Giuseppe Taliercio “sia per tutti luce e impegno per una buona umanità”

Il Vescovo Ambrosio nella S. Messa celebrata per il 40° dell’assassinio

La cerimonia ufficiale di commemorazione di Giuseppe Taliercio è avvenuta domenica 4 luglio a Marina di Carrara, nel Largo intitolato all’ingegnere carrarese le cui spoglie riposano nel cimitero cittadino di Turigliano, dove una delegazione si è recata per un momento di raccoglimento e preghiera. Presenti le autorità civili, a partire dal sindaco di Carrara Francesco De Pasquale e da un delegato del sindaco di Venezia, il consigliere comunale Enrico Gavagnin. Il primo cittadino carrarese ha parlato di “Una cerimonia importante per un uomo che ha perseguito i valori di fratellanza e solidarietà; esempi da seguire. Un luminoso cittadino che da Carrara ha fatto di Venezia la sua seconda casa, da una sponda all’altra, riunendo l’Italia”.
Marco Leorin, presidente dell’Azione Cattolica Diocesana, alla quale si deve il merito della “riscoperta” del sacrificio di Taliercio, ha ricordato che “oggi commemoriamo un uomo, ma anche un padre e un cristiano. L’impegno di Taliercio nella San Vincenzo era molto serio e dobbiamo sentirci rassicurati dal suo operato; che possa servire da esempio per tutti”.
Cesare Taliercio, figlio dell’ingegnere ha chiuso la cerimonia: “La mia famiglia e io siamo cresciuti orgogliosi di nostro padre, un uomo sorretto dalla fede, ucciso da uomini spinti da un’assurda ideologia. Mio padre cercava di rendere il mondo un posto migliore”.

La lapide che ricorda Taliercio a Marina di Carrara

Al termine della commemorazione, nella vicina chiesa della Sacra Famiglia, il Vescovo Ambrosio ha celebrato una messa in suffragio dell’ing. Taliercio. Nel corso dell’omelia, il presule ha affermato che “non è esagerata l’affermazione posta nella lapide (posta al di fuori della stessa chiesa in cui il 10 luglio 1981 si tennero i funerali di Taliercio, ndr) ‘martire del XX secolo’, vittima innocente di una brutale violenza ideologica. È doveroso chiedersi: come è possibile che il cuore dell’uomo diventi così duro, così malvagio da volere la morte di una persona umana? Come è possibile che una ideologia diventi così cieca e brutale fino a gioire per l’uccisione di un fratello innocente? Forse non abbiamo risposte, perché l’abisso del male è molto profondo. Ma ascoltando il Vangelo abbiamo un invito decisivo: apriamo il cuore e la mente per accogliere Dio che ci viene incontro e per riconoscerci nella nostra dignità di persone umane”.
Nel terminare l’omelia, Ambrosio ha esortato i fedeli affinchè “il Signore ci aiuti a testimoniare questa verità – siamo figli di Dio, siamo fratelli e sorelle – con una coerente condotta di vita che si esprime nella carità, nella stima, nel rispetto. L’esempio di Giuseppe Taliercio sia per tutti luce, speranza e impegno per una buona umanità”. (d.t.)

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