Marcello Malaspina e la cioccolata, nuova bevanda per gli europei

Il marchese di Terrarossa ne tesse le lodi nel “Bacco in America”

43fave_cacaoI marchesati lunigianesi dei Malaspina sono stati 15 dello spino secco sulla sponda destra del Magra e 10 dello spino fiorito su quella di sinistra, secondo il conteggio di Emanuele Gerini in Memorie storiche di illustri scrittori e di uomini insigni dell’antica e moderna Lunigiana, vol.II (Massa, Frediani, 1829).
Fu una grossa moltiplicazione, da quando nel 1221 il casato venne residente in Lunigiana, causata dall’adozione del diritto longobardo che lasciava eredi tutti i figli maschi e non solo il primogenito.
Nella Storia delle spezie di Orazio Olivieri edita nel 2018 si parla di Marcello Malaspina (Terrarossa 1689-Firenze 1757), non per le sue cariche politiche (senatore in Toscana e governatore generale dello stato di Siena e “tutore dei confini” sotto l’ultimo Medici Gian Gastone e il primo Lorena Francesco Stefano), ma per esser stato poeta e letterato di pregio. Fu socio dell’Arcadia a Roma, accademico della Crusca, autore di Saggi, raccolta edita nel 1741 che contiene poesie di varie strutture metriche, alle quali l’editore Giuseppe Bianchini riconobbe “giocosità ma senza mescolarvi l’amaro fiele satirico” e spontaneità. La composizione di miglior valore è il ditirambo Bacco in America in lode della cioccolata.
Imitando Francesco Redi, il grande medico autore anche del Bacco in Toscana in cui il dio del vino brinda al Chianti di Montepulciano “d’ogni vino il re” e si ubriaca, Marcello Malaspina, figlio di Giovanni Manfredi investito anche del feudo di Filattiera, immagina che Bacco arrivi nel Nuovo Mondo e sia costretto dall’evidenza del gusto a dichiarare, lui dio del vino, che la cioccolata è la migliore tra tutte le nuove bevande esotiche diffuse in Europa a partire dal Seicento: il caffè dall’Arabia, il tè dalla Cina, la cioccolata dalle colonie spagnole americane.
Nel ditirambo, canto corale in onore di Bacco, il Malaspina con briosa versificazione e con ironia racconta di Bacco, giunto impallidito dal freddo in America, che ordina al suo seguito di trovare “altra beva”; i satiri trovano un piccolo albero chiamato cacao, imparano il trattamento del frutto fino a farlo diventare “almo liquore che si fa spuma mentre che fuma”: Bacco beve tuffandovi naso e viso cantando ”vada bene il vino in bando” e si dica “il cioccolato d’ogni beva il re”.
La sferza della satira usa invece Giuseppe Parini nel poemetto “Il giorno” mettendo in ridicolo il risveglio col sole alto del “giovin signore” che tacito sbadiglia, non deve andare a lavorare, il suo turbamento è decidere se far colazione con il caffè giunto da Aleppo o se sorbire in preziosa tazza il ”brun cioccolatte”.
Con forte sarcasmo e condanna del colonialismo il Parini scrive che certamente fu giusto che i feroci conquistatori Cortes e Pizzarro non considerassero sangue umano quello fatto versare dei nativi americani: gli europei spietatamente varcarono confini a lungo inviolati, uccisero, resero schiavi, distrussero civiltà per procurare nuove delizie al palato del giovin signore “gemma degli eroi”!!! (m.l.s.)

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