La rivoluzione non violenta della chitarra elettrica

Nel 1931 Adolph Rickenbaker pone le basi per la creazione dello strumento cult della musica rock

La Rickenbacker 360 a 12 corde. Questo modello venne utilizzato anche da George Harrison negli anni Sessanta

Spesso utilizziamo gli oggetti e gli strumenti senza chiederci come siano giunti a noi; ciò che li caratterizza è soprattutto l’idea originaria, quella che ha dato il via all’innovazione. Soffermiamoci su alcuni strumenti musicali, ad esempio, una grande invenzione fu quella di Laurens Hammond (1875-1973) che progettò quel tipo di organo dal suono inconfondibile che da lui prende il nome: Hammond appunto. La necessità di dare volume ad uno strumento che per sua natura non poteva competere con strumenti dotati di una potenza di suono ben maggiore, ha portato invece alle chitarre elettriche. Le prime amplificazioni risultarono insoddisfacenti e dunque si doveva trovare il modo di… elettrificare in modo adeguato uno strumento che si stava inserendo in ambiti musicali più ampi.
Novanta anni fa, nel 1931, fu Adolph Rickenbaker ad escogitare un meccanismo – il pick up – che consentiva di amplificare il suono di una chitarra acustica. Il liutaio svizzero, divenuto poi statunitense, studiò il modo di trasformare in impulsi elettrici le vibrazioni delle corde, tramite uno strumento elettromagnetico: nasceva, così, la sua Frying Pan Guitar, l’antenata di tutte le chitarre elettriche. Rickenbaker diventerà un marchio importante (fu scelta da John Lennon) ma quella geniale intuizione venne sfruttata soprattutto da Gibson, già impegnato nella ricerca in quel settore nei primi anni venti del secolo scorso.

La Gibson BB King “Lucille”

A lui si deve l’avvio della produzione di chitarre elettriche: nel 1935 mette sul mercato la ES 150. In breve tempo si assiste a diversi tentativi di amplificare chitarre acustiche; nel 1941, Les Paul (che darà il nome ad un famoso modello di Gibson) lavorerà per risolvere problemi di feedback sonori generati dalle chitarre acustiche elettrificate. Il percorso costruttivo è ormai definito e verso la fine degli anni Quaranta ecco affacciarsi sulla scena dei costruttori Leo Fender con una “solid body”, cioè una chitarra il cui corpo è costituito da una tavola di legno sulla quale sono sistemati due pick up. Gibson e Fender diventeranno i due marchi più prestigiosi; una vera e propria rivalità, come quella che contrapporrà i Beatles ai Rolling Stones. Les Paul (Gibson) e Statocaster Fender), i modelli di punta delle due case, si distinguono per il suono: più caldo, profondo, corposo la prima, più graffiante, squillante, dinamico la seconda. Les Paul sarà scelta da Jimmy Page dei Led Zeppelin e da Pete Townshend degl Who, la Stratocaster da Jimy Hendrix, Eric Clapton, Blackmore, Gilmour, Knopfler. Alcuni chitarristi sono poi diventati tanto famosi da dare il proprio nome a un modello particolare di chitarra.
Così Gibson produce il modello ‘Lucille’, in omaggio al chitarrista blues B.B. King, mentre Fender dedicherà un modello di Stratocaster a Mark Knopfler e un altro – ‘Blackie’ – a Eric Clapton; ma sono molti i chitarristi dei quali si può leggere il nome sulla paletta della chitarra. I due marchi hanno attraversato in questi ultimi anni momenti non facili, rischiando il fallimento, ma nel tempo rimangono ancora punti fermi nella storia degli strumenti musicali e in particolare delle chitarre elettriche.
Quando, tanti anni fa, i ragazzi iniziavano a suonare, Gibson e Fender erano il sogno irraggiungibile, chitarre da meritare, mentre i più dovevano accontentarsi, quando andava bene, di una Eko. Oggi non è più così e fra sogno e realtà non c’è più alcuna differenza.

Fabrizio Rosi

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