La gabella del sale toscano in Lunigiana

Alessandro Malaspina fu autore di una “Memoria” indirizzata a Girolamo Maraffi

Il versante toscano dell’Appennino visto dal monte Valoria; in primo piano un termine di confine del XIX secolo tra il Ducato di Parma e il Granducato di Toscana.

Rovistando tra volumi impolverati è venuta in mano una “Memoria di Alessandro Malaspina sulla gabella del sale toscano in Lunigiana”, presentata da Manfredo Giuliani. Il navigatore Alessandro si ritirò a Pontremoli per ragioni familiari, una fu la lite patrimoniale col fratello Luigi, che si era costruito nel 1805 il palazzo che ancora oggi porta sulla facciata in via Malaspina il mordace epigramma “Non dir di me se di te non sai. Pensa di te poi di me dirai”.
Alessandro in silenzio sopportò questa nuova sventura, assistito fino alla morte dall’amico Antonio Ricci che disegnò anche il ritratto, non fu però estraneo alle vicende del tempo, ha lasciato manoscritti con riflessioni e giudizi sulla nuova situazione politica e amministrativa della Lunigiana per effetto delle campagne militari di Napoleone, si interessò di questioni tributarie e municipali illustrando le condizioni economiche e sociali provocate dalla “brusca instaurazione repubblicana portata in paesi poveri o ancora feudali”.
Nella “Memoria” indirizzata a Girolamo Maraffi ministro del sale in Pontremoli, presenta un progetto e lo illustra con notizie statistiche, economiche, demografiche su un complesso regionale staccato completamente dalla Toscana, l’autografo sta nell’Archivio familiare Giuliani-Maraffi insieme con molte altre carte sulla gabella del sale in età napoleonica. Manfredo attinge ad esse e conferma tipico della Lunigiana “il distacco tra la sua vita economica e sociale e le sue vicende politiche”.
Il commercio del sale nella Lunigiana medicea e asburgo-lorenese si era svolto in piena indipendenza, da Firenze non avrebbero potuto governarlo per le distanze, i costi di lunghi e impervi trasporti, le discontinuità politiche e le relative dogane e cambi monetari. L’amministrazione granducale lasciò svolgere con profitto finanziario nel Pontremolese e nel Bagnonese un commercio con gli Stati vicini.
Il sale toscano era ricercato, arrivava anche in Lombardia e Piemonte. Il governo per favorirlo aveva istituito cinque dogane: Pontremoli, Fivzzano, Olivola, Calice, Zeri. La Legge generale del sale di Pietro Leopoldo del 1788 cambiò il sistema e unificò la gabella in tutto il granducato. Vennero poi gli sconvolgimenti napoleonici, nel 1808 tutto ancora cambiava quando la Lunigiana intera (tranne il ducato di Massa e Carrara) fu aggregata al Dipartimento degli Appennini e annessa all’impero francese.
Già dal 1805 per dissapori tra funzionari erano stati annullati i patti tra Ducato di Massa e Toscana, la quale faceva sbarcare i sali per la Lunigiana sulla spiaggia di Massa, trasportati a destinazione “per via di soma con le dovute e prescritte precauzioni”, nota il Malaspina che fornisce anche quantità di merci e gabelle. Per evitare il transito sul territorio ligure di Sarzana che praticava alte tariffe doganali, era stata sempre preferita la via di Carrara e della collina (Castelpoggio, Ceserano, Soliera con diramazione per Fivizzano, Monti, Merizzo, Bagnone, Pontremoli; da Terrarossa era la diramazione per la val di Vara).
La Toscana dovette far sbarcare a Pietrasanta il sale per la Lunigiana pagando il diritto di transito a Massa; negli ex-feudi malaspiniani rimase in vigore ma con singole diverse tariffe e Alessandro scrive che nella molteplicità di strade non è difficile evitare una gran parte di dette Gabelle, calcola perdite e guadagni, valuta in 20 libbre il consumo annuo pro capite dei circa 6omila abitanti di tutta la Lunigiana, a cui si deve aggiungere il sale per i salati di maiale. Gli ex-feudi per la loro miseria e località non sono capaci di alimentare verun sistema daziario e si provvedono di sale quando e dove possono.
Con gli Stati confinanti c’erano stati scambi vantaggiosi, ma quando la Liguria fu aggregata alla Francia i dazi triplicarono e il Malaspina prevede cambiamenti di flussi di mercato, propone riforme, fa ipotesi di rendiconti contabili, stimati sulle monete parmigiane o genovesi, perché la moneta fiorentina non circolava in val di Magra.

La libera circolazione dei grani per liberare dalla morte per fame

La libera circolazione delle merci è stata una parziale e difficile conquista promossa da sovrani “illuminati” del Settecento, tra questi Maria Teresa d’Asburgo, imperatrice in Lombardia, e suo figlio Pietro Leopoldo granduca anche di Fivizzano, Bagnone, Filattiera, Pontremoli, che ha come merito supremo l’aver abolito per primo nel mondo la pena di morte e la tortura con “legge perpetua” del 30 novembre 1786,  giorno oggi della “festa della  Toscana”. Tra altre significative riforme, a cui contribuirono anche due funzionari pontremolesi, Stefano Bertolini e Francesco Seratti, nel 1781 ci fu l’unificazione delle dogane e delle tariffe, che fece perdere a Pontremoli la congiuntura favorevole che le aveva dato floridezza economica e arricchimento architettonico ed artistico. Nel  1788 venne la legge specifica sul sale che tolse alla Lunigiana toscana i diritti di transito dell’indispensabile prodotto per l’alimentazione umana e animale e anche il contrabbando. 
Molto importante fu nel 1767 la legge generale che rendeva libero il commercio dei grani, curata dal granduca su progetto di Pompeo Neri, già autore in Lombardia di un nuovo censimento dei beni contro l’evasione fiscale. Poter comprare il grano fuori dei confini in un’Italia frammentata in tanti stati fu una soluzione formidabile contro le carestie e gli assedi. La politica del libero scambio non è sempre praticata: ci sono prodotti vincolati da controlli e interessi da parte dei privati, ne vediamo bene gli effetti nel mercato odierno dei vaccini, e da parte degli Stati che fanno protezionismo aumentando con tariffe doganali il prezzo delle merci estere concorrenti oppure mettono l’embargo come sanzione contro paesi nemici o violatori di diritti. Nel Novecento le due guerre più distruttive della storia ebbero origine da nefaste ideologie e da tre terribili sistemi: imperialismo, colonialismo, nazionalismo. Per sconfiggerli nacque la Comunità europea con mercato unico delle merci, allargato alla libera circolazione dei cittadini dell’Ue in vista di una necessaria integrazione politica, amministrativa, economica, ancora da costruire in modo pieno ed efficace. 

(Maria Luisa Simoncelli)

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