Cosimo I de’ Medici Granduca di Toscana

Figlio di Giovanni delle Bande Nere, nasceva a Firenze cinquecento anni fa, il 12 giugno 1519. Sostenuto dall’imperatore Carlo V, fu duca di Toscana giovanissimo e lo rimase dal 1537 al 1574. Dal matrimonio con Eleonora di Toledo nacquero dieci figli

Cosimo I de’ Medici in un ritratto del Bronzino
Cosimo I de’ Medici in un ritratto del Bronzino

Cinquecento anni fa, il 12 giugno 1519, nasceva a Firenze Cosimo dei Medici, primo Granduca di Toscana, il sovrano più autorevole dell’Italia rinascimentale, molto legato anche alle vicende della Lunigiana e non solo perché figlio di quel Giovanni delle Bande Nere che ad Aulla aveva messo mano alla costruzione della fortezza della Brunella.
Le sue notevoli doti gli permisero di estendere la sovranità medicea a quasi tutta la Toscana che, con un forte accentramento dei poteri, un’efficiente burocrazia e un buon esercito, fece sentire tutta la sua autorità nella vita politica italiana, assumendo ben presto dignità europea.
Cosimo I impostò per la prima volta in Italia una politica economica volta a risanare il commercio e a lui si devono la costruzione del porto di Livorno con le esenzioni fiscali che attirarono i capitali soprattutto di molti ebrei spagnoli e portoghesi.
Quando nacque in un palazzo dei Salviati, la ricca famiglia della madre, il padre Giovanni delle Bande Nere era a Roma da Papa Leone X Medici gli aveva dato il comando di un reparto delle truppe pontificie. Il condottiero, informato, lo annunciò al Papa e questi gli chiese di chiamarlo Cosimo, per rifarsi al più savio, prudente e valoroso uomo di casa Medici. Ragazzo calmo e riflessivo a soli 7 anni perse il padre, ma la madre che lo guidò e protesse in quel mondo di potenti in cui vivevano e nel quale sembrava che non potesse esserci per lui alcun ruolo. Invece, la notte dell’Epifania 1537, Lorenzino dei Medici con l’aiuto di un sicario, assassinò il duca Alessandro de’ Medici che morì senza prole legittima.

La figlia del vicerè di Napoli, Eleonora di Toledo (qui con il figlio Giovanni), andata in sposa a Cosimo I nel 1539
La figlia del vicerè di Napoli, Eleonora di Toledo (qui con il figlio Giovanni), andata in sposa a Cosimo I nel 1539

Cosimo, grazie all’appoggio di Francesco Guicciardini, venne nominato capo della Repubblica: non aveva ancora 18 anni. Carlo V lo sostenne nella lotta contro i fuoriusciti antimedicei annientati a Montemurlo e, nel 1537, gli concesse il titolo di Duca organizzandone poi il matrimonio con la figlia del vicerè di Napoli, Eleonora di Toledo che sposò nel 1539.
Un’unione “d’interesse” che fu felice: ebbero 10 figli e, dal 1549, vissero in Palazzo Pitti che aveva fatto completare da Bartolomeo Ammannati con i giardini di Boboli sistemati dal Tribolo. Nel 1564, per le nozze del figlio Francesco con Giovanna d’Asburgo figlia dell’imperatore d’Austria, fece costruire dal Vasari il corridoio “vasariano” tra Palazzo Pitti a Palazzo Vecchio; nel 1560 iniziò la costruzione degli Uffizi. Governatore accorto e capace, Cosimo mirò a rafforzare il proprio potere svincolandosi sempre più dalla Spagna e mantenendo buoni rapporti con la Francia. Poi potenziò le industrie già presenti, prima fra tutte quella della lana, incrementò lo sfruttamento delle cave di marmo di Carrara e delle miniere dell’Elba, sviluppò i porti di Livorno e Pisa, rafforzò le difese di Pisa, Pistoia, Arezzo e Siena.

