Raddoppio Pontremolese: arriva il commissario, non i finanziamenti

La ferrovia Parma-La Spezia esclusa pure dal Recovery Fund

Sotto il decreto niente: è giocando con il titolo di un film di successo degli anni 80 che si possono definire con efficacia gli effetti dell’Atto del governo con cui la ferrovia Pontremolese era stata individuata tra le opere pubbliche di elevata complessità progettuale per le quali il decreto “sblocca-cantieri” del giugno 2019 prevedeva il commissariamento. Dopo un cambio di esecutivo e mesi di tensione tra le forze politiche, il decreto è stato finalmente inviato alle Camere: 58 le opere da commissariare, tra queste anche la ferrovia Parma–La Spezia, per la quale è stato individuato come commissario il dirigente di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) Mariano Cocchetti. A lui il governo affiderà il potere di operare in deroga al codice degli appalti per velocizzare l’avvio dei lavori. Con un non trascurabile particolare: le risorse finanziarie per aprire i cantieri non ci sono. A dirlo è lo stesso Atto del governo: per completare interamente il raddoppio servono 2.304 milioni di euro. A disposizione, per ora ce ne sono 96: una parte di questi, 12 milioni, sono la quota 2021 dello stanziamento di 170 milioni – spalmato in 12 lunghi anni – previsto dal decreto “Rilancio” della scorsa primavera per ricostituire i fondi per il raddoppio Parma-Vicofertile; gli altri 84 sono fondi del Ministero delle Infrastrutture. In sintesi: date le risorse al momento disponibili, nei prossimi mesi, forse anni, non aprirà nessun cantiere nei tratti ancora a binario semplice, né, tanto meno, per scavare il tunnel di valico.

Un tratto della Pontremolese
Un tratto della Pontremolese

Nonostante ciò, le reazioni del mondo politico e produttivo locale sono sorprendenti: per il deputato Cosimo Ferri (Iv) “il nuovo decreto prevede finanziamenti importanti”; l’onorevole Martina Nardi (Pd) ha dichiarato: “Contatterò personalmente il nuovo commissario per poter seguire da vicino l’evoluzione e la concretizzazione di un progetto atteso da molti anni”. Andrea Fontana, presidente degli spedizionieri del porto della Spezia, ha asserito che “il definitivo completamento può diventare realtà grazie a uno stanziamento onnicomprensivo delle opere da realizzare”; il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale della Spezia e Marina di Carrara, Mario Sommariva, si è spinto a parlare di “certezza dei finanziamenti”. Tutto ciò nonostante neanche nel piano europeo Next Generation EU siano previsti finanziamenti per un’opera che strategica la è non dalla settimana scorsa, ma dal 1980. L’ultima bozza del piano per spendere i 209 miliardi riservati all’Italia, infatti, è stata pubblicata il 12 gennaio e tra le infrastrutture da finanziare la Pontremolese non c’è. Se si pensa che i territori che più spingono per completare il raddoppio erano rappresentati ai massimi livelli decisionali sulle opere pubbliche – dalla Ministra delle Infrastrutture, la piacentina Paola De Micheli (Pd), alla presidente della Commissione Trasporti della Camera, la spezzina Raffaella Paita (Iv) – si intuisce perché su questo argomento, alle dichiarazioni di giubilo si siano preferiti eloquenti silenzi. (Davide Tondani)

Dai fondi europei 41 milioni per i porti di Spezia e Carrara

Il porto di Marina di Carrara
Il porto di Marina di Carrara

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – questo il nome ufficiale del documento che il governo presenterà alla Commissione Europea per accedere ai 209 miliardi di fondi di Next Generation EU – pur non includendo la Pontremolese tra i progetti da finanziare, riserva positive notizie per i porti di Marina di Carrara e della Spezia, dal 2016 riuniti nell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale. Lo scalo spezzino, una realtà che nel 2019 ha movimentato 1,41 milioni di TEU (l’unità di misura dei container) e registrato il transito di 623 mila croceristi, sarà oggetto di interventi di “aumento della capacità portuale”. Si tratta di 30,7 milioni di euro che verranno impiegati per l’elettrificazione delle banchine del molo crociere, che verrà ammodernato in modo tale da potere ospitare l’accosto di due grandi navi su Molo Italia. Da un lato, con questa opera, La Spezia punta decisamente sull’indotto croceristico come uno dei suoi volani di sviluppo dell’era post-militare. Dall’altro, l’elettrificazione consentirà di erogare energia alle grandi navi in sosta, che attualmente mantengono i motori accesi per alimentare tutti i servizi a bordo di queste città galleggianti; un problema enorme, dato l’impiego come carburante di olio combustibile pesante le cui emissioni, facilmente riscontrabili a livello olfattivo sulla terraferma spezzina, sono oggetto di vivaci contestazioni, anche per l’elevatissimo livello inquinante che vanifica qualsiasi politica anti-smog implementata in città. Marina di Carrara, 81 mila TEU e 26 mila croceristi, ma in forte ascesa con le merci sfuse (soprattutto marmo e turbine dell’industria meccanica Baker Hughes) per una quantità di 3 milioni di tonnellate movimentate nel 2019, rientra tra gli interventi di “accessibilità marittima”. Secondo fonti di stampa, la somma destinata al porto apuano è di 10,7 milioni di euro, che finanzieranno uno dei quattro lotti del “waterfront”, un progetto di ampliamento del porto e di riqualificazione delle aree di accesso allo scalo e della passeggiata sulla diga foranea. Un progetto fortemente osteggiato dalle forze ambientaliste per il suo impatto sulla foce del Carrione e possibili effetti erosivi sul litorale ma da anni entrato nel Piano Regolatore Portuale. (d.t.)

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