Una collana per esplorare le questioni dei diritti dell’uomo

46libroAlfredo Bassioni pontremolese, docente universitario e avvocato, ideatore degli incontri del Salotto d’Europa, esordisce come direttore della collana Diritti e Libertà col saggio dal titolo impegnativo che parla della Costituzione redatta per governare l’avventura dannunziana della Reggenza del Quarnaro 1919-’20. La Charta Quarnerina ebbe un primo testo predisposto dal socialista rivoluzionario Alceste De Ambris di Licciana Nardi e un secondo da D’Annunzio. Il saggio (La Charta Quarnerina. Mitopoiesi e innovazione del “Corpus separatum” Firenze, Francesco Corsi editore, 2019) analizza il complicato contesto storico di Fiume, corpo separato con ampia autonomia del Regno d’Ungheria, nato nel 1867 ma in unione personale con l’imperatore d’Austria.
Incerta la situazione della città dopo la Grande Guerra, occupata da croati e poi dal Consiglio Nazionale Italiano, ma il nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni e il presidente Wilson degli Stati Uniti in base al principio dell’autodeterminazione dei popoli non volevano l’assegnazione di Fiume all’Italia. In questa incertezza il 12 settembre 1919 D’Annunzio avvia la marcia dei Legionari su Fiume, organizza una Repubblica del Carnaro di cui si fa Comandante.
“E’ una democrazia diretta che ha per base il lavoro produttivo – osserva Bassioni – e come criterio organico ha le più larghe autonomie funzionali e locali” per garantire l’armonia sociale: tutti i cittadini sono sovrani e uguali, a prescindere da sesso, razza, lingua, ceto sociale, religione, è a favore del diritto di voto alle donne. Riconosce però maggiori diritti ai produttori perché considerati “compiuti cittadini” in quanto producono assiduamente la ricchezza comune e creano la potenza comune. Riconosce l’organizzazione del lavoro manuale e intellettuale in Corporazioni come “le più solide colonne della struttura statale”. Queste di Fiume sono Corporazioni che rimandano inevitabilmente a quelle del regime fascista teorizzate da Ugo Spirito che bloccheranno la dialettica sindacale a tutela degli operai.
“Farina del sacco di un sindacalista (De Ambris) la Carta di Fiume mette il lavoro sul piedistallo, ma “non c’è ombra di soggezione all’idolo privatistico” pertanto “lo Stato non riconosce la proprietà come il dominio assoluto della persona sopra la cosa, ma la considera come la più utile delle funzioni sociali”. Quest’ultimo concetto è in sé vero, ma può essere limitato artificialmente dal potere politico. La questione del possesso e uso della proprietà privata e della redistribuzione della ricchezza è di stretta attualità, è anche nell’enciclica “Tutti fratelli”, nel solco storico delle idee sociali della Chiesa e dell’art. 42 della nostra Costituzione repubblicana.
L’intricata vicenda di Fiume si chiude col trattato di Roma del 1924 che sancisce il passaggio definitivo di Fiume al Regno d’Italia. L’occupazione dannunziana di Fiume non si consolidò in una forma di Stato indipendente e sovrano – mette in evidenza il libro – pertanto “non ci sembra possibile inquadrare gli arditi-legionari come legittimi combattenti, ma come truppe irregolari o semplici insorti”, come uscocchi corsari che rapinarono e sabotarono navi in Adriatico per rifornirsi. L’esercito italiano intervenne per ristabilire l’ordine come pattuito col trattato di Rapallo, non fu guerra civile.
Il saggio di Bassioni offre utili documenti e analisi critiche e conclude con l’osservazione amara e molto discutibile che, coi dovuti adattamenti, la Charta Quarnerina potrebbe essere “modello alternativo a quello attuale, che schiaccia il singolo e polverizza ogni sentimento di comunità”.

Maria Luisa Simoncelli

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