Sarà folle anche il tempo, ma l’uomo lo è di più

Non è sempre facile, il martedì, scovare un titolo adatto per la rubrica meteo e questa settimana c’è ben altro a pesare sulla mente e il cuore di tutti… è stato spontaneo, perciò, spezzare una lancia a difesa delle bizze stagionali, da che mondo è mondo sempre verificatesi, quando sono infinitamente più gravi le follie umane cui si è costretti ad assistere e di cui milioni di persone subiscono già le dirette conseguenze. Quanto al marzo 2022 e ai suoi primi passi, un copione visto e rivisto: un’ondata di freddo tardivo, che talora in questo mese viene a prolungare l’inverno, è giunta piuttosto a recarlo, visto che, durante i mesi a lui deputati, non si è sforzato granché di fare il proprio mestiere.
L’aria rigida da NE, tuffatasi nel Mediterraneo, ha creato le condizioni ideali per copertura nuvolosa, piogge, nevicate, anche a carattere di tormenta, sulle regioni centrali adriatiche su quelle meridionali in genere. Il Nord, rimasto al riparo dal ‘maltempo’, ha risentito dell’aria pungente con gelate e cielo in prevalenza sereno o, a tratti, parzialmente nuvoloso.
Mentre dall’Abruzzo, dal Matese e dall’Irpinia girano foto di paesi di montagna sotto candidi e spessi mantelli, un rapido sguardo a quaderni, registri e database conferma l’elevata frequenza di episodi simili nel passaggio tra inverno e primavera. Le temperature registrate non mostrano nulla di eclatante ed anzi, fra un afflusso e l’altro, grazie alle giornate di sole, si nota pure che non è mancato qualche pomeriggio in cui la tramontana si è stemperata o ha ceduto il passo ad una brezza meno tagliente.
Le temperature minime non hanno toccato punte particolari; dove e quando ciò è accaduto, il 2, 5, 6 (questi ultimi due, sono i giorni in cui l’aria è rimasta più rigida anche durante il dì stante l’afflusso in atto) e il mattino del 7 e dell’8, lo si è dovuto al quietarsi del vento e al deposito al suolo dell’aria fredda avvettata da NE. Il 7, è da rilevare, però, anche qualche gelata di pura avvezione, in atmosfera mossa e quindi senza brina, fino a quote vallive o collinari. Le stesse gelate da irraggiamento, a fondovalle e in atmosfera calma, non si sono congiunte a sensibile deposito di brina, proprio a motivo della massa d’aria asciutta in azione.
Le gelate asciutte, meno spettacolari per l’assenza di brina, sono tuttavia le più dannose per fiori e gemme precoci. Se il livello termico di questi giorni non è, in senso assoluto, distante dai bassi valori che può ancora raggiungere nella prima parte di marzo, lo è invece in senso relativo perché la mitezza precedente ha anticipato le fenofasi di molte piante. Ovvio che, a seguito di un inverno lungo e rigido, un episodio marzolino simile non aveva un tempo e non avrebbe avuto adesso alcuna conseguenza sulla vegetazione, che avrebbe trovato ancora a riposo; ma lo ha avuto e lo potrà avere, al contrario, nello stato attuale in cui essa si trova, per le ragioni appena esposte.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

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