Breve, ma a livelli record, l’onda gelida di fine febbraio

Freddo intenso, abbondantemente sotto lo zero, accompagnato da un vento gelido. Toccati i -18° nelle vette montane.

Pontremoli: un momento della nevicata del primo marzo
Pontremoli: un momento della nevicata del primo marzo

Nel confortevole tepore domestico, digito queste note mentre fuori il gelo è intenso (-8°C alle ore 23 di martedì 27 febbraio, poi le temperature sono ulteriormente scese ma non in maniera drastica toccando i -10° alle 5 delle mattina mentre al Brattello si registrava i -15°) e non ha ceduto neppure nelle ore centrali della giornata. Al sereno di lunedì 26 febbraio, è seguìto il tempo pressoché identico di martedì 27, appena meno ventoso. Le oltre nove ore e mezza di sole hanno potuto ben poco al cospetto di un’aria tanto cruda come quella giunta dalle longitudini sarmatiche e siberiane. Non accadeva dal febbraio 2012 (sei anni fa, però, nella prima metà del mese, fatto più consueto) di assistere, a fondovalle, a temperature massime negative e a minime così basse (-5/-6°C) in presenza di vento forte. Cinque gradi sottozero senza vento – normale amministrazione di ogni inverno – non sono la stessa cosa di cinque gradi sottozero con il vento! La potenza dell’avvezione gelida è testimoniata, oltre che dalle fontane ghiacciate e dal suolo duro come il marmo, dai valori eccezionali raggiunti in montagna, -15/-18°C fino a -20°C sulle più alte vette (Cusna e Cimone) dell’Appennino Tosco-Emiliano: e a così tanti gradi sottozero, va poi aggiunto il vento, ulteriore elemento di estrema severità delle condizioni realizzatesi alla sommità dei crinali. Alle centraline poste sui valichi, sono stati misurati -15,1°C al Passo del Cerreto, -15,4°C al Lago Paduli e -14,5°C al Passo del Brattello (rete SIR Toscana); -15,7°C al Passo dei Due Santi e -17,1°C ai 1518 m del M. Giogo (rete MeteoApuane). Benché il clou del freddo spetti statisticamente a gennaio (e l’anno scorso fu così), non di rado si sposta ad inverno avanzato o addirittura alla fine di febbraio.

La neve a Montelungo
La neve a Montelungo

Qualche volta, poi, è marzo a sfoderare le proprie doti, e gelo e neve si affacciano al trimestre primaverile, visto che solo astronomicamente l’inverno termina il 20-21 marzo: fu il caso, ad esempio, del 1909, 1932, 1971, 1987 e del 2005. Il breve, acuto evento di fine febbraio 2018 ha visto a Pontremoli temperature massime molto basse: il termometro non è riuscito a salire sopra zero neppure nel primo pomeriggio, fermandosi a -0,6°C il 26 e a -0,1°C il 27 nonostante l’azione ininterrotta dei raggi solari dall’aurora al tramonto.

Il passo del Cerreto innevato
Il passo del Cerreto innevato

La massa d’aria, del resto, tra il tardo autunno e l’inverno, può più del soleggiamento: capita non di rado che la temperatura sia più alta con nuvole e pioggia piuttosto che in un freddo meriggio limpido e radioso. Dalle molte stazioni meteo ora sparse su tutto il territorio nazionale, cominciano a pervenire i primati raggiunti; per quelle di recente impianto, non è agevole lanciarsi in considerazioni sulla portata dell’evento, ma per quelle esistenti da decenni o addirittura da secoli appare in tutta evidenza la rarità o financo la singolarità del repentino crollo termico agli sgoccioli del trimestre invernale. La neve a quote basse su diverse isole, sulla capitale, a Napoli e lungo le coste del centro-sud, poco avvezze a rivestirsi di bianco, costituisce la ‘cartolina’ e l’immagine più gettonata dell’attuale come di altre ondate fredde del passato: si sa, la neve fa tanto atmosfera invernale, ma essa non è necessariamente sinonimo di ondata di freddo, specie per le regioni che fredde lo sono anche senza una bianca coltre al suolo. Un giudizio completo dell’evento è ancora prematuro perché, come al solito, i morsi delle correnti gelide si evidenziano immediatamente nelle aree più esposte (mare e montagna), mentre pianure e vallate interne lo recepiscono con più gradualità e più lentamente se ne liberano. Maurizio Ratti