Dal marzo 2020 ad oggi. Siamo nel pieno dell’inattesa ondata estiva con 6500 casi al giorno.
Sono circa 1,3 milioni i casi di Covid-19 registrati in Toscana dall’inizio della pandemia: come dire che in ventotto mesi a più di un residente su tre è stato diagnosticato il contagio. Se a questi si aggiungono tutti coloro che hanno contratto l’infezione senza manifestare sintomi e sono “sfuggiti” alla statistica si capisce quanto diffuso sia stato il contagio nella nostra regione. E quanto lo sia ancora: i dati messi a disposizione dalla Regione Toscana lunedì parlano infatti di un’ondata in pieno svolgimento: 92mila le persone attualmente isolate, circa 800 i pazienti ricoverati dei quali 32 in terapia intensiva, con numeri in costante crescita visto che ogni giorno i nuovi casi sono migliaria. Martedì, 19 luglio, sono stati 6.448, con un’età media di soli 49 anni: un anno fa erano poche decine al giorno. Così come aumentano, purtroppo, i decessi: circa 103mila i morti dalla primavera 2020, 21 quelli registrati martedì.
In Toscana la provincia con il tasso di mortalità più alto continua ad essere la nostra: nel territorio provinciale di Massa Carrara, dove i residenti sono poco meno di duecentomila, si sono registrati 350 casi ogni 100mila abitanti; ci seguono, ma a distanza, Firenze (324) e Pisa (320), mentre il tasso più basso è in provincia di Grosseto, poco più della metà di quello apuano (179 ogni 100mila abitanti). Da mesi, ormai, né ASL Toscana Nord Ovest, né Regione Toscana diffondo più i dati disaggregati: impossibile dunque sapere l’andamento dell’infezione nei diversi territori provinciali o comunali; tuttavia il nuovo formarsi di lunghe file davanti alle farmacie per effettuare i tamponi (spesso per avere o meno conferma di tamponi fai da te in casa) dimostra come il virus circoli eccome. E conferme arrivano anche dall’aumento del numero di telefonate che i medici di famiglia ricevono ogni giorno. Una situazione che dovrebbe destare qualche preoccupazione, soprattutto tra coloro che hanno la responsabilità di assumere decisioni; invece sembra che si proceda come se tutto fosse risolto o come se contagiarsi e contrarre la malattia sia inevitabile. Proliferano le feste di piazza e le sagre, promosse anche da Enti Pubblici e le precauzioni sono di fatto inesistenti: le mascherine sono una rarità, i gel un raro optional. Come dire che finito l’obbligo per legge, anche la prudenza va in soffitta. Non sembra proprio essere un buon viatico considerato che l’autunno che busserà alle nostre porte tra un paio di mesi potrebbe portare una nuova e ulteriore impennata di casi, non si sa di quale gravità.

Accantonate o dimenticate le precauzioni (mascherine, distanziamento, igiene delle mani…) Ministero e Regioni si affidano ad una nuova campagna vaccinale: da poco più di una settimana è iniziata anche in Toscana la somministrazione della quarta dose a tutti coloro che hanno compiuto 60 anni e alle persone con elevata fragilità maggiori di 12 anni. Troppo rischioso, a giudizio delle autorità sanitarie, aspettare la vaccinazione autunnale che era stata annunciata unendo i nuovi vaccini antiCovid con quelli anti influenzali: così sono stati riaperti in tutta fretta i punti vaccinali. Troppo presto per dire quale si la risposta delle persone. Vale però la pena di ricordare quanto scriveva il 20 maggio scorso l’Agenzia Regionale di Sanità sull’efficacia e dunque sull’opportunità di vaccinarsi. Un parere scritto sulla base dei risultati di uno studio condotto in Israele dove la quarta dose era stata avviata ad inizio anno. “I risultati dello studio – si legge – hanno dimostrato l’efficacia della quarta dose di vaccino contro la forma grave di COVID-19 causata dalla variante Omicron, rispetto all’efficacia della terza dose somministrata da oltre 4 mesi”: come dire vaccinatevi con fiducia, ma senza dimenticare le precauzioni perché la malattia, magari in forma blanda, è sempre in agguato.
(p. biss.)



