A Pisa 150 anni fa. Sotto falso nome e clandestino

Giusepe Mazzini (Genova 1805- Pisa 1872) fu figura molto rappresentativa del nostro Risorgimento. Ancora adolescente mostrava di voler vivere la vita come una missione, fu un carbonaro attivo, non condivise la clandestinità della setta della Carboneria e fondò la sua Giovane Italia con giuramento pubblico di operare per far nascere l’Italia unita, libera, indipendente e repubblicana.
Per rinnovare l’Italia c’era molto da fare: superare i particolarismi locali e regionali, non confidare sull’aiuto dei sovrani o di forze esterne, ma far risorgere il popolo italiano con azioni rivoluzionarie alimentate dalla fedeltà a una chiara idea politica, muovendo dall’interiorità stessa delle persone. Il pensiero mazziniano si fonda su alcuni concetti-chiave, patrimonio per tutta la vita: la credenza in Dio, che non è inteso come un Dio persona ma come l’Umanità stessa, i cui singoli individui sono le varie nazionalità chiamate a vivere in armonia con le altre, nessuna confusione pertanto col concetto nefasto e degenerato del nazionalismo che mira a far predominare una nazione sull’altra.
Parlando di Mazzini è frequente definirlo un apostolo della libertà, non è retorica, è la sua sincera adesione a impostare la vita sui doveri. Dopo l’epoca critica del Settecento e della rivoluzione francese impostata sui diritti, era il momento di una nuova sintesi e per realizzarla l’iniziativa doveva essere dell’Italia, di Roma che, dopo essere stata dei Cesari e dei Papi, doveva diventare la Roma del popolo. Le insurrezioni mazziniane non ebbero successo, dalla Savoia a Genova, alla Romagna e alle terre dello Stato Pontificio, dalla Calabria a Sapri e per ultimo a Sarzana, Dopo il fallimento del primo moto in Savoia ci fu gravissima crisi fra i mazziniani che giudicarono troppo avventato il metodo del loro capo, alcuni lo abbandonarono, tra questi Vincenzo Gioberti.
È la “tempesta del dubbio” che Mazzini superò rinsaldando il suo impegno insurrezionale per dar vita ad un’epoca nuova e per adempiere alla propria missione e fondò la “Giovane Europa”. Ricercato dalle polizie degli Stati in Italia, si rifugiò in Svizzera e poi in Inghilterra, mantenne però sempre viva, reale la possibilità di un’alternativa popolare e democratica nella soluzione del Risorgimento.
Aspra e anche ingiusta fu l’opposizione tra Cavour e Mazzini destinato a perdere, ma i suoi ideali furono una parte fondamentale sulla strada per l’unità. Cavour usò la prospettiva rivoluzionaria dei mazziniani come deterrente per indurre le monarchie europee a risolvere la questione italiana sulla via del liberalismo costituzionale e arrivò all’alleanza militare e politica con Napoleone III imperatore dei francesi decisiva per arrivare all’unità d’Italia. L’eredità mazziniana è ancora presente e operativa nella vita della nostra nazione. Fermo sull’indiscutibile proposito della libertà democratica, Mazzini nel 1849 fu promotore della Repubblica Romana, proclamata dopo un’ondata di torbidi con assassinio del carrarese Pellegrino Rossi nominato presidente del consiglio da papa Pio IX che nel frattempo si era fugiato a Gaeta.
Fu elaborata una Costituente romana definita dagli storici “nobile e gloriosa” per i suoi valori ideali che sono stati inseriti nella nostra Costituzione repubblicana “la più bella del mondo” per dirla con Roberto Benigni. Mazzini presidente del triumvirato di governo diede prova di notevolissime doti di statista. La Repubblica Romana, difesa da Garibaldi, fu costretta a capitolare sotto le armi dei francesi accorsi a riportare al trono il papa.
Di nuovo l’esilio per l’apostolo e l’agitatore Mazzini, rientrò a Pisa sotto falso nome il 7 febbraio 1872; da tempo malato, visse nascosto nella casa di Pellegrino Rosselli, antenato dei fratelli Rosselli assassinati dai fascisti, qui morì il 10 marzo dello stesso anno. Ora la casa è sede della Domus Mazziniana Ente culturale.
(m.l.s.)



