Quando per una tv servivano 4 mesi di stipendio

Carosello in mostra alla Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo. Nel 1954 meno della metà degli italiani era raggiunta dal segnale

Una delle sale della mostra alla Fondazione Magnani-Rocca
Una delle sale della mostra alla Fondazione Magnani-Rocca

La mostra “Carosello. Pubblicità e televisione” allestita alla Fondazione Magnani-Rocca (aperta fino all’8 dicembre e della quale abbiamo parlato nel numero 35 del 21 settembre) non è solo l’occasione per confrontarsi con un fenomeno di costume che per vent’anni, a partire dal 1957, ha coinvolto tutta la società italiana, ma è anche lo spunto per ripensare alla TV delle origini, che nella mostra è ben illustrata da documenti e pubblicità dell’epoca, oggi diventati preziosi “reperti” conservati negli archivi storici. In Italia il servizio regolare di trasmissioni della televisione inizia il 3 gennaio 1954 con l’esordio del Programma Nazionale della Rai, avviato dopo due anni di sperimentazioni.

Dal 1877 ad oggi: l’archivio storico Barilla è consultabile on line

La Barilla ha reso disponibile on line a tutti il proprio archivio storico che ha la sede fisica a Parma, in via Mantova 166.
All’indirizzo internet www.archiviostoricobarilla.com si possono consultare infatti migliaia di documenti che raccontano una storia iniziata nel 1877 con il primo forno aperto da Pietro Barilla in strada Vittorio Emanuele.
Tra i tanti spunti per una ricerca, quello proposto dalla mostra alla Fondazione Magnani Rocca: i filmati pubblicitari girati per Carosello con protagonista Mina. Ma ce ne sono centinaia, fino a quelli di oggi. Una vera e propria miniera e non solo di ricordi.

Ma non si deve pensare che le trasmissioni del “primo canale” (l’unico esistente visto che il “Secondo Canale” sarebbe arrivato solo il 4 novembre 1961) raggiungessero tutto lo Stivale, anzi esso copriva una porzione limitata del territorio e meno della metà della popolazione, concentrata nelle aree urbane. Il segnale era diffuso da appena 9 trasmettitori collocati nel centro nord del paese (Torino Eremo; Milano Torre del Parco; Monte Penice; Portofino; Monte Serra; Firenze; Monte Peglia; Roma Monte Mario; Monte Venda) e che riscivano a irradiare le trasmissioni in un territorio nel quale vivevano poco più di venti milioni di abitanti quando la popolazione italiana superava i 48 milioni.
Ma il numero di quanti guardavano regolarmente le trasmissioni era ben lontano da quelle cifre: i “fortunati” che abitavano nelle zone dove arrivava il segnale TV dovevano ovviamente dotarsi di un apparecchio ricevente, evenienza non certo scontata visti i costi dell’epoca. Le televisioni messe in commercio eranoinfattidavvero molto costose: da 160mila a 200mila lire, un vero e proprio patrimonio per quegli anni! Basti pensare che lo stipendio mensile di un operaio si aggirava sulle 40.000 lire.
Così per almeno un decennio le tv, caratterizzate da un grande ingombro e da un piccolo schermo (la RAI promuoveva due modelli, da 14 e da 17 pollici!), erano presenti nei locali pubblici e in rare famiglie residenti soprattutto nei centri urbani.
Eppure la TV fu comunque un successo: nei quattro anni successivi gli abbonati alla Rai erano arrivati a superare il milione! In Lunigiana, come in gran parte d’Italia, si dovette attendere la fine degli anni Cinquanta prima che la TV fosse visibile: ad esempio è solo all’inizio del 1958, infatti, che viene “acceso” il ripetitore per Fivizzano e le aree vicine completando così la copertura delle aree più popolate della Lunigiana.

(p. biss.)

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