La transumanza in Lunigiana tra tradizione e novità

In questi giorni i pastori sono in partenza per l’alpeggio estivo. Un mestiere faticoso ed impegnativo, sempre più di nicchia, ma che viene fatto con grande passione. Intanto si segnala l’aumento della presenza del lupo.

Un gregge parte per la transumanza
Un gregge parte per la transumanza

Sta per tornare l’estate e, insieme a lei, anche l’antica pratica della transumanza con i greggi che, proprio in queste settimane, stanno risalendo di quota per raggiungere le ampie distese erbose dove l’erba è più buona e l’aria più pulita. In Lunigiana, la pratica della transumanza resiste anche se ormai è svolta solo da pochi pastori che, silenziosamente, con sole, pioggia e vento, si spostano a giugno dalla pianura alla montagna per poi, tra settembre ed ottobre, percorrere l’itinerario inverso dalla montagna alla pianura. Una pratica che affonda le sue radici nella tradizione e nelle usanze di generazioni del passato ma che, però, è diventata sempre più di nicchia sebbene sia stata recentemente inserita dall’Unesco tra i “patrimoni immateriali” dell’umanità.

Il pastore Franco Piagneri Seratti
Il pastore Franco Piagneri Seratti

“Non c’è dubbio che per fare questo mestiere sia necessaria la passione, altrimenti non si va avanti” ci confessa Franco Piagneri Seratti, allevatore pontremolese, che ogni anno, con l’arrivo della bella stagione, parte dalle sue stalle di Versola con le sue pecore (“quest’anno sono 170”) per inerpicarsi lungo le strade che conducono ai prati di Logarghena, che nella bella stagione si trasformano in un affascinante tappeto di fiori. Uno scenario naturalistico paradisiaco e rilassante ma che soprattutto permette agli animali di trovare pascolo in abbondanza. Lì il suo gregge pascola per alcuni giorni, per poi restare nell’area attorno al Passo del Cirone. Un percorso che si ripete uguale ogni anno “in Lunigiana la pratica della transumanza è rimasta pressapoco identica a quella che si faceva decenni fa. Non esiste, come in altre zone, l’ipotesi di caricare gli animali su dei furgoni per portarli direttamente nelle zone di alpeggio. Forse, l’unica differenza, è che per trovare dei buoni pascoli non è necessario andare sino a monte e si trovano zone per lasciare brucare le pecore anche nelle zone di metà costa. Comunque per noi resta fondamentale il percorso a piedi, anche perchè il viaggio non è eccessivamente lungo”.

Giancarlo Boschetti con il suo gregge
Giancarlo Boschetti con il suo gregge

Eh sì, l’iconico passaggio del gregge con gli squillanti rumori dei campanacci è ancora il simbolo tangibile della partenza della transumanza in Lunigiana. Come ci ricorda con un sorriso Giancarlo Boschetti e come del resto possiamo testimoniare noi stessi dopo aver ascoltato il sottofondo sonoro della nostra conversazione telefonica fatto di belati e campanacci: “Ognuna delle pecore porta al collo un campanaccio scelto con cura – racconta Boschetti – una consuetudine utile durante la transumanza sia per sentire dove si spostano gli animali, sia per fare in modo che sui monti spaventino le vipere con il loro suono”. Boschetti deve effettuare un percorso più lungo ed articolato di quello del suo “collega” pontremolese. Partenza da Tavernelle, nel comune di Licciana, per poi portare le greggi dall’altra parte del crinale, in territorio emiliano. La prima tappa di questo viaggio è al Passo del Lagastrello dove il gregge si può fermare a pascolare per alcuni giorni (“solitamente 5 o 6. Dipende anche dal tempo”) per poi proseguire sino alla destinazione finale: dopo il Passo della Colla, sul Monte Navert, a quota 1.700 metri. Qui Boschetti resta “almeno fino a fine settembre. L’anno scorso sono rimasto fino al 15 ottobre, ritornando a casa un unico giorno: il 16 agosto in occasione di San Rocco, patrono di Tavernelle”. Una vita dura e solitaria ma che a Boschetti non pesa “come dico sempre per fare il pastore bisogna avercelo nel sangue, nelle vene. Ed io porto dentro quella stessa passione che ha animato mio padre e mio nonno, entrambi pastori e da cui ho imparato i segreti di questo mestiere”.

Un gregge in partenza per la transumanza
Un gregge in partenza per la transumanza

Una professione che non conosce pause e giorni festivi ma che regala momenti di straordinaria bellezza e di contatto con la natura “il panorama che c’è su quei pascoli è un regalo straordinario per gli occhi”. Ed infatti, a volte Boschetti prende simpaticamente in giro un suo collega che si mette a sfogliare un libro “piantala di leggere, gli dico, devi goderti un panorama del genere”. Alla domanda se e come sia cambiata la transumanza, Boschetti indica due elementi: il primo è che “c’è più pascolo a disposizione, soprattutto per la diminuzione di pastori e di greggi nel nostro territorio”. Il secondo aspetto è invece legato “ad una maggiore presenza del lupo. Ed infatti il gregge deve essere costantemente seguito e protetto”. E c’è poi un’altra questione sul tappeto; è vero che ci si sono più pascoli disponibili ma allo stesso tempo i pascoli stanno diminuendo, inghiottiti dalla boscaglia “stanno avanzando sempre di più le faggete – conferma Boschetti – sarebbe importante pulire le aree di pascolo dalle prime falci della boscaglia”. E la situazione è addirittura drammatica in Logarghena “negli ultimi decenni si è praticamente dimezzata l’area dei Prati” sottolinea Piagneri Serratti. La risposta sul come vada la situazione sul piano economia è praticamente identica “si sopravvive – dice Piagneri Serratti – anche se deve dire che negli ultimi anni c’è stata una riscoperta dei prodotti tipici e naturali, e questo ci ha senza dubbio agevolato”. Concetto condiviso da Boschetti “è molto apprezzato il nostro pecorino fatto con latte di pecore Massesi ed anche la nostra ricotta”.

(Riccardo Sordi)

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