Un gesto di condivisione e di aiuto fraterno

Una storia di generosa disponibilità in risposta all’appello del Vescovo di Kohima (India)

Mons. James Thoppil con il Vescovo Giovanni
Mons. James Thoppil con il Vescovo Giovanni

In un precedente articolo dell’ottobre 2019, narravo di un vescovo di una lontana diocesi dell’India, al confine con la Cina, grande, per estensione, ma con pochi cattolici e con un bisogno pratico ed urgente di costruire una piccola chiesa. In quello scritto accennai che la visita del Vescovo di Kohima, James Thoppil, aveva anche lo scopo di sollecitare un nostro aiuto per poter realizzare uno “spazio sacro” adatto alle celebrazioni liturgiche.
Il presule aveva con sé alcuni documenti che illustravano nel dettaglio l’opera che aveva in cuore di realizzare; noi non gli promettemmo nulla se non di mettere al corrente i lettori del settimanale diocesano. E così avvenne. In cuor mio mi sentivo a posto: avevo mantenuto la parola data, l’impegno di scrivere e rendere pubblico l’incontro che c’era stato tra il nostro Vescovo Giovanni e il Vescovo James.
Non nascondo che, preso dai vari impegni, il mio pensiero per la diocesi indiana era proprio tra gli ultimi. Una domenica di ottobre, come ogni anno, ero a Vagli (LU) con la mia parrocchia del Monte, guidata dal parroco di oggi, don Luca Franceschini, per ricordare la figura del “santo” parroco don Ezio Radicchi, morto il 23 ottobre del 1998, che là è nato e riposa nella pace insieme ai suoi cari.
Ora, proprio quando sto per entrare nel cimitero ricevo la telefonata di “un prete, vecchio, della Lunigiana”. Non mi dice il nome, lo scoprirò solo dopo, a casa. Mi parla dell’articolo sul Vescovo Thoppil e del suo progetto; mi dice che vuole offrire un suo contributo economico per fare sì che l’opera possa realizzarsi. Gli spiego dove sono e gli prometto che lo richiamerò l’indomani per concordare un incontro e poterne parlare di persona. La prospettiva di conoscere questo sacerdote, classe 1923, che mai avevo incontrato di persona, mi riempie il cuore di gioia.
E così a fine ottobre mi vedo con don Emilio Colò nella sua casa in Lunigiana. Parliamo a lungo; mi racconta la sua storia di sacerdote, evidenziando la solitudine e la sofferenza degli ultimi periodi. Nei giorni successivi trovo anche l’occasione di farne voce con il mio parroco… la sua risposta mi fa capire che c’è stata qualche “incomprensione” con gli altri confratelli.
Dopo aver ascoltato la sua volontà di contribuire alla costruzione della cappella in India, gli ho indirizzato una lettera dandogli le informazioni utili per poter erogare l’aiuto. A quindici giorni dal Natale, quasi in contemporanea, ricevo una telefonata da don Emilio e una mail dal Vescovo Thoppil. Il primo desidera sapere se ho avuto notizie dall’India del bonifico effettuato, mentre il secondo mi chiede informazioni circa una rimessa di 11.967,50 euro, pari a 946.031 rupie, che gli è giunta dalla nostra zona.
Ecco un sacerdote che non posso non giudicare generoso, che avendo disponibilità desidera farne partecipe chi è meno fortunato. Già in precedenza un altro sacerdote diocesano aveva sostenuto le opere missionarie nella parrocchia gemellata di Wantiguera in Centrafrica. Cosa altro pensare? Segni di benevolenza dal cielo!
Il 21 dicembre scorso, durante la celebrazione in cattedrale, con in mano una cartolina e la domanda “Cosa vuoi che io faccia per te?” ho iniziato a immaginare questa storia come un percorso di liberante ri-pacificazione tra noi, fratelli di quel Figlio di cui ci apprestavamo a ricordare e celebrare la nascita. Quell’offerta riguarda anche tutti noi, la nostra relazione e la nostra testimonianza troppo spesso sotterrata da sovrastrutture che le impediscono di essere luce bella e calore per questo nostro mondo. Può sembrare una banalità, il mio pensiero semplice, l’ideale – forse proprio dei piccoli – di vedere tutti “concordi nella condivisione e nell’aiuto fraterno”.
Don Ezio, dal paradiso, certamente c’entra in questa storia; noi qui impegnati nei nostri tortuosi cammini possiamo, anzi, dobbiamo fare la nostra parte senza pensare alle ingiustizie vissute o a quelle donate. Fare! Mettendo al centro il bambino Gesù di cui vogliamo celebrare la nascita non solo in occasione del 25 dicembre, ma ogni giorno, nelle persone che incontriamo.
Allora, grazie caro don Emilio per l’offerta che hai voluto elargire all’amico Vescovo James, grazie per avermi fatto vivere la comunione dei santi, per avermi fatto scoprire la gioia che nasce dal sentirsi trasparenti agli occhi di Dio e vedere Lui solo come nostro giudice. Grazie a Dio per tutto il bene che, nonostante noi, non si stanca mai di offrire ai suoi figli.

Gianni Lazzarotti

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