Le ragioni della scuola

Rilevazione Ocse – Pisa 

L'ingresso a scuola di alcuni studenti delle Superiori
L’ingresso a scuola di alcuni studenti delle Superiori

A che serve la scuola? Pare trattarsi di una domanda diffusa, implicita, ma che, come un fiume carsico, scorre in profondità e va a erodere il sentire sociale. Una domanda da esplicitare dopo la Rilevazione Ocse – Pisa 2018: indice del rendimento degli studenti.
La nostra Scuola, al tempo dei social, è traballante tanto che il Bel Paese si piazza al 25° posto su 36. Tra indisciplina marcata, ha scritto qualcuno, assenze prolungate (non sempre legate a motivi di salute, aggiungiamo noi) e scarsa passione per la lettura, un’intera generazione bordeggia l’assoluta mediocrità. Insomma, tanto per rimanere in zona “social”, nessun like!
Fra gli 11.785 studenti italiani che hanno partecipato ai test – in 550 scuole di tutte le aree geografiche del nostro Paese – spunta un punteggio inferiore alla media Ocse, dietro a Belgio, Francia, Germania, Olanda, Svezia e Regno Unito, tanto per restare in Europa. I nostri ragazzi, quando leggono, anche a causa di essere, secondo gli esperti, “ digitali nativi”, non riescono a capire pienamente l’essenza dei messaggi.
La materia dove i nostri studenti si difendono meglio, specialmente i 15enni del Nord, è la matematica. Non c’è da stare allegri per le Scienze per le quali siamo una “vera onta planetaria”.
I segnali non possono non essere colti in tutta la loro criticità come indicazione di una crisi di civiltà – nonostante l’impegno, la competenza e la professionalità della maggior parte dei docenti – che interessa la persona, la famiglia, le istituzioni, ognuno per la sua sfera di competenza.
La scuola ha certamente una sua quota-parte di complicità nel diventare estranea al sentire dei giovanissimi che noi adulti abbiamo fatto crescere nella caduta del senso dell’impegno, dello spendersi per gli altri, per il bene collettivo, pensando forse che un’episodica “predichetta” sui valori abbia la capacità di orientare i nostri ragazzi ad una vita degna di senso.
“Cercasi un fine grande”: in questa scarna frase è condensata l’esigenza di ricostruire le ragioni della scuola. Riandare alle lezioni di don Lorenzo Milani significa scoprire le nostre “Barbiane” nei quartieri bene, spesso poveri di senso, oppure nei quartieri poveri, ricchi di tante domande di liberazione. La ragione della ragione fa della scuola un’esperienza di crescita culturale, e non solo, di ponderazione, sottoponendone al vaglio critico le impressioni, smascherando le illusioni per supportarle con la ragionevolezza.
“I dati emersi dalla suddetta rilevazione, ha asserito il ministro Fiorenzo Fioramonti, debbono spingerci ad investire con forza nella scuola cui tutti dobbiamo tornare a volere più bene”. Ed allora il famoso “I care”, ossia “mi importa”, che è il contrario del menefreghismo, invita ciascuno di noi a scommettere sulla scuola affinché conservi ed amplifichi le sue ragioni d’essere.

(Ivana Fornesi)

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