la guerra con le armi della pace perché questo conflitto ci sta facendo riflettere sugli stili di vita e i modelli economici e di sviluppo che stiamo portando avanti, nonché sull’uso delle risorse”.
(df)



