Intervista al presidente, Fausto Giovanelli, che a cinque anni dalla nascita del progetto Mab Unesco traccia il bilancio della situazione con il prossimo allargamento anche a Pontremoli ed Aulla

La Riserva di Biosfera UNESCO dell’Appennino tosco-emiliano spegne cinque candeline e si prepara a crescere, arrivando ad interessareun territorio due volte più grande, coinvolgendo importanti comuni, sia in Toscana, sia in Emilia (tra cui anche Pontremoli ed Aulla). “Cinque anni nella rete mondiale dei territori ‘Man and Biosphere’ dell’Unesco possono essere pochi per arrivare a esprimere tutte le potenzialità, però sono abbastanza per poter dire che è servito e proprio l’emergenza legata alla pandemia, drammaticamente, lo dimostra in termini di opportunità e attualità”. Parole di Fausto Giovanelli, coordinatore della Riserva di Biosfera e presidente del Parco Nazionale dell’Appennino. Abbiamo chiesto a lui di fare un bilancio dall’11 giugno 2015 quando la MaB veniva proclamata a Parigi.
A cosa è servito e a cosa serve per le comunità che partecipano a questo progetto l’adesione al programma MaB?
Alla consapevolezza del valore dell’ambiente, del paesaggio, della cultura. Anche per un vivere più salubre e come etica civile, qui nel nostro Appennino e nel mondo.
Cosa vuole sinteticamente ricordare di quanto fatto in questi cinque anni?
Ci sono 70 progetti in cammino. Muovono idee, persone, ma anche denaro. Ne cito solo alcuni: boschi più resilienti al cambiamento climatico; colture agricole e forestali più capaci di trattenere anidride carbonica; scuola del paesaggio del Parmigiano Reggiano; recupero di grandi cammini religiosi e storici tra Mantova-Lucca e Parma-Luni attraverso l’Appennino; il mondo della Scuola – docenti e studenti – che si mette in rete per riscoprire i valori del territorio.
E per i prossimi cinque anni?
I 70 progetti sono azioni in corso, alcuni conclusi, altri permanenti, molti altri si aggiungeranno. Però, nel presente e nel futuro più prossimo sarà l’allargamento della MaB il centro della nostra attenzione. Un allargamento tanto grande che assomiglia a una seconda fondazione, di perimetro e ancor di più di contenuti. È una sfida che i territori potranno vincere se cresceranno in partecipazione, rafforzamento e articolazione della governance.

Perché questa nuova fondazione?
Molti comuni e territori hanno dichiarano il loro interesse a far parte di questo patto volontario di collaborazione tra soggetti pubblici diversi e di partecipazione a istanze associative di imprese e cultura. Se fosse solo per avere un’etichetta meglio averla in pochi, ma se è per raccogliere la sfida della sostenibilità allora non ci si può chiudere. Una bella sfida e come tale potrebbe avere un esito incerto… Ma anche opportunità di coinvolgere energie, partecipazione. Siamo sicuri che anche in Appennino possiamo raggiungere una massa critica sufficientemente forte per essere partecipi del Green Deal Europeo, contando su risorse umane adeguate in modo da non restare ai margini dei possibili cambiamenti. I 70 progetti di oggi possono diventare 140 e soprattutto crescere di spessore e di livello.
Chi riguarda questo allargamento?
Nel modenese il comprensorio del Cimone, due parchi dell’Appennino nel parmense, quindi centri urbani come Luni, Barga, Aulla, Pontremoli, Collecchio e persino Parma e Reggio Emilia. Un territorio vasto che ha risorse umane forti e potrà rimettere in connessione le comunità dal mare alla via Emilia.
Se l’allargamento dovesse funzionare, per il decimo compleanno della Riserva di Biosfera cosa si aspetta?
Dalla Via Emilia e all’ Aurelia, abbiamo riscoperto elementi di unità fisica, geografica, storica e a ben guardare, culturali e spirituali. Stiamo dialogando con decine di comuni, il Parco Nazionale delle Cinque Terre, Parchi regionali e diverse Unioni. Abbiamo bisogno che tutti questi soggetti dialoghino tra loro in dimensioni più ampie, all’interno delle loro regioni e anche a livello internazionale. Bisogna superare una logica oppositiva tra i crinali e centri, e tra le montagne e le città. Il primo obiettivo dell’allargamento è potenziare la volontà di collaborazione volontaria, la motivazione a cooperare in nome dei valori Unesco di tanti territori ed enti pubblici locali, che vivono contigui, ma spesso separati e in competizione tra loro.
Una logica oppositiva perdente per tutti?
Il futuro di Mab deve riservarci città più abitabili e montagne più abitate, patti metromontani, boschi urbani e grandi servizi ecosistemici, spazi e connessioni materiali e immateriali, circuiti di prossimità al servizio del turismo e del commercio. Abbiamo bisogno di sposare eccellenza e specializzazione con la dimensione del territorio, senza la quale anche i distretti più competitivi sono esposti a gravi rischi. Le persone hanno bisogno di uno spazio di biosfera e la biosfera ha bisogno della cura delle persone.



