Ecco la sestina dei finalisti del 69° Premio Bancarella

La premiazione domenica 18 luglio in piazza della Repubblica a Pontremoli

L’appuntamento è, come tradizione, per il terzo fine settimana di luglio: domenica 18, in piazza della Repubblica a Pontremoli, serata finale della 69.ma edizione del Premio letterario Bancarella, organizzato dalla Fondazione Città del Libro con le associazioni dei Librai.
Un appuntamento che avrà un prologo a Cesena venerdì 9 luglio, alle ore 20,30, nel chiostro dell’ex convento di San Francesco, dove gli autori dei libri finalisti si confronteranno sui temi della sestina “Premio Selezione Bancarella”. La settimana successiva, a Pontremoli, sabato 17 luglio, sarà invece assegnato il 58°premio “Bancarella Sport”, sempre nello scenario di Piazza della Repubblica: a contendersi l’ambito riconoscimento, riservato alla letteratura sportiva, i sei libri finalisti scritti da autori come i giornalisti Beppe Conti ed Ezio Luzi, o dedicati a campioni del calibro di Gigi Riva o Felice Gimondi.

Marino Bartoletti
La cena degli dei (Gallucci)
È il racconto di una cena favolosa, che il “Grande Vecchio Titolare” (chiamatelo Dio, se preferite), permette di organizzare al “Grande Vecchio” (con le fattezze di Enzo Ferrari) in un luogo non ben precisato ma che ha tutta l’aria di svolgersi sopra le nuvole. A dare una mano ad organizzare questa straordinaria cena, c’è il fedelissimo Francangelo, assistente alato adesso, segretario tutto fare prima: del resto non è altro che la proiezione di colui che in vita era Franco Gozzi, storico collaboratore ed amico di Enzo Ferrari. Parte cosi la caccia a personaggi speciali, pretesto per raccontarne la storia e ricordarne aneddoti, tutti rigorosamente veri, e ricordarne lo splendore. Si scoprirà quindi la malinconia di Marco Pantani e di Ayrton Senna, la tormentata vita della dolcissima Lady Diana, il garbo, la gentilezza e la mitezza del compianto Fabrizio Frizzi, la classe di Maria Callas, le imprese di Tazio Nuvolari e la storia di Francesco Baracca, il grande aviatore abbattuto durante la prima Guerra Mondiale. Ma ci saranno anche momenti di grande ilarità come il dialogo, in stretto modenese, tra lo stesso Ferrari e Luciano Pavarotti che farà esclamare ali altri invitati “come mai si sia passato dall’italiano al visigoto”. Lucio Dalla è un altro che porta con sé, il suo genio e una sana dose di allegra follia. Una cena riuscita, tanto che tutti gli invitati andarono via felici: con un cavallino fra le mani.

Tomaso Montanari e Andrea Bigalli
Arte è Liberazione (Edizioni Gruppo Abele)
L’arte è uno strumento di liberazione? Per Tommaso Montanari e Andrea Bigalli sì: arte figurativa, cinema, letteratura, musica hanno il potere nascosto di liberare mente e cuore, fino ad arrivare ad essere strumento contro la morte spirituale dell’uomo. Montanari, storico dell’arte e Andrea Bigalli, prete e teologo, con questo libro perseguono l’obiettivo di dimostrare che l’arte non può né deve essere appannaggio di poche persone – coloro che possono permettersi di apprezzarla o di possederla – come una merce qualsiasi (la cosiddetta “industria culturale”), ma deve essere considerata un bene comune necessario per diventare pienamente cittadini e cittadine. Il critico d’arte e il teologo sviluppano la loro tesi in un confronto su arte, bellezza e verità, che riguarda venti opere d’arte (una per ciascuna regione italiana) di epoche diverse; ognuna di queste racconta qualcosa sia della società che l’ha originata sia delle società venute subito dopo. Si va dalla Maddalena penitente di Antonio Canova al ritratto di Francisco Goya a Louis di Borbone morente; dai murales del 2016 a Orgosolo ai Bronzi di Riace; dal tempio di Atena divenuto Cattedrale della Natività di Maria a Siracusa alla Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca: 25 secoli di storia, stili e materiali diversi che diventano pretesto, in un libro non di arte ma un libro sull’arte, per discutere dell’incontro fra visioni e mondi diversi, e per spiegare la storia calandola nel presente.

Luca Di Fulvio
La ballata della città eterna (Rizzoli)
Un romanzo storico che il prolifico scrittore romano ambienta nell’Italia del pieno Risorgimento, in quei mesi del 1870 che rappresentano l’immediata vigilia della presa di Porta Pia e la conquista di Roma da parte del Regno. Qui arrivano, in modo indipendente come per un convegno non annunciato e in genere inconsapevoli degli eventi, i tanti personaggi. Sono quelle settimane intense, che ciascuno dei protagonisti vive in una dimensione quasi sospesa in attesa dell’inevitabile. Tra questi spicca la figura di Silvia di Boccamara, una contessa finanziariamente in rovina, inseguita dai creditori, che dal Piemonte fugge a Roma e si crea una nuova identità di popolana. Nella “città eterna” arrivano altri protagonisti, più o meno consapevoli di quanto sta per accadere; ma c’è anche chi nella capitale del Papato vive da sempre, magari ricoprendo incarichi di responsabilità. Infine il romanzo propone anche figure che la storia l’hanno vissuta davvero: ufficiali del Regio Esercito come il capitano Giacomo Segre o cronisti come il ventiquattrenne in divisa Edmondo De Amicis. Ma in questo intreccio di storie la protagonista vera è lei, la Roma dei Papi che sta per diventare la nuova capitale d’Italia, da sempre annunciata e sancita dai colpi di cannone e dalla carica dei bersaglieri. Nelle oltre seicento pagine del libro si delinea un grande affresco della Roma ottocentesca, quella resa così familiare dai dipinti del Grand Tour o dalle immagini dei tanti film che in quel periodo sono stati ambientati.

