La soluzione al coronavirus può venire dai test degli anticorpi

Lo dice lo studioso dei virus Ferruccio Bonino

Per mappare al meglio la popolazione in merito al coronavirus bisognerebbe ottimizzare l’attuale metodo di indagine: prima di fare tamponi, occorrerebbe effettuare il test degli anticorpi su tutto il personale sanitario in primis e poi su campioni sempre più estesi di popolazione. Così si andrebbero a distinguere i soggetti asintomatici già contagiati dai non contagiati. La strategia viene suggerita dal prof. Ferruccio Bonino, già direttore scientifico del Policlinico di Milano, e tra i massimi conoscitori italiani di virus. Bonino doveva essere a Carrara il 28 marzo scorso per una maxi giornata di prevenzione “saltata” per “colpa” del virus.

Nella foto: il professor dott. Ferruccio Bonino  assieme alla presidente dell’Ordine degli infermieri dott. Morena Fruzzetti in occasione di una giornata di prevenzione a Carrara
Nella foto: il professor dott. Ferruccio Bonino assieme alla presidente dell’Ordine degli infermieri dott. Morena Fruzzetti in occasione di una giornata di prevenzione a Carrara

Quali sono i limiti del rilevamento tramite tampone?
Il prelievo del materiale biologico dalla mucosa si presta all’errore di campionamento. Il coronavirus entra per lo più nelle mucose e non nel sangue ma può non concentrarsi solo nelle prime vie respiratorie: perciò, quando si introduce il tampone c’è il rischio che si tocchino solo parti dove non c’è il virus. E quindi l’analisi potrebbe dare esito negativo anche in caso d’infezione. Viceversa, la combinazione di un test anticorpale molto sensibile (chiamato ELISA) al test del tampone permetterebbe di correggere alcuni errori di campionamento.

Quali sono i vantaggi del test anticorpale?
L’analisi degli anticorpi permette di identificare gli immuni oltreché i contagiati. Se uno risulta positivo, ma negativo al tampone, vuol dire che ha già contratto il virus ed è guarito e immunizzato. Non potrà più contagiare né contagiarsi di nuovo, come dimostrato dagli studi a Wuhan dove da due mesi nessun ex contagiato positivo agli anticorpi si è più ammalato. Viceversa, se uno risulta negativo al test degli anticorpi, non dovrà neppure sottoporsi al tampone, a meno che non abbia sintomi o avuto contatti a rischio. Inoltre questo test è molto economico: costa 100 volte meno del tampone ed è eseguibile pressoché in qualsiasi laboratorio.

Allora perché non viene fatto su larga scala?
Banalmente perché non esistono ancora delle linee guida e bisognerebbe superare le solite lungaggini burocratiche.

Quali sarebbero le ricadute pratiche dell’utilizzo del test sugli anticorpi?
In primo luogo, se un medico o un infermiere si scopre immune, non temerà di essere contagiato né di contagiare altri. Ma più in generale questo sistema permetterebbe di fare uno screening su tutta la popolazione, suddividendola in tre macro-categorie. Semaforo verde a chi è positivo al test degli anticorpi ma negativo al tampone: costoro possono tornare a circolare e lavorare; semaforo giallo ai negativi sia al test degli anticorpi che al tampone, costoro, essendo suscettibili dovrebbero essere mantenuti in isolamento soprattutto se over 65 o con patologie in atto; semaforo rosso a chi è positivo per entrambi i test: essi, avendo un’infezione in corso, devono stare in isolamento assoluto.

In termini economici questa mappatura della popolazione quali benefici comporta?
È il modo migliore per concludere rapidamente il nefasto pit-stop imposto dal Covid. Questa strategia può permettere al nostro Paese di ripartire per primo e vincere il Gran Premio della ripresa economica. Le consentirebbe di uscire dalla situazione di blocco nell’arco di molto meno tempo.

Su chi dovremmo usare il vaccino, una volta trovato?
Sui semafori gialli. Appena sarà disponibile, serviranno però i migliori test anticorpali rapidi per scegliere a chi dare il vaccino e a chi no, risparmiando dosi visto che molti saranno immuni.

Qual è il destino del virus? Scomparirà o sopravviverà?
Se la maggior parte della popolazione mondiale contrarrà l’infezione, il virus tenderà ad estinguersi. La risoluzione finale però la darà solo il vaccino. Altrimenti il rischio che permangano serbatoi d’infezione che periodicamente potrebbero riaccendere focolai epidemici sarebbe elevato.

Condividi