Un variegato campionario meteo nella seconda settimana di marzo

Nella settimana che ci si appresta a commentare, si sono susseguite coppie di giornate dalle caratteristiche simili nello stato del cielo e in altri fenomeni, mentre il settimo giorno (lunedì 15) ha visto il ritorno del cielo in prevalenza sereno; stessa disposizione del tempo di martedì 16.
Poche nuvole e aria, però, ancora fosca, avevano accompagnato lo svolgersi di martedì 9 e mercoledì 10: più ventoso il primo e con atmosfera tendente a passare dalle ventilate ore notturne e diurne a quelle calme della serata il secondo dei due giorni.
Il grigiore accomunava, invece, giovedì 11 e venerdì 12, insieme al vento di libeccio, con freddo più sensibile l’11 divenuto poi più temperato il 12. Pioviggine e piovaschi facevano da contorno alla copertura nuvolosa, con deboli apporti complessivi, eccetto sulle Alpi Apuane e sul tratto lunigianese più orientale dell’Appennino, dal passo del Lagastrello verso il passo del Cerreto in direzione dell’alta Garfagnana. La maggiore intensità del vento marino si verificava nella notte, trascorsa tra folate ad oltre 50 km/h anche nel fondovalle e alle quote più basse.
Le correnti da SW indugiavano pure sabato 13 e nella notte di domenica 14, il duo distintosi per lo stato del cielo misto; la variabilità di sabato consisteva nel riannuvolarsi deciso dopo le schiarite notturne (di primo mattino, cenno di brina nei campi), fino al cielo coperto del pomeriggio-sera. Quest’ultimo passaggio frontale si rivelava decisamente blando sull’alta Lunigiana, con rari e deboli piovaschi nella notte e verso le 11,30, mentre dalle 10 era insorto il maestrale a suon di raffiche.
Altro ‘governo’ operavano i minacciosi nembi raccoltisi sulla Lunigiana orientale, dove rovesci, anche grandinigeni e a sfondo temporalesco, si spargevano tra i comuni di Fivizzano, Casola e Fosdinovo. Dopo mezzodì, l’impeto delle correnti da NW faceva piazza pulita dai monti al mare, pennellando il cielo di fracto-cumuli residui. L’aria diveniva secca e gli igrografi a capello, soggetti alle ben note imprecisioni agli estremi del campo di misura, andavano fuori scala in presenza di tassi di umidità relativa crollati anche sotto il 15%.
La strapazzata eolica, efficacissima nel restituire un orizzonte puro, limpidissimo, si concedeva il riposo notturno – fatto che accade molto spesso con il maestrale, più di rado con la tramontana, solita soffiare notte e giorno senza particolare predilezione di orario – e anche quello diurno perché, lunedì 15, era la brezza di valle a prevalere, rinvigorita dal vento sinottico.
Il cielo sereno a riserva di pochi cumuletti, la calma notturna e l’aria secca determinavano le consuete escursioni termiche sia lunedì 15 che martedì 16, ma senza eccessi (lo sbalzo tra temperature minime è massime si è tenuto sotto i venti gradi, passando comunque dalle gelate dell’alba ai 15-16°C del primo pomeriggio). Martedì 16, diversamente dal giorno prima, è tornata a soffiare ventilazione settentrionale a partire dalle 9 antimeridiane. La vista si è mantenuta nitidissima.
Da giorni, le emissioni modellistiche hanno ipotizzato un ritorno d’inverno o, come si suol dire, il classico colpo di coda della stagione fredda. Inquadrato a poco a poco, a tentoni, ora visto più intenso a ovest ora a est dell’Italia, verrà infine previsto nei suoi effetti a seconda delle regioni interessate e del ‘giro dei venti’ che si instaurerà: questo è compito degli aggiornamenti delle previsioni, che supereranno quelle riportate di seguito.
Vada come vada, c’è da rilevare che, statisticamente, la parte centrale di marzo è solitamente la meno perturbata, mentre la prima decade e soprattutto la terza sono più agitate e anche più piovose: la terza, si può aggiungere, anche in virtù delle note ‘tempeste equinoziali’.
Non è detto, beninteso, che tale andamento medio sia da dare per scontato ogni anno: presto si vedrà l’edizione ‘finale di marzo 2021’ alla resa dei conti.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

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