A Pontremoli, Bagnone e Fivizzano pazienti trasferiti e servizi riorganizzati
I primi dieci giorni di attività delle USCA (le Unità Speciali di Continuità Assistenziale) in Lunigiana si sono conclusi: quattro squadre composte da un medico e una unità infermieristica che si alternano per coprire il territorio con turni mattutini e pomeridiani che vedono presenti le squadre sia nella Lunigiana settentrionale che in quella centrale. Medico e infermiera che si muovono sul territorio per prestare quella assistenza domiciliare ai malati da Covid-19 che fino ad ora è in gran parte mancata visto che i medici di medicina generale, il più delle volte, hanno potuto prestare solo un supporto telefonico. Persone con sintomi a volte anche forti, tosse e febbre alta, spesso impaurite: a questi giovani il compito di dare loro le migliori risposte possibili in stretta collaborazione con i medici di famiglia. Troppo presto per trarre un primo bilancio dell’iniziativa voluta da Società della Salute e ASL su imput della Regione Toscana, anche perché in questo primo periodo l’attenzione è stata dedicata soprattutto alle case di riposo per anziani: i Pensionati e le Residenze Sociali Assistite presenti in così gran numero in Lunigiana, una ventina in totale. Come è noto, anche nel nostro territorio la situazione in questa particolare tipologia di comunità, la situazione è molto problematica, come confermano anche i dati che certo non sono buoni: la scorsa settimana erano già 25 i decessi registrati e avvenuti per metà nelle strutture di accoglienza e per metà negli ospedali dove alcuni dei pazienti positivi al Covid-10 erano stati trasferiti.
Un numero che nei giorni successivi è, purtroppo, cresciuto ancora. Per affrontare il grave problema dei contagi all’interno delle case di riposo della Lunigiana, l’ASL e la Regione Toscana hanno messo in atto una radicale riorganizzazione che, per il momento, ha interessato cinque strutture, quelle classificate con il “bollino rosso”, dove cioè dove si sono verificati decessi o dove è rilevante il numero di casi di positività. La strategia è quella di cercare di dividere le RSA in “Covid” e “No Covid”, già messa in atto per gli ospedali, così da circoscrivere l’infezione e migliorare l’assistenza. Così la scorsa settimana 15 degli ospiti del “Galli Bonaventuri” di Pontremoli (suddiviso in Casa per Ferie dove si contavano 5 decessi e RSA dove i decessi attributi al Covid erano 6) sono stati trasferiti a Bagnone, nella RSA “Villa Angela” (qui i decessi registrati fino alla scorsa settimana erano 8): sono tutti pazienti affetti da infezione da Covid-19; il provvedimento ha trasformato quindi la struttura bagnonese in una dedicata esclusivamente al trattamento di persone colpite dall’infezione: ora il totale dei pazienti risultati positivi e lì ricoverati supera le 50 unità. Stessa organizzazione anche nel fivizzanese: 12 ospiti della RSA di Fivizzano e risultati positivi al Covid-19 sono stati trasferiti a Mommio nella RSA “Fontana d’Oro” che già ne faceva registrate 18 tra i propri. Ancora in fase di analisi la situazione del “Cabrini” di Pontremoli, la struttura suddivisa nel Pensionato (dove si erano registrati 3 decessi) e nella Residenza Sanitaria Assistenziale “Cabrini” di Pontremoli: i casi di positività ammontavano a 23 (tutti nel Pensionato), ma all’inizio di questa settimana erano ancora in corso gli esami e solo dopo i risultati saranno prese le decisioni del caso. Il provvedimento in atto nelle case di riposo si è reso necessario sulla base di quanto previsto dalle disposizioni fissate dalla Regione Toscana con l’ordinanza di protezione civile n. 28 del 7 aprile che prevede come, in caso di positività ai test, gli ospiti debbano essere separati da quanti invece risultino negativi. Separazione che deve avvenire “in diverse strutture o setting assistenziali”, prevedendo quindi anche che intere RSA possano essere trasformate in strutture dedicate a pazienti affetti da Covid-19. Come sta appunto avvenendo anche in Lunigiana. (p. biss.)



