Al via il nuovo anno scolastico anche in Lunigiana

L'ingresso alcuni
L’ingresso alcuni

E ancora una volta è…scuola. Argomento obbligato del mese di settembre, ma quest’anno c’è la novità del cambio di governo e quindi del ministro della pubblica istruzione e la domanda è d’obbligo: che cosa ci dobbiamo aspettare? Già perchè la scuola è l’ambito più…variato dei ministeri; sembra che ogni ministro appena insediato si ponga prioritariamente il problema delle variazioni: che cosa posso cambiare? Siamo certi che difficilmente il nuovo ministro rinuncerà ad intervenire e neppure lui forse farà pratica di ascolto. Speriamo di sbagliarci. Vorremmo sottrarci all’esame dei problemi del nostro sistema scolastico, anche perchè sembra una storia infinita, ma è impossibile. E allora ne elenchiamo alcuni: una rinnovata attenzione alla disabilità, ai servizi trasporto e mensa da rendere accessibili a tutti, il necessario ripensamento del ruolo del dirigente scolastico: meno burocrate, più attento alla qualità della didattica e dei rapporti interpersonali. E ancora va ripensata la funzione sociale della scuola intesa anche come punto di aggregazione in orario extrascolastico. Necessitano una profonda revisione gli organi collegiali: più di una volta in occasione delle elezioni dei rappresentanti di classe dei genitori ci si è ritrovati eletti con due voti, perchè due erano i presenti, in barba ad ogni principio di rappresentatività. E che dire dell’edilizia scolastica soprattutto nel versante sicurezza? Vanno rivisti per docenti e personale ATA l’assegnazione dei compensi accessori, individuando criteri rigorosi e meritocratici, evitando la distribuzione a…pioggia, una tentazione che si riscontra frequentemente nella scuola. Non vogliamo dilungarci su quello di cui avrebbe bisogno la scuola, osserviamo che comunque è il caso di fare una volta per tutte un piano organico pluriennale di ciò che va cambiato e mantenuto. Si auspica che non si costringano docenti e studenti a continui mutamenti, soffocandoli con circolari, decreti, regolamenti, ma soprattutto ci si chiede se non sia il caso di istituire una periodica ed essenziale pratica di ascolto che non siano gli interminabili ‘stati generali della scuola’, dove si racconta di tutto un po’ per lasciare tutto com’è. Ascoltare i docenti, gli studenti, le famiglie anche delle scuole di periferia può essere un momento proficuo per il ministro della pubblica istruzione dal quale potrebbe ricavare idee di rinnovamento e priorità di intervento. A proposito di queste scuole non ci stancheremo di ripetere che sarebbe opportuno che dessero vita ad una annuale conferenza sulla scuola locale, in dialogo con il territorio e in particolare con gli amministratori. Ci riserviamo di tornare sugli argomenti qui trattati e su altri quando il nuovo ministro avrà espresso le sue idee sulla scuola e in particolare le sue intenzioni programmatiche. Si dovrà necessariamente focalizzare l’attenzione sulle scuole della nostra provincia e in particolare su quelle lunigianesi nelle quali qualche cambiamento già si riscontra a livello di dirigenti scolastici. A suo tempo ne daremo conto, per ora ci auguriamo che l’anno scolastico possa iniziare nel modo migliore che in fondo non sarebbe poi così difficile. Fabrizio Rosi

Un anno fa la scomparsa del professor Gambacciani

Il prof. Marino Gambacciani
Il prof. Marino Gambacciani

Ricordiamo oggi, alla ripresa della scuola, il prof. Marino Gambacciani , come se lui varcasse ancora una volta la soglia del Liceo Malaspina con cartella, giornali e libri sotto il braccio per raggiungere l’aula nella quale svolgere la sua lezione. Lui che ha saputo coniugare in modo egregio la propria vita intellettuale con la professione docente apparteneva ad una categoria di docenti purtroppo in estinzione e non perchè oggi non ci siano insegnanti preparati, ma perchè è sempre più difficile ritrovare quello stile e quel modo di essere nella scuola. Soprattutto tutte quelle caratteristiche insieme che si ritrovavano nel professore Gambacciani:autorevolezza, cultura, ricerca e studio continui, affermazione del ruolo docente, rispetto conquistato in classe. Ha lasciato nei suoi studenti più attenti e desiderosi di apprendere un bellissimo ricordo. Sembra di vederlo nella quotidianità scolastica con le sue annotazioni sui libri di testo, le ripetute sollecitazioni alla lettura di libri e giornali, da leggere con la matita in mano. E che dire del suo rigore e del suo rispetto delle regole tanto da portare davanti al preside il corruttore per chiederne la denuncia? o della restituzione al librario del libro ricevuto in regalo dai suoi studenti per avere in cambio libri da distribuire agli alunni? La cattiva sorte lo aveva poi condannato a diventare cieco, proprio lui il grande appassionato lettore che disponeva di una biblioteca di 15.000 volumi. Amabile conversatore sapeva interpellarti con provocazioni e domande intelligenti come quella che mi rivolse un giorno in libreria: ‘Che cosa cerchiamo nella nostra instancabile lettura?’ Già prof. Gambacciani, che cosa cerchiamo? Mi manca oggi quella risposta che avremmo potuto trovare insieme. (f.r.)

Si parte tra troppi supplenti e il bisogno di una “buona” scuola

scuolaSiamo alla ripresa della scuola, che pone seri interrogativi agli operatori scolastici. Infatti gli esperti del settore sottolineano che quest’anno la nostra scuola soffre di “supplentite”, che costringe insegnanti e alunni a cambiamenti non certo costruttivi per la formazione delle giovani generazioni. Le supplenze raggiungono cifre record sfiorando i 200 mila posti, delle 53.627 nomine a tempo indeterminato circa 30mila sono andate deserte mentre i posti liberatisi sono circa 20mila. Per gli uffici scolastici è iniziata la corsa contro il tempo per sistemare la scacchiera considerato che ci sono Regioni con posti vacanti e al contrario Regioni strapiene di docenti che non possono essere assunti per mancanza di cattedre. Ai docenti si ripropone una provocazione riguardo ad un’opzione fondamentale: stare sempre dalla parte dei discenti. Concretamente ciò comporta che si maturino atteggiamenti di cura, di capacità di ascolto, di contestualizzazione umana e sociale della storia di ciascuno al fine di non omologare tutti. Negli scolari che varcano le soglie della scuola, entrano in gioco attese e speranze che fanno un mix interiore esplosivo, alla ricerca di un’attenzione. Questa si chiama accoglienza e premessa per la costruzione di una cittadinanza attiva attraverso il confronto culturale. Insegnare non è un diritto bensì una competenza da rivalutare anche sul piano economico non disgiunta dalla missione. Una scuola che deve essere “buona” nel senso di moderna, adeguata ai rapidi cambiamenti e alle quotidiane sfide locali ed internazionali. I nostri insegnanti lo sanno e fanno mancare impegno passione e professionalità, che li guideranno in questo proficuo anno scolastico. i.f.

 

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