Crescono i contagi, servizi sanitari in difficoltà in Lunigiana

Si impennano i numeri. Critica la situazione nelle RSA: almeno un quarto gli ospiti positivi al Covid

Operatori sanitari effettuano i test tramite i tamponi per il Coronavirus.
Operatori sanitari effettuano i test tramite i tamponi per il Coronavirus.

Non è stato un inizio di settimana felice per la Lunigiana: l’impennata dei contagi ha gettato più di un’ombra sull’intero territorio, ogni giorno alle prese con decine – lunedì scorso sono stati 120! – di persone risultate positive. Un dato solo in parte da attribuire ai ritardi nei processi di analisi dei tamponi da parte del laboratorio di Lucca e che ha concentrato soprattutto tra domenica e lunedì i responsi. Così nel fine settimana Pontremoli ha ricevuto la notifica di ben 26 soggetti positivi al Covid19, un buon numero dei quali (9 in totale) giovani under20 e altri 9 tra i 20 e i 60 anni.

Numeri ancora più rilevanti nel resto dell’Alta Lunigiana; ad Aulla i dati hanno fatto scalpore: 76 domenica e 40 nella giornata di lunedì, anche qui con molti giovani tra i contagiati, un’evidenza che ha fatto subito pensare alle scuole prima della parziale chiusura (comunque uno degli ambienti sui quali si concentra l’attenzione e quindi anche l’effettuazione dei tamponi) e a dissennati assembramenti “da movida” che fino alla vigila dell’entrata in vigore della “zona rossa” si sono registrati in alcuni locali pubblici lunigianesi. Di fronte all’evidenza dei numeri il sindaco di Aulla, Roberto Valettini, ha predisposto un’ordinanza con il divieto di fumare nelle adiacenze degli esercizi pubblici aperti al pubblico, la necessità di 180 cm quale distanza interpersonale, l’obbligo da parte dei gestori di supermercati ad igienizzare di continuo i carrelli per la spesa.

La dirigente della SDS, Rosanna Vallelonga
La dirigente della SDS, Rosanna Vallelonga

“I dati della Lunigiana centrale e di Aulla in particolare sono in effetti rilevanti – commenta la dott.ssa Rosanna Vallelonga, direttrice della Società della Salute – mentre abbiamo dati più contenuti nell’Alta Lunigiana che a primavera era stata investita maggiormente dalla diffusione del virus. Tuttavia la situazione di maggior criticità resta quelle delle residenze per anziani, sulle quali stiamo concentrando da tempo la nostra attenzione”. RSA, case famiglia e le altre strutture che accolgono le fasce più anziane e fragili ospitano in Lunigiana un totale di oltre mille persone: di queste un quarto già sono state contagiate dal virus in questa seconda ondata! E con loro anche più di 50 operatori sociosanitari in servizio nelle strutture stesse. I casi più scottanti sono concentrati soprattutto nei comuni di Aulla, Licciana e Podenzana: la RSA “Michelangelo” ha avuto un numero tale da essere entrata in regime di gestione mista con il personale ASL che affianca quello già in servizio; ora è struttura Covid, dove sono stati trasferiti anche ospiti di altre RSA, prima fra tutte la “Villa Rosa” di Albiano. Qui il virus è entrato e si è diffuso rapidamente: 28 ospiti positivi sono stati appunto trasferiti alla “Michelangelo”, mentre ad Albiano ne restano 16. Ma problemi ci sono anche a Podenzana – al “Residence degli Ulivi” e a “Villa Opatija” – e alla “Mater Christi” di Terrarossa. La responsabilità di gestire una situazione sempre più critica ricade così anche sulle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) che fanno la spola fra le strutture supportando il personale in servizio, anch’esso decimato dall’epidemia. Queste Unità, create in primavera e ora “rinforzate”, sono costituite da medico e infermiere e si occupano non solo delle residenze per anziani ma anche di tutti coloro che vengono curati a casa perché giudicati con pochi sintomi. Un problema non da poco, che cresce giorno per giorno visto che sono ormai migliaia in tutta la provincia le persone costrette a casa perché positive.

