Franco Battiato  genio indiscusso  della musica d’autore

Un impegno civile e sociale espresso in alcune delle sue composizioni più note, da “Povera patria” a “Radio Varsavia”

Franco Battiato (1945 – 2021)

Chissà che effetto avrà fatto, da lassù, a Franco Battiato vedere tutto questo affannarsi di dichiarazioni da parte di vari politici al suo capezzale, per omaggiare il geniale compositore siciliano all’indomani della sua scomparsa. Certo che, a differenza di tanti suoi colleghi coevi, l’impegno politico aveva solo sfiorato il cantante, da sempre schivo a issare bandiere. Ma questo non gli ha certo impedito di manifestare il suo pensiero, in maniera libera, capace di ironia e di arguzia. Provocatore, sperimentatore di stili, ha combinato tra loro generi musicali creando un linguaggio che lo ha reso unico.
Alcuni dei suoi brani sono entrati ormai nella storia del costume come quelli racchiusi nell’album capolavoro “La voce del padrone”, primo tra tutti il celeberrimo “Centro di gravità permanente”, e poi ancora “Voglio vederti danzare”, “Bandiera bianca”, “La cura”. Franco Battiato è stato un indiscusso genio, che con la sua impronta ha permesso alla musica italiana d’autore di raggiungere nuove vette: superando, da un lato, la stagione cantautorale e dall’altro le melodie sanremesi sdolcinate, offrendo uno strano ed equilibrato mix di musica classica, di elettronica e di pop. Uno sperimentalismo costruito su melodie immediate e canticchiabili, ma anche con una continua ricerca e innovazione del suono.

Comunque Battiato, anche senza una netta militanza politica, ha senza dubbio manifestato il suo impegno civile e sociale, soprattutto attraverso le sue canzoni.
Ed analizzando i brani più impegnati, è impossibile non citare praticamente tutto il testo di “Povera patria”, del 1991. (“Schiacciata dagli abusi del potere / Di gente infame, che non sa cos’è il pudore / Si credono potenti e gli va bene quello che fanno / E tutto gli appartiene”). La canzone è un brano profetico che divenne simbolo di quel momento storico critico per l’Italia. Infatti l’anno successivo, nel 1992, il paese fu travolto dallo scandalo delle tangenti dell’inchiesta “mani pulite”. Il brano diventò quindi il racconto di un paese sull’orlo del collasso morale: il testo del cantautore funse da denuncia sociale, ma anche da cassa di risonanza del forte disinteresse (disprezzo?) provato dai cittadini nei confronti della classe politica. Nel pezzo, il maestro siciliano riesce a far convivere critica spietata e speranza: da un lato ci sono i “governanti perfetti e inutili buffoni” che fanno affondare “nel fango lo stivale dei maiale” con l’attesa che tutto questa “cambierà. Si può sperare che il mondi torni a quote più normali”.
Ma la sfiducia nella classe politica da parte di Battiato, lo ritroviamo già nel decennio precedente in “Bandiera bianca” del 1981: “Quante squallide figure che attraversano il paese / Com’è misera la vita negli abusi di potere”. 
Una critica corrosiva che è riscontrabile anche nei primi versi di “Up Patriots to Arms”, del 1980: “E non è colpa mia se esistono carnefici / Se esiste l’imbecillità / Se le panchine sono piene di gente che sta male”.
Un altro esempio dell’impegno sociopolitico di Battiato è rappresentato dal brano “Radio Varsavia” che fa riferimento alla repressione in Polonia nei primi anni ’80: “E i volontari laici / Scendevano in pigiama per le scale / Per aiutare i prigionieri / Facevano le bende con lenzuola / Per aiutare i disertori / E chi scappava in occidente”.
Ma non mancano anche riferimenti più contemporanei ed internazionali. Con “Ermeneutica”, brano del 2004, Battiato si scaglia contro il fanatismo descritto come una “mostruosa creatura” e come un “virus”. E fa una critica tutt’altro che velata all’allora presidente Usa George W. Bush: “Gli stati servi si inchinano a quella scimmia di presidente / S’invade si abbatte si insegue si ammazza il cattivo / Si inventano democrazie”.
Ma non c’è dubbio che l’excursus artistico di Battiato sia connotato soprattutto dalla ricerca del trascendentale e del sapere spirituale.
Alla continua ricerca di quel “cinghiale bianco”, metafora per spiegare il proprio rifiuto alle contraddizione di un mondo moderno che sembra aver perso ogni punto di riferimento, in particolare dal punto di vista spirituale.
(r.s.)