Bene la raccolta delle olive come qualità e quantità

Soddisfazione in Lunigiana ma si segnala una bassa resa al frantoio, sotto il 10%

Un immagine dell'olio di oliva
Un immagine dell’olio di oliva

Assieme al vino e al miele, senza dubbio l’olio rappresenta uno dei prodotti sui quali l’agricoltura lunigianese ha investito maggiormente negli ultimi anni. E quindi quando arriva ottobre novembre, con la stagione della raccolta e poi della spremitura, ci si gioca molto del lavoro che tante aziende, ma anche tanti che svolgono l’attività in maniera hobbistica, hanno messo in campo durante tutto l’anno. La situazione, provando un po’ a contattare produttori e frantoi del territorio è, come ci è capitato di riscontrare in occasione della raccolta delle castagne, a “macchia di leopardo” con zone in cui c’è stato un significativo raccolto ed altre dove poche olive sono arrivate dalla pianta al mulino. Ma generalmente è stata una buona annata con una produzione in rialzo nella provincia, si parla di circa il +20%, e anche di buona qualità con circa 300 mila piante che assicureranno mediamente una produzione di circa 6-6,5 mila quintali di olio. La primavera mite, senza piogge eccessive ma comunque abbondanti, ha permesso una buona riserva idrica. Il giugno non troppo caldo ha consentito una piena allegagione dei frutti, innescando un bell’aumento di produzione per l’olio toscano. Quasi assente la mosca grazie ad un’estate molto calda.

Francesca Ferrari, Presidente della Coldiretti Massa Carrara
Francesca Ferrari, Presidente della Coldiretti Massa Carrara

Così ci conferma anche Francesca Ferrari, chiamata doppiamente in causa, sia come presidente della Coldiretti che come titolare dell’azienda Ferrari&Lucchetti che si snoda lungo le colline pontremolesi “personalmente ho avuto un buon raccolto e complessivamente nel nostro territorio la raccolta è stata positiva. Anche se (come anticipavamo) ci sono state aree in cui c’è stata un’ottima resa ed altre dove la situazione è stata drammatica. Forse le grandinate e il vento che hanno colpito alcune aree risparmiandone altre possono giustificare questo andamento un po’ particolare”.

Un'immagine dal frantoio Riani di Fivizzano
Un’immagine dal frantoio Riani di Fivizzano

Una situazione che del resto ci attestano anche dal frantoio Riani di Gragnola di Fivizzano, che da generazioni si occupa con passione e professionalità della produzione di olio extra vergine di oliva “sì anche nel fivizzanese si è registrata questa situazione, soprattutto nella zona di Monzone si sono raccolte pochissime olive, mentre in altre aree la raccolta è stata decisamente superiore al 2019”. Olive quest’anno dalla singolare caratteristica “erano anni che non mi capitava di vederle così verdi, di un colore intenso e splendente”. Caratteristiche che indicano l’abbondante presenza di polifenoli, antiossidanti che proteggono l’olio dall’ossidazione, con il prodotto che può essere conservato più a lungo senza che il suo sapore si alteri, ma allo stesso tempo molto buono per la salute.

Lo staff del frantoio Moro a Caniparola di Fosdinovo
Lo staff del frantoio Moro a Caniparola di Fosdinovo

E pazienza, quindi, se la resa (ovvero i litri di olio ottenuti dalla frangitura di un certo quantitativo di olive) non è stata altissima, come ci dice la Ferrari, e come ci confermano dal Frantoio Moro di Caniparola di Fosdinovo “le olive ad inizio ottobre erano ancora acerbe e la conseguenza è stata una resa molto bassa tra il 7 e l’8 %, anche se la qualità del nostro olio è altissima”. In queste ultime settimane la situazione è un po’ migliorata, arrivando attorno al 10% anche se si rimane lontani dall’abituale fascia di 13-14%. Comunque anche da Fosdinovo c’è un moderato ottimismo sulla raccolta “sì è stata positiva. Non straordinaria ma certamente migliore del 2019 che è stato un anno orribile” anche se, rispetto altre aeree del territorio qui la Xylella si è fatta sentire “sì purtroppo anche quest’anno la mosca ha in parte rovinato il raccolto. Non come nelle stagioni precedenti ma ha comunque causato dei danni”. Inevitabilmente non si può evitare di fare una riflessione su come la pandemia abbia influito sulla stagione delle olive: se la Ferrari ricorda come, comunque, da parte della Regione Toscana è stato dato il permesso agli agricoltori di muoversi, per effettuare la raccolta e portare le olive al frantoio, i gestori dei frantoi sottolineano che comunque “ci sono state delle difficoltà – ci dicono dal frantoio Riani – il distanziamento, il non poter far entrare nessuno nel frantoi ha certo creato delle problematicità”. Complicazioni che si sono sentite particolarmente in un frantoio al confine regionale come quello di Caniparola “purtroppo ci sono stati molti agricoltori del versante ligure che, per paura dei controlli, non se la sono sentita di venire a portare il loro prodotto al frantoio”. (r.s.)

Le caratteristiche dell’olio lunigianese

Un oliveto
Un oliveto

Ma quali sono le caratteristiche, di profumi e di sapori, che contraddistinguono l’olio lunigianese? Facendo un po’ inorridire gli esperti, con una efficace semplificazione potremmo dire che, come del resto fa parte delle corde di questo territorio, è una sorta di punto di incontro tra l’olio toscano e quello ligure. Quindi presenta alcune delle caratteristiche dell’olio toscano, come la piccantezza e il retrogusto amaro, ma in maniera più delicata e rotonda, avvicinandosi, così, alle caratteristiche dell’olio ligure. “È un olio particolare ed unico – ci racconta la Ferrarri – con note piccanti e amare, un retrogusto di carciofo (tipico dell’olio toscano) ma che presenta anche una dolcezza, una leggerezza ed un profumo tipico dell’olio ligure. Ma soprattutto è un olio che esalta le eccellenze gastronomiche lunigianesi come il testarolo”. Tutto questo è dovuto alla pianta più utilizzata, l’olivo Leccino, capace di resistere a temperature basse e che quindi ben si adatta al nostro territorio.

Condividi