La chiarezza del risultato aiuterebbe la pacificazione della Bolivia

Arce vince le elezioni nel paese sudamericano. Intanto chiese date alle fiamme a Santiago del Cile

Luis Arce, esponente del Movimento per il Socialismo
Luis Arce, esponente del Movimento per il Socialismo

Due diversi avvenimenti hanno caratterizzato la vita di due stati del Sudamerica tra di loro confinanti, Cile e Bolivia.
In Cile, una manifestazione molto partecipata e in buona parte pacifica, organizzata in occasione del primo anniversario delle proteste del 2019 e a una sola settimana dal plebiscito per una nuova Costituzione, ha dato vita anche a gesti di violenza.
Come già era avvenuto lo scorso anno, risulta pesante il bilancio per le chiese di Santiago. Dapprima è stato bruciato e saccheggiato il tempio di San Francisco de Borja, poi è toccato alla chiesa dell’Assuzione, una delle più antiche della capitale. Incidenti si sono verificati in altre zone e altre città.
“Gli eventi delle ultime ore dimostrano che non ci sono limiti per chi drammatizza la violenza – scrive la Conferenza episcopale cilena (Cech) in una nota firmata dal presidente, mons. Santiago Silva Retamales –. Abbiamo tristemente assistito agli attacchi, ai saccheggi e agli attentati ai luoghi di preghiera, agli spazi sacri dedicati a Dio e al servizio di solidarietà delle persone. Ci fa male vedere che un tempio che è patrimonio di Santiago viene distrutto e che si celebra la sua distruzione”.
In Bolivia si sono svolte le elezioni politiche e per la scelta del nuovo presidente. Luis Arce, ex ministro dell’Economia di Evo Morales, il presidente esponente del Movimento per il Socialismo che aveva dato le dimissioni un anno fa ed oggi è in esilio in Argentina, è dato vincente dalle proiezioni dei risultati (lo scrutinio si svolge con estrema lentezza) con più del 50% dei consensi. Avrebbe distanziato in modo netto Carlos Mesa (30%), considerato un conservatore moderato pur rappresentando il Fronte Rivoluzionario di Sinistra, e Luis Fernando Camacho (14%), candidato di estrema destra per il Movimento Nazionalista Rivoluzionario.
Una vittoria, quindi, più ampia di quella prevista dai sondaggi, che decreterebbe la vittoria di Arce al primo turno e che anche la presidente uscente ad interim Jeanine Añez ha riconosciuto, lanciando un invito alla pacificazione.
“Lo so che in Bolivia abbiamo una tradizione di caudillos, pur di vari orientamenti politici. Certamente, però, Arce non è un populista ed è molto diverso da Evo Morales. Dall’altra parte, anche Mesa è una figura istituzionale, moderata”, spiega al Sir Juan Carlos Nuñez, direttore della fondazione Jubileo, emanazione della Chiesa boliviana.
Le elezioni si sono svolte complessivamente in modo pacifico, ma in un clima di grande tensione, nonostante la presenza di numerosi gli osservatori internazionali. Nei mesi scorsi la Chiesa boliviana si è spesa molto in una intensa opera di pacificazione del Paese. Un obiettivo che potrà essere raggiunto se un esecutivo legittimato dalla chiarezza dei risultati del voto saprà governare con saggezza.

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