Quando a Fivizzano, dove era in visita per le nuove mura,
deluso disse che “non vi era cosa che fusse ben fatta”

“Allegoria di Fivizzano”, 1558. Firenze, Palazzo Vecchio, Sala di Cosimo I. Spicchio della volta incorniciato a stucco. L'allegoria della città è impersonata da una donna anziana inginocchiata davanti al duca Cosimo I che incorona “per avergli rifatte le mura” e solleva da terra “per averlo tutto restaurato”. L'arme e una veduta reale della città, con la didascalia “Fivizamun”, identificano la città lunigianese.
“Allegoria di Fivizzano”, 1558. Firenze, Palazzo Vecchio, Sala di Cosimo I. Spicchio della volta incorniciato a stucco. L’allegoria della città è impersonata da una donna anziana inginocchiata davanti al duca Cosimo I che incorona “per avergli rifatte le mura” e solleva da terra “per averlo tutto restaurato”. L’arme e una veduta reale della città, con la didascalia “Fivizamun”, identificano la città lunigianese.

Nella politica di rafforzamento delle difese delle città toscane messa in atto dal Granduca si inserisce anche Fivizzano: dopo la battaglia di Montemurlo (1537) Cosimo stesso aveva infatti mandato a svernare in Lunigiana le truppe accampate in Toscana. Dopo che i pontremolesi ebbero chiuso loro le porte, gli eserciti spagnoli dell’imperatore Carlo V giunsero a Fivizzano e vi rimasero per ben 41 giorni. L’anno successivo dal 9 febbraio al 27 aprile gli Spagnoli ritornarono a Fivizzano. Per gli abitanti la situazione era ormai insostenibile. A seguito dei saccheggi e dopo le petizioni giunte dalla popolazione, Cosimo decise di fortificare la terra e il 19 marzo 1540 iniziò la costruzione delle mura. Il 16 dicembre 1557 il Duca, accompagnato dalla moglie Eleonora di Toledo, fu a Fivizzano per vedere l’opera compiuta: rimase solo una notte e al mattino presto, fece il giro delle mura a cavallo. Padre Alessio Casani annota “Il Duca montò a cavallo e circondò la Terra per vedere la muraglia fatta di nuovo, e tornato lo sentii che diceva a quei Signori che non vi era cosa che fusse ben fatta, con quel suo Divino intelletto”. Pur criticate dal Duca, le mura funzionarono: con dieci pezzi d’artiglieria incutevano timore nei confinanti e fiducia negli abitanti. Fivizzano ne acquistò in sicurezza e prestigio, molti scelsero di costruirvi palazzi con un conseguente aumento della popolazione e del benessere generale. Anche a Caprigliola, che si lamentava per il passaggio e la sosta delle truppe imperiali e spagnole, Cosimo fa costruire nuove mura, completate intorno al 1582 dopo ben 24 anni di lavoro.

Cosimo come un Principe aveva creato intorno a sé una vera corte proteggendo letterati e artisti e ponendo sotto la propria egida istituzioni come l’Accademia Fiorentina. Con gli artisti ebbe un rapporto intenso; Vasari racconta che secondo l’uso rinascimentale alla preparazione delle feste del matrimonio con Eleonora parteciparono, tra gli altri, il Tribolo, il Bronzino, Santi Buglioni, Domenico Conti, Michele e Rodolfo Ghirlandaio e un’altra decina di artisti. Oltre a scenografi e musicisti. La sua fu una stagione feconda di lettere ed arti: in quegli anni uscirono le Prose del Bembo (1548), la prima edizione delle Vite del Vasari (1550), la Storia d’Italia del Guicciardini, per ricordare i maggiori. Invitò a Firenze anche il vecchio Michelangelo che non lasciò però mai Roma. Da un punto di vista politico Cosimo costruì uno stato solido ed omogeneo. Esautorò le vecchie magistrature – dal Senato all’assemblea dei Duecento – e consolidò il proprio potere sempre più assoluto. Con una oculata politica economica ottenne una solida base finanziaria che gli consentì di investire anche in importanti opere di bonifica e di ripopolamento delle campagne dando così nuova linfa all’agricoltura. Grazie alle sue politiche nel 1569 la Toscana divenne Granducato e Cosimo ricevette da Papa Pio V il titolo di Granduca. Ma sono anni per lui difficili ed inizia il declino: nel 1562, durante un soggiorno in Maremma, perse due figli per una pestilenza e, in conseguenza di questo, anche la moglie Eleonora. Affidò la reggenza al figlio Francesco: seguì la decadenza fisica che lo portò alla morte nel 1574 a poco più di 54 anni.

(Paolo Bissoli)

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