La prova di forza sovietica del blocco di Berlino

Estate 1948: il mondo alle prese con le tensioni della guerra fredda. La capitale tedesca divisa in quattro zone di occupazione. Stalin per ritorsione contro la politica anglo americana chiuse tutti gli accessi alla città dove vivevano due milioni di persone, impedendo i rifornimenti e tagliando l’energia elettrica

Aerei della U.S. Air Force nell'aeroporto di Berlino nel 1948
Aerei della U.S. Air Force nell’aeroporto di Berlino nel 1948

Tra le innumerevoli crisi che si manifestarono in tutto il mondo, come se non fossero bastate le atrocità della guerra “calda”, ci sono quelle della guerra “fredda”. Limitando lo sguardo alla questione della Germania, nell’estate del 1948 si raggiunse il momento di maggior tensione tra la superpotenza sovietica e quella americana col blocco di Berlino.
La Germania era stata liberata dai quattro dell’alleanza antinazista e Berlino, la sua precedente capitale, divisa in quattro zone di occupazione (americana, inglese, francese, sovietica), si trovava all’interno dell’area dove erano avanzati i sovietici durante la guerra.
Stalin, che aveva rifiutato per sé e per i paesi europei dell’Est il piano Marshall, temendo che assoggettasse l’Europa agli Stati Uniti, ha ora altro motivo di irritazione per l’integrazione delle zone inglese e americana e per la riforma monetaria estesa a Berlino, utile a rivitalizzare l’economia e alla rinascita di un forte stato tedesco integrato nel blocco occidentale.
La reazione sovietica fu nel giugno 1948 il blocco di Berlino con la chiusura di tutti gli accessi alla città impedendone i rifornimenti e togliendo l’energia elettrica, con la speranza di indurre gli occidentali ad andarsene. Fu il momento più drammatico di tutto il periodo della guerra fredda, si era sull’orlo di un ritorno alle armi, ormai anche nucleari.

Il centro di Berlino alla fine della Seconda Guerra Mondiale
Il centro di Berlino alla fine della Seconda Guerra Mondiale

Lo scontro non ci fu, Berlino, che aveva oltre due milioni di abitanti e riserve per poco più di un mese, dal 22 luglio 1948 fu rifornita mediante un gigantesco ponte aereo. La risposta delle potenze occidentali fu anche un contro blocco rifiutando importanti importazioni industriali nei paesi controllati dai sovietici.
Nel saggio storico La pace in frantumi di Daniel Yergin si trovano tutti i dati: i corridoi aerei erano garantiti da vincolanti accordi scritti come unica via di accesso, furono impiegati 132 aerei che ogni 24 ore facevano due viaggi di andata e ritorno arrivando a portare 8mila tonnellate alla volta. Eventuali interferenze nel traffico aereo da parte sovietica potevano essere considerate come atto di guerra.
Il blocco spinse le zone occidentali a unificarsi e nel maggio 1949 fu proclamata la Repubblica federale tedesca con capitale Bonn che si diede una Costituzione di tipo democratico-parlamentare, suo primo presidente Konrad Adenauer fino al 1963, un padre fondatore della Comunità europea. Nello stesso mese l’Urss tolse il blocco e creò nella Germania orientale la Repubblica democratica tedesca comunista.

Il fronte di crisi nei Balcani: la guerra civile in Grecia e
il divorzio di Tito da Stalin in Iugoslavia

Josip Broz Tito (1892-1980)
Josip Broz Tito (1892-1980)

Gli incontri di Yalta e Potsdam divisero l’Europa in due sul piano politico e ideologico: sono “ciniche spartizioni” per Churchill di cui però fu artefice. Gli americani sconfiggono i comunisti nella guerra civile in Grecia, i sovietici negano l’autodeterminazione in Polonia.
Solo la Iugoslavia di Tito nel 1948 riesce a rifiutare obbedienza a Mosca e proclama la neutralità. Il divorzio titoista non portò all’invasione sovietica, come sarà a Budapest e Praga, lo favoriva la posizione geopolitica del paese frontiera con l’Occidente, il quale aveva molte convenienze al formarsi di crepe nel blocco avversario.
Tito però non era né democratico né liberista; nei confronti dell’Italia tentò l’espansione fino a Gorizia e Trieste, volle l’orrore delle foibe e l’espulsione di circa 300mila profughi istriani e dalmati, peraltro non ben accolti in Italia; in una perversa pulizia etnica ordinò deportazioni e stragi tra cui molti i cattolici, distrusse la rigida italianizzazione fatta dai fascisti.

Il blocco portò alla divisione in due della Germania, separata da una cortina di ferro molto sorvegliata, con forti contrasti, rimasti tali fino al 9 novembre 1989, quando un bel fragoroso crollo della barriera materiale del muro di Berlino e il successivo crollo dei regimi comunisti, riportò l’unificazione tedesca. Altro effetto fu che, ancora in atto il blocco, nell’aprile 1949 l’Occidente firmò a Washington il patto Atlantico, l’alleanza difensiva della Nato, in cui l’Italia entrò subito col lavoro diplomatico di De Gasperi capo del governo e del suo ministro degli Esteri, Carlo Sforza di Montignoso; la Grecia e la Turchia firmarono nel 1951 e nel 1955 la Germania federale, i vincoli restano operativi per i 29 paesi che oggi ne fanno parte e che rimarranno tali in futuro, nonostante le odierne parole in libertà del presidente americano Trump. I
n contropartita l’Urss e i paesi satelliti strinsero l’alleanza militare del patto di Varsavia, ufficialmente sciolto l’1 luglio 1991 a Praga.

(m.l.s.)

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