La felicità non si compra sotto forma di pillole e pastiglie

25pillolePapa Francesco riesce sempre a sorprenderci con i suoi atteggiamenti radicati nella semplicità evangelica e con le parole che, per chi le sa ascoltare, inducono a serie riflessioni personali. Nell’omelia della solennità di Pentecoste, il Pontefice ha detto che “di fronte ai problemi si cerca la soluzione rapida. Una pastiglia dietro l’altra per andare avanti. Solo lo Spirito mette ordine nella frenesia che tutto ingloba. Egli è la pace nell’inquietudine, fiducia nello scoraggiamento, gioventù nella vecchiaia, coraggio nella prova”.
Ed a proposito di pastiglie, il discorso si sposta sull’uso e abuso degli psicofarmaci, che comprendono una vasta gamma di prodotti, contenenti sostanze che, senza il diretto controllo medico, possono causare effetti collaterali pericolosi.
Dall’ultima relazione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sul trend del consumo di antidepressivi e antipsicotici, risulta che la maggior parte dei consumatori sono donne. Le categorie più coinvolte: casalinghe, pensionati e disoccupati. Tra i 15 e i 35 anni gli psicofarmaci risultano essere la sostanza più diffusa dopo cannabis e Nps (Nuove sostanze psicoattive).
A tal proposito, il noto psichiatra Vittorino Andreoli mette in guardia i genitori, i quali hanno anche il ruolo di “allenare” i giovani ad affrontare le salite, quindi le ineludibili sofferenze della vita. Diversamente, quando il dolore irromperà nel quotidiano, imprevisto e incomprensibile, non sapranno affrontarlo perché incapaci di collocarlo in una prospettiva esistenziale e di inserirlo in un itinerario di crescita personale.
“Quando la sofferenza arriva – dice Andreoli – si cerca di giustiziarla usando qualsiasi mezzo per cancellarla; madri e padri, di fronte al dolore, hanno sempre la pillola giusta da somministrare. Ma dietro al dolore c’è un tema più ampio, il significato e il valore della vita”.
Già, il valore della vita. I ritmi, le sollecitazioni del nostro tempo sono da “sballo” perché fin da piccoli si entra nel frullatore del “come fan tutti”, quindi scuola, danza, palestra, corsi di lingue e quant’altro, sottovalutando la bellezza dell’esistenza, lontani anni luce dal messaggio cristiano che porta in sé la dimensione del futuro e dell’eterno. Senza la percezione dell’avvenire ci si illude di escludere il dolore chiudendo, però, anche la porta alla gioia, alla speranza, affidandoci alla logica perdente dell’attimo presente.
Allora resta la chimica. “Una terapia laica – ha scritto qualcuno – per i mali dello spirito di cui si rischia di divenire consumatori seriali, con alti costi per la collettività”. In questa società che parla solo di flessibilità e di precarietà, che sponsorizza i furbi, che dimostra che per aver successo non serve l’abilità, ma la fortuna, raccogliamo e conserviamo i consigli paterni di Papa Bergoglio: meno pillole e più spiritualità, dialogo e fratellanza. Per donare felicità agli altri e sperimentare la felicità dentro di noi.

Ivana Fornesi

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