Marina Marazza
Io sono la strega (Solferino)
Il libro racconta la storia di Caterina da Broni, una bambina strana per il suo tempo, a cavallo tra ‘500 e ‘600 che sa addirittura leggere grazie al padre maestro. Rimasta incinta a tredici anni in seguito a una violenza, va in sposa a un uomo che non è chi dice di essere. Ma invece di rassegnarsi a un destino di schiavitù, sceglie di fuggire. La sua intera vita diventa così una picaresca ricerca del proprio posto nel mondo, attraversando il territorio lombardo. La sua strada la porta da una locanda assai equivoca a una raffinata bottega di tipografi e poi alla “corte” di un capitano di ventura, fino a giungere a Milano, la grande città dominata dagli spagnoli, teatro di intrighi e lotte per il potere. Qui, l’accusa di aver “affatturato” l’anziano gentiluomo da cui è a servizio la conduce in prigione. La pena è il rogo: così muore una strega e Caterina è convinta di esserlo, di aver venduto l’anima al diavolo per poter sopravvivere. A eseguire la sentenza è chiamato Salem, celebre boia, un uomo bellissimo e tormentato: su quella pira lui rischia di perdere qualcosa di molto importante, che non sapeva di possedere. Caterina da Broni è la protagonista autentica di uno dei più famosi processi alle streghe che la storia abbia tramandato. In questo romanzo prende vita come eroina moderna, in una narrazione scintillante di ricerca storica, ricostruzione d’epoca, racconto di eventi che si susseguono con ritmo incalzante. Mentre attraversa, ribelle, il suo tempo, sul suo cammino aleggia una domanda: qual è il confine tra giustizia e delitto?

Livia Sambrotta
Non salvarmi (Sem libri)
Il romanzo-thriller inizia con la misteriosa scomparsa di Deva Wood, in fuga da un centro di riabilitazione situato in pieno deserto in Arizona. È il padre, famoso produttore cinematografico, che l’ha costretta ad accettare quella sistemazione, nel tentativo di farla uscire dalla spirale di dipendenze da farmaci che il padre stesso ha contribuito a creare. Le ultime immagini che la ritraggono sono quelle delle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto di Phoenix, da dove avrebbe dovuto imbarcarsi per Milano per raggiungere il suo fidanzato segreto, David Jones, a sua volta figlio e lui stesso produttore cinematografico. Da quel momento non si sa più niente di lei. Due giorni dopo, il ritrovamento del corpo di una ragazza riconosciuta come Deva fa pensare a tutti che la ragazza sia stata barbaramente assassinata. L’intreccio che si dipana da quel momento è un atto di accusa nei confronti dello star system hollywoodiano, svelato nella sua mancanza di rapporti sinceri, a partire da quelli tra i genitori, tutti tesi al successo, e i figli, che possono avere tutto sul piano materiale ma sono segnati dalla mancanza di affetto. L’aggiunta di sempre nuovi elementi ad una trama già di per sé complessa non sempre aiuta a comprendere il quadro d’insieme, ma contribuisce a tener desta l’attenzione del lettore fino alla fine della storia.

Ema Stokholma
Per il mio bene (Harper Collins)
Una storia vera che sembra un romanzo: la narra in agile lingua una ragazza francese diventata in Italia importante operatrice musicale, segue i grandi eventi del festival di Sanremo e conduce programmi a Radio Rai: si presenta con lo pseudonimo Ema Stokholma. In brevi paragrafi è portata avanti una storia cattiva, di esperienze spregiudicate di alcool, spinelli e sesso, mossa da una situazione di odio di una figlia verso la propria madre chiamata “mostro”, a cui augura la morte perché la picchia in continuazione, la controlla in tutto, le fa violenza psicologica. Subisce tutto per evitare di aggravare i tormenti. La via d’uscita è farsi una vita propria scappando di casa a 15 anni. Ema riesce in mezzo a tante sbandate e sofferenze a trovare la forza di resistere e di esprimere con successo le proprie attitudini. Ma non è perversa, non è priva di valori, è vittima dell’indifferenza di un padre che abbandona la famiglia, della malattia psichica della madre lasciata senza cure e aiuto da parte della comunità, della solitudine in cui sono lasciati fin dall’infanzia lei e il fratello. L’autrice, in sintonia con la canzone “Freedom” di George Michael vuole “la libertà di essere chi siamo e di amare chi vogliamo”. Vengono riflessioni per tutti: giudicare dalle apparenze o compiacersi di farsi i fatti propri esclude la capacità di comprendere le persone nelle loro fragilità. Sono i sentimenti che possono cambiare la vita e rendere liberi e felici gli esseri umani che vogliono ascoltare il proprio cuore purificandolo anche con un gorgo di lacrime, quelle che Ema versa accanto alla madre morta, che in realtà aveva sempre amato.

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