L'immagine di operatori sanitari che effettuano tamponi nelle case di riposo
L’immagine di operatori sanitari che effettuano tamponi nelle case di riposo

Per affrontare al meglio questa vera e propria emergenza servirebbe molto più personale, ma arruolarne di nuovo è difficile: non si trovano né medici né infermieri, un buon numero di quelli in servizio sono fuori gioco (per tutti il caso del Distretto di Aulla, in grave sofferenza), così ASL e SdS chiudono temporaneamente altri servizi pur di trovare qualche unità di personale. Se la scorsa settimana abbiamo parlato del clamoroso caso del reparto di Medicina dell’Ospedale di Pontremoli chiuso per curarvi i pazienti Covid con il personale già in servizio, questa settimana si registra la chiusura dei punti prelievi di Albiano Magra e di Mulazzo, che vanno ad affiancare quelli già chiusi nel recente passato.

“Si tratta di un provvedimento temporaneo – spiega la dott.ssa Vallelonga – appena sarà possibile riattiveremo almeno quello di Albiano vista la situazione di isolamento della frazione, mentre continua a funzionare il centro prelievi di Zeri in considerazione della distanza dal resto del territorio”. Insomma in attesa che i bandi per il reperimento del personale portino buone notizie ci si arrangia con quello che c’è. Ma le esigenze sembrano crescere ogni giorno che passa; la prossima sfida sarà quella di allestire gli “alberghi” per i pazienti da isolare perché positivi ma anche per quelli che in presenza di pochi sintomi vengono valutari idonei ad essere curati fuori dagli ospedali da tempo in sofferenza. Nel primo caso di parla di “alberghi sanitari” dove gli ospiti vengono visitati quotidianamente dalle Usca: in Lunigiana ne funziona uno nell’agriturismo di Canova ad Aulla. Nel secondo caso si tratta invece di “alberghi assistenziali”: strutture più grandi per ospitare pazienti comunque con sintomi e che necessitano di assistenza medica e infermieristica per tutte le 24 ore; ne dovrebbero essere organizzati almeno uno per ogni provincia ed è possibile che per la nostra venga scelta una struttura alberghiera nell’area di costa, ma nessuna decisione è ancora stata presa.

Paolo Bissoli

Il Napoleon pronto a diventare operativo ma per ora nessuna comunicazione dall’Asl

La facciata dell'Hotel Napoleon
La facciata dell’Hotel Napoleon

“Per ora dall’Asl non ci ha contattato nessuno, ma noi comunque siamo pronti”. Così assicura, Cesare Sozzi, gestore dell’Hotel Napoleon situato in piazza Italia a Pontremoli, il quale ha partecipato al bando indetto dalla Regione Toscana (scaduto lo scorso 28 ottobre) per realizzare all’interno del Napoleon un “albergo sanitario” per ospitare in isolamento tutti i malati di Covid che, in via di guarigione, non hanno al proprio domicilio le condizioni di sicurezza né per se stessi né per i propri famigliari. All’interno della struttura sono disponibili 28 posti letto ma per ora dall’Asl non si hanno ancora comunicazioni ufficiali: “la struttura è già potenzialmente operativa visto che avevamo predisposto l’albergo, seguendo le direttive dell’Asl, già nella primavera scorsa. E siamo comunque eventualmente pronti a qualsiasi ulteriore modifica che l’azienda sanitaria ci chiederà per garantire la sicurezza degli ospiti e del personale”.

Lavori che, almeno nella scorsa primavera, non servirono a granchè, visto che nessun paziente venne poi dirottato nell’albergo pontremolese “sì dopo aver siglato l’accordo abbiamo aspettato qualche giorno ma non abbiamo più avuto comunicazioni, né tantomeno si sono visti malati Covid. Da un lato meglio così, voleva dire che la situazione stava migliorando e non è servito il nostro apporto. Speriamo che si ripeta lo stesso copione anche adesso, comunque noi siamo pronti a dare il nostro contributo”. (r.s.)

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