Visite e cure mediche pubbliche non per tutti

I lunghi tempi di attesa inducono chi può a ricorrere alle strutture private

La facciata del Nuovo Ospedale Apuano
La facciata del Nuovo Ospedale Apuano

“Il tempo di attesa è di …” il primo richiamo alla virtù della pazienza quando ci si imbatte nel sistema sanitario proviene da questo annuncio registrato del centralino; poi però iniziano le vere sorprese, quando si scopre che per le visite, che si dovrebbe prenotare e per la quale si ha una ricetta, è richiesto un tempo più lungo del previsto. E così ci si interroga sulle possibili alternative. Sono oltre 19,6 milioni gli italiani che nel 2018 hanno dovuto pagare privatamente una visita prescritta dal medico curante. Alcuni numeri sono impietosi: servono 128 giorni per passare il traguardo di una visita endocrinologica, 114 per una diabetologica, e 65 per una oncologica.
Questi sono i dati presentati al “Welfare Day 2019” dal IX Rapporto sulla sanità pubblica, privata e intermediata. Il 36,7% dei cittadini che si sono visti rifiutare di fatto la propria richiesta di effettuare una visita specialistica, e il 24,8% di quelli che cercavano senza risultato un accertamento diagnostico, si sono rivolti a centri privati. Ovviamente sono le persone con reddito più alto a rivolgersi più facilmente al sistema privato, il 68,9% contro il 56,7% di quelli con redditi inferiori.
Senza contare che i costi della spesa incidono in modo diverso sul budget di una famiglia. Si riscontra uno stallo nella capacità di erogare i livelli essenziali di assistenza del sistema sanitario nazionale. Questo è dovuto alla difficoltà di investire sulle strutture esistenti, innanzitutto. Con tutte le difficoltà e le critiche.
Eppure i cittadini in fondo continuano a fidarsi della Sanità pubblica. Lo dimostra l’affluenza ai Pronto soccorso, secondo il Rapporto. Innanzitutto il 48,9% esprime un giudizio positivo del trattamento ricevuto poi si segnala che solo il 29,7% si è recato lì per un’effettiva emergenza.
Alcuni cercano un accesso attraverso quelle strutture per evitare le attese, altri perché non si possono permettere di rivolgersi alla sanità privata. La tutela del diritto alla salute che è una garanzia costituzionale per tutti i cittadini rimane scoperta. Non si tratta qui di rafforzare soltanto il sistema statale, si tratta di organizzare al meglio un sistema integrato che presenta eccellenze, ma anche gravi lacune in modo che ognuno possa avere le stesse opportunità di essere curato.
Tutto questo potrebbe essere messo ancor più in discussione a seguito della richiesta di autonomia avanzata dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Sono in molti a sostenere che, in assenza di riforme costituzionali, provvedimenti del genere potrebbero avviare un sistema confederale nel quale alcune Regioni potrebbero assorbire risorse che poi non sarebbero più disponibili per ridurre le differenze presenti a livello nazionale, per esempio, proprio nel campo della sanità.

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