Ad Aosta un’area archeologica unica ci aiuta a capire anche le nostre Statue Stele

Il Museo è stato inaugurato due anni fa a Saint Martin de Corléans sul sito che avrebbe dovuto ospitare un grande condominio. È una occasione straordinaria per assistere al film di una storia vecchia di almeno seimila anni. I tanti riferimenti alla Lunigiana

Il dolmen al centro dell'area con, in primo piano, un menhir.
Il dolmen al centro dell’area con, in primo piano, un menhir.

Un paio di chilometri ad ovest del centro storico di Aosta l’Area Megalitica di Saint Martin de Corléans è uno di quei piccoli, grandi “miracoli” in tema di conservazione e valorizzazione dei beni culturali che nel nostro Paese siamo ancora in grado di vedere realizzati.
Il museo è costituito da un grande edificio dalle linee squadrate troncopiramidali e dai prospetti quasi privi di vetrate, così da aumentare il mistero che avvolge i contenuti e l’attesa del visitatore. Un altro edificio gemello, più piccolo, sorge dall’altro lato della strada regionale che da Aosta si dirige ai passi alpini: sarà aperto nel prossimo futuro e consentirà la visita anche alla necropoli rinvenuta nell’area indagata.

Una delle stele menhir (III millennio a.C.)
Una delle stele menhir (III millennio a.C.)

Arrivare a quanto oggi si può vedere – peraltro senza risparmio di investimenti – non è stato facile. Fin dall’inizio: era il 1969 quando questo era un gigantesco lotto edificabile nel piano di espansione urbanistica della città: gli operai intenti ai lavori per la costruzione delle fondamenta di un grande condominio si imbatterono in qualche cosa di strano. Gli archeologi accorsi sul posto compresero ben presto di essere di fronte ad un ritrovamento di valore eccezionale.
Rinunciare al palazzo non fu facile: la regione Valle d’Aosta riuscì ad acquistare il terreno finanziando regolari campagne di scavo durate, poi, oltre vent’anni. Protagonista assoluto di questo lungo percorso scientifico è stato Franco Mezzena, che fin dalla prima segnalazione ha preso tutte le iniziative necessarie per la difesa, la conoscenza e la valorizzazione di un patrimonio unico al mondo. Mezzena, tra l’altro, conosce molto bene le statue stele della Lunigiana ed è tra i pochi che hanno avuto la fortuna di essere a Pontremoli per le due inaugurazioni del Museo nel Piagnaro nel 1975 e nel 2015.

Le buche dove erano stati infissi pali di legno: sono state scelte quale logo del museo
Le buche dove erano stati infissi pali di legno: sono state scelte quale logo del museo

Entrati nella sala che non sembra avere né pareti né limiti, si inizia un percorso che ci accompagna lungo più di seimila anni; il luogo è stato riconosciuto essere un’area rituale dove le prime frequentazioni risalgono al V millennio a.C. (tracce di arature rituali) e proseguono fra il IV e il III, epoche alle quali risalgono le buche per i pali di legno e i menhir; infine i monumenti funerari come il dolmen lasciato proprio al centro dell’area e verso il quale tutto sembra convergere.

Un pannello con menhir di altri territori: al centro è quello di Minucciano
Un pannello con menhir di altri territori: al centro è quello di Minucciano

Il percorso si snoda su più livelli lungo il perimetro del terreno: i reperti più evidenti e monumentali sono le statue- menhir ritrovate ancora in posizione eretta o, più spesso, riutilizzate a copertura di fosse e tombe. L’allestimento attuale della sezione dedicata ai menhir, pur nella sua straordinaria bellezza ed efficacia, è provvisorio: nei prossimi mesi infatti le stele saranno raggruppate in un nuovo spazio, fisico e temporale, in grado di esaltarle ancora di più. Il misterioso popolo che qui viveva nei millenni passati doveva avere molto in comune con quello che in val di Magra scolpì le nostre statue stele.
Non è un caso che a Saint Martin de Corléans più d’uno sono i riferimenti alla Lunigiana, citata tra i pochi esempi di presenze della statuaria antropomorfa ai quali riferirsi per analisi e confronti.

Paolo Bissoli

Condividi