Cambiamento climatico: un’accelerazione che chiede a tutti grande responsabilità

Corteo di protesta per sollecitare interventi concreti per la salvezza della Terra (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Parlare del cambiamento climatico implica trasmettere consapevolezza della complessità del fenomeno per consolidare quanto abbiamo imparato dal passato per scegliere cosa possiamo fare per il futuro. Il clima è la risultante di tante interazioni: atmosfera, acque, rocce, biosfera. I primi venti anni del nuovo millennio sono stati i più caldi registrati rispetto alla media del periodo preindustriale 1870-1899 con un +1,20°. Dal 1861 il trend è di crescita continua, dal 1945 in Italia le notti sono più calde, le precipitazioni atmosferiche hanno andamento sempre più anomalo. I dati per studiare il clima vengono da mezzi tecnologici nuovi e da osservazioni sul clima del passato.
Oggi sono usate le nuove rilevazioni da satellite, l’ENEA a Lampedusa ha una ben attrezzata stazione climatica che opera rilevazioni da satellite per studiare l’atmosfera e il bilancio energetico. Sentinelle del cambiamento climatico sono i ghiacciai delle calotte polari e di tutti i sistemi orografici: subiscono perdite annue molto elevate di superficie con riduzione delle aree riflettenti le radiazioni solari, i ghiacci sciolti immettono più acqua dolce nei mari. Gli oceani sono potenti controllori del clima, assorbono e immagazzinano il calore fornito dal sole. Il clima cambia per proprie dinamiche e per cause esterne: eruzioni vulcaniche, variabilità solare, cambio dell’uso del suolo, bilancio energetico del sistema Terra, rottura del delicato equilibrio dei gas in atmosfera; questi sono aumentati per le attività antropiche con troppa emissione di gas fossili specialmente anidride carbonica, per la deforestazione ad uso dell’agricoltura e dell’urbanizzazione, che riduce la produzione di ossigeno da parte degli alberi e l’assorbimento di CO2, principale gas che crea l’effetto serra, trattiene le radiazioni solari e quindi si ha riscaldamento globale, con conseguenza di periodi di siccità, aumento dei deserti, e fenomeni naturali estremi.
Nell’Appennino pistoiese l’Osservatorio di monte Cimone dal 1980 registra aumento continuo di CO2.
Che fare? Prima di tutto va detto che ognuno di noi può cambiare le sue piccole abitudini quotidiane: l’unione fa la forza. A livello scientifico ci sono le valutazioni che chiamano in causa la politica. Molti paesi si sono impegnati a portare a zero l’emissione di anidride carbonica entro il vicino 2030, obiettivo augurabile ma sarà difficile raggiungerlo, come limitare a 1,5 gradi il riscaldamento globale. Superare tale parametro comporta rischi gravissimi: più morti e malati, danni agricoli, inondazioni costiere fluviali e pluviali.
Conoscere il peggioramento non è fare dell’accademia, ma è acquisire consapevolezza e cambiare abitudini. Scegliere edilizia verde, gestire l’agricoltura secondo la disponibilità di acqua, allontanare dalle coste le attività produttive, formare aree protette, ripristinare ambienti naturali, rendere sostenibile la crescita economica, non sfruttare in modo intensivo le risorse, cambiare in modo equo tecnologie che riducono le emissioni, riciclo, recupero per fare nuovi materiali. C’è veramente tanto da fare come singole persone e come istituzioni, consapevoli che salvare l’ambiente secondo natura si può ancora fare. È l’uomo responsabile delle proprie scelte per sé e per chi verrà.

A Pozzuolo di Lerici il Centro Ricerche Ambiente Marino

La baia di Santa Teresa a LericiIl complesso fenomeno dei cambiamenti climatici è stato trattato in chiara sintesi nella lezione per Unitre di Roberta Delfanti del Centro Ricerche Ambiente Marino a Pozzuolo di Lerici. Il Centro ENEA, attivo da trent’anni, fa ricerca scientifica e dà risposte alla variabilità climatica per fenomeni naturali o indotta da attività antropiche.
Come il Centro di Ricerca del CNR, ha sede nella Batteria Alta Santa Teresa fondata a Pozzuolo di Lerici nel 1879 per l’Arsenale Militare, ora svolge eccellenti ricerche multidisciplinari, sviluppa metodologie e conoscenze oceanografiche per gestire l’ambiente marino con attenzione speciale al territorio spezzino nella sua biodiversità, mira a riqualificare tratti costieri del golfo della Spezia, dove muoiono barriere di corallo bianco o si sbianca quello rosso, che è habitat di tante specie di fauna e flora marina, specialmente nei fondali delle Cinque Terre.

Maria Luisa Simoncelli

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