Ha preso il via ad Assisi il movimento voluto dai giovani
Il sottotitolo è ambizioso, “dare un’anima all’economia globale”, perché “The Economy of Francesco”, non è stato solo un evento, ma ha instaurato un processo pensato per dare la possibilità a giovani imprenditori, changemakers (alla lettera: costruttori di cambiamento) ed economisti di tutto il mondo di potersi conoscere, confrontare ed esprimersi sui grandi temi dell’economia globale.
Così, dal 19 al 21 novembre ad Assisi ha preso il via un movimento di giovani che vivono in tutto il mondo per una economia più giusta, inclusiva e sostenibile, tanto da far definire questo appuntamento “l’altra Davos”. La situazione di emergenza ha spinto gli organizzatori a gestire l’iniziativa (che doveva svolgersi in presenza a marzo) “a distanza”, in modalità streaming aperta a tutti.
La città di Assisi ha comunque ospitato la regia dell’incontro, in diretta dai luoghi cari alla spiritualità francescana. Il programma è stato caratterizzato da lavori di gruppo, sessioni plenarie e parallele con alcuni relatori ospiti, momenti di spiritualità francescana, spettacoli artistici, visione di mostre.
Il messaggio dei giovani affidato
ai dodici punti della dichiarazione finale
“Noi giovani economisti, imprenditori, changemakers del mondo, convocati ad Assisi da Papa Francesco, (…) vogliamo mandare un messaggio agli economisti, imprenditori, decisori politici, lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini del mondo”. Inizia così la dichiarazione finale, costituita da dodici punti, che i giovani partecipanti di 115 paesi, hanno sancito al termine dell’incontro. Anzitutto, viene rivolto un appello alle grandi potenze economiche e alle istituzioni economico-finanziarie perché “rallentino la corsa per lasciare respirare la Terra”: al tempo del primo lockdown infatti il rallentamento “forzato” dell’economia globale, ha consentito al pianeta di “tirare il fiato”.
Viene poi auspicata una comunione mondiale delle tecnologie più avanzate e si chiede che venga messo al centro dell’agenda internazionale il tema della custodia dei beni comuni: non siano “scartati” i poveri, gli ammalati, le minoranze e gli svantaggiati di ogni tipo. Per quanto riguarda i lavoratori, viene auspicata una carta condivisa “che scoraggi scelte aziendali solo dovute al profitto e basate sullo sfruttamento dei minori e dei più svantaggiati”.
Forte la richiesta per l’abolizione diretta dei paradisi fiscali e di un nuovo patto fiscale come prima risposta al mondo post-Covid. Si auspica che gli Stati e le imprese si prendano cura di una istruzione di qualità, perché le pari opportunità tra lavoratrici e lavoratori siano autentiche. Non è più tollerabile, infine, la sottrazione di risorse alla scuola e alla sanità per la costruzione di armi e per alimentare guerre. (df)
Hanno partecipato esperti di primo piano, tra cui il premio Nobel Muhammad Yunus ed economisti come Jeffrey Sachs, Vandana Shiva, Stefano Zamagni, Luigino Bruni, Mauro Magatti, Juan Camilo Cardenas, Jennifer Nedelsky, e molti altri. I giovani hanno portato il frutto del lavoro preparatorio di questi mesi sui dodici “villaggi tematici”: ne è emerso un programma denso, tra webconference e testimonianze, ma con lo sguardo rivolto al cambiamento sociale, nell’ottica di interventi concreti per “invertire la rotta” di una economia globale destinata all’implosione su se stessa.
Sulla scia del sogno di Francesco d’Assisi, “va’ e ripara la mia casa”, i partecipanti si sono impegnati con una dichiarazione finale per orientare verso l’economia del futuro, ma partendo già oggi, le scelte degli uomini e delle donne del nostro tempo, lacerato dalla pandemia. “Siete chiamati ad incidere concretamente – ha ribadito il Papa nel messaggio finale – per arrivare al cuore e al nucleo dove si elaborano e si decidono i temi e i paradigmi”. “Voi non potete restare fuori da dove si genera il presente e il futuro – ha aggiunto Francesco – o siete coinvolti o la storia vi passerà sopra”.
Ma da dove cominciare in questa impresa? Tutto parte dall’impegno personale e dagli stili di vita dei singoli, ma questo poi si scontra con il limite della frammentazione delle analisi e delle diagnosi dei guai che affliggono l’umanità. Ecco allora che è necessario promuovere una nuova cultura, che apra ad una visione alternativa dell’economia e della politica, che parta dal bene della persona e che non sia improntata al profitto “ad ogni costo” e all’ideologia dello scarto.
“È tempo di osare – ha esortato papa Francesco – per favorire e stimolare modelli di sviluppo, di progresso e di sostenibilità in cui le persone, e specialmente gli esclusi (e tra questi anche sorella Terra), cessino di essere una presenza meramente nominale, tecnica o funzionale per diventare protagonisti della loro vita, come dell’intero tessuto sociale”.
È stato dunque sancito, tra il Papa e i giovani, il “Patto di Assisi”, per rinnovare quel concetto di sviluppo integrale, elaborato dalla Dottrina sociale della Chiesa e testimoniato già da Paolo VI nel 1967 con la enciclica Populorum Progressio, in ordine alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo. Detto in altri termini: umanità è il nuovo nome dello sviluppo. (df)




