Protesta bypartisan contro il reparto Covid all’Ospedale

Un documento sottoscritto all’unanimità dal consiglio comunale. Mentre si registrano casi di contagio e si teme un focolaio 

Sarebbero già 25 i casi di contagio Covid tra operatori sanitari e pazienti all’ospedale. Insomma c’è il pericolo sempre più concreto che il Sant’Antonio Abate si trasformi in un focolaio Coronavirus.

Francesco Mazzoni capogruppo di "OpenPontremoli" e segretario comunale Pd
Francesco Mazzoni capogruppo di “OpenPontremoli” e segretario comunale Pd

A segnalare i rischi della situazione prima il capogruppo consiliare Jacopo Ferri “i posti Covid occupati in medicina sono diventati 22. Altro che i 14 pubblicizzati solo pochi giorni fa in pompa magna. Ovviamente con nessun incremento del personale. L’Azienda continua a giocare sulla sicurezza di operatori e cittadini eccellendo per approssimazione e ritardi”. Subito seguito dal segretario comunale Pd, Francesco Mazzoni, che ha scritto alla direttrice generale dell’Asl Maria Letizia Casani e al direttore di Presidio dell’Ospedale Apuane Giuliano Biselli “mi viene rappresentata una situazione seriamente compromessa presso l’ospedale e, nella specie, presso il reparto di chirurgia. Parrebbe che numerosi operatori sanitari e diversi pazienti abbiano contratto covid-19”.

Il sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini
Il sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini

Insomma una contrarietà bipartisan che del resto è certificata anche dal recente documento in cui, in maniera compatta, tutti e tredici i consiglieri comunali di Pontremoli chiedono che si faccia un passo indietro rispetto alla scelta di installare un reparto Covid al nosocomio cittadino. Secondo i consiglieri l’ospedale di Pontremoli non ha però le caratteristiche per poter garantire la sicurezza di operatori e pazienti, considerate, tra le altre criticità: “l’assenza di un adeguato sistema di zone filtro per pazienti ed operatori, l’assenza di un impianto di ricambio dell’aria, l’assenza di adeguati percorsi distinti per il materiale sporco e per il materiale pulito; l’assenza dei servizi igienici all’interno di ogni stanza di degenza, l’assenza nelle 12 ore notturne del medico dedicato esclusivamente ai degenti del reparto; l’assenza attuale sui turni ordinari di ben 2 unità mediche; l’assenza di personale medico specializzato in: virologia, pneumologia, nefrologia, neurologia, cardiologia, essenziale per trattare questo tipo di pazienti che presentano numerose complicanze; l’assenza di spogliatoi per il personale che prevedano una zona di decontaminazione degli indumenti, un numero adeguato di docce e zona vestizione con indumenti puliti”. Il documento redatto dai consiglieri sottolinea quindi che “l’assenza di investimenti tempestivi e adeguati sull’ospedale di Pontremoli sia una motivazione fondata e sufficiente, insieme alle suddette criticità strutturali, per continuare a considerare l’ospedale di Pontremoli come “no Covid”, adeguato per supportare l’ospedale Apuane nella gestione delle altre patologie”.

Maria Letizia Casani, direttrice generale dell’ASL Toscana Nord Ovest
Maria Letizia Casani, direttrice generale dell’ASL Toscana Nord Ovest

Riflessioni e proteste che però non paiono smuovere la direttrice generale della Usl Toscana Nord Ovest, Maria Letizia Casani dalle sue convinzioni: “Mi pare giusto che l’ospedale di Pontremoli, come tutte le nostre strutture, dia un contributo di solidarietà ai malati Covid. Certamente non possono rimanere sulla barella di un pronto soccorso o a casa. C’era la necessità di ampliare i posti letto. Mi dispiace e mi stupisce questa polemica da parte di molti esponenti delle istituzioni. Si tratta di equità e solidarietà”. (r.s.)

 

 

Medici di famiglia in difficoltà: chiusi anche gli ambulatori, pazienti inviati a Fivizzano
“La chiusura della Medicina per noi è un grosso problema”

Il dottor Paolo Arrighi referente dello studio associato di Pontremoli
Il dottor Paolo Arrighi referente dello studio associato di Pontremoli

“Il reparto di Medicina di Pontremoli chiuso e gli spazi destinati ad ospitare malati Covid? Crea una difficoltà non da poco per non parlare dell’impossibilità di usufruire dei laboratori di diabetologia e cardiologia, tra i più utilizzati da una popolazione anziana come la nostra: far andare i pazienti a Fivizzano per molti è un grosso problema”. Così il dott. Paolo Arrighi commenta la situazione che si è creata dopo la scelta dell’ASL, proprio alla vigilia dell’inverno, stagione nella quale il reparto faceva registrare sempre il “tutto esaurito”. Medico di famiglia e coordinatore di Lunigiana Medica che riunisce i colleghi di medicina generale che hanno organizzato i loro ambulatori nella Casa della Salute in viale Cabrini, Arrighi si chiede: “Ma ne valeva la pena? Ad oggi di fatto nell’ospedale sono rimasti funzionanti alcuni ambulatori negli spazi antistanti la struttura, il tutto per destinare qualche posto letto ai pazienti Covid?”. Posti letto che il direttore sanitario dott. Biselli aveva annunciato sarebbero stati 14 ma che lunedì, secondo quanto comunicato dall’ASL erano diventati ben 22! Il ricovero delle persone infettate da coronavirus in pochi giorni ha messo in difficoltà l’intero ospedale con il rapido diffondersi del contagio tra medici e infermieri di altri reparti; così ora anche ortopedia e chirurgia sono ko; funziona il Pronto Soccorso, ma se è vero che i percorsi di accesso sono differenziati è anche vero che ad utilizzare l’unica radiologia esistente sono entrambe le tipologie di pazienti con tutti i problemi che pone la successiva sanificazione.

L'ingresso dell'ospedale di Pontremoli
L’ingresso dell’ospedale di Pontremoli

“La cura delle patologie ordinarie è molto in sofferenza – continua Arrighi – l’ospedale è nelle condizioni che abbiamo detto, la guardia medica notturna è stata tolta, l’assistenza avviene in gran parte al telefono, giorno e notte. Anche il nostro lavoro è cambiato: sempre meno pazienti in ambulatorio, ma se dobbiamo curare la gente a casa servono più Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) che si rechino dai pazienti, servirebbe organizzare servizi di telemedicina… insomma bisognerà ripensare tutta l’organizzazione”. Intanto si avvia a conclusione la campagna di vaccinazione per l’influenza stagionale, pur tra mille difficoltà: “Nei mesi scorsi si è incentivato tutti a vaccinarsi, poi però sono mancati i vaccini; anche noi abbiamo pazienti ancora in attesa. Contiamo di poter finire in questi giorni, ma solo a condizione che arrivi una ulteriore fornitura”. Novità sul fronte dei tamponi: la Toscana è in difficoltà, se ne fanno troppo pochi e l’ordine è “li facciano anche i medici di famiglia”. Se ne è parlato in un vertice con ASL e Società della Salute: molti gli interrogativi: quali tamponi effettuare (quelli istantanei che però hanno un’affidabilità piuttosto bassa o quelli che vengono comunque processati in laboratorio e richiedono alcune ore per la risposta?), i luoghi dove compiere i prelievi, con quale personale e in quali tempi. Paolo Bissoli

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