La castagna “carpinese” verso la registrazione del marchio

Economia e agricoltura: il via all’iter del riconoscimento in una riunione ad Aulla

Il tavolo dei relatori all'incontro dedicato alla castagna carpinese
Il tavolo dei relatori all’incontro dedicato alla castagna “carpinese”

Dopo l’incontro dell’aprile di quest’anno, venerdì 15 dicembre ad Aulla, nella sala riunioni dell’Unione di Comuni Montana Lunigiana, si è parlato ancora di coltivazione e valorizzazione della castagna “carpinese”. La riunione è stata aperta dai saluti del presidente dell’Unione Riccardo Ballerini e del sindaco di Bagnone Carletto Marconi, quest’ultimo in qualità di rappresentante del Parco dell’Appennino Toscoemiliano. Quindi il prof. Alberto Maltoni, ricercatore del Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali (GESAAF) dell’Università di Firenze, ha fatto il punto sulla presenza del Cinipide galligeno e sulla lotta biologica in atto, mediante l’insetto antagonista, il Torymus sinensis. Pur chiarendo che il cinipide non scomparirà, tuttavia la lotta condotta ha dato ottimi risultati e il Torymus dovrebbe, a distanza di cinque anni, essere presente in tutti i castagneti della Toscana. Si è soffermato anche su alcuni suggerimenti necessari per una buona castanicoltura: ad esempio evitare di bruciare i residui di potatura per non uccidere l’antagonista del Cinipide.

Le castagne carpinesi
La castagna “carpinese”

È stata poi la volta di Michele Armanini, che ha evidenziato alcuni aspetti etnoantropologici legati al mondo del castagno, con particolare riferimento alla terminologia in uso nel territorio della Lunigiana storica. Infine, Massimo Giambastiani ha fatto un po’ di storia di questa pianta: dai ritrovamenti in era glaciale, al medioevo e fino ai giorni nostri. Sono seguiti diversi interventi: Gianluca Barbieri, regione Toscana, ha invitato a ragionare in termini di gruppo e non di singolo e, salutando con particolare favore il progetto di registrazione del marchio Carpinese, ha sottolineato come il 60% dei cittadini della Comunità europea ricerchi i prodotti del territorio, ma dubita circa la loro provenienza e pertanto sono i marchi ad offrire le necessarie garanzie. Sulla necessità di credere in questi progetti, si è soffermato Enzo Manenti, che ha inoltre sottolineato il ruolo importantissimo dell’Università, punto di riferimento anche per eventuali consigli e per le varie problematiche che si trova ad affrontare chi si occupa di castagni. A conclusione dell’incontro, i presenti interessati hanno aderito al marchio collettivo Carpinese, dietro versamento di 20 euro, a copertura delle spese previste per la registrazione.

Un cesto di castagne
Un cesto di castagne

Ancora una volta si deve lamentare, purtroppo, l’assenza di castanicoltori lunigianesi, mentre sarà il caso di affrontare, nelle prossime riunioni, aspetti più operativi legati a questo consorzio. Infatti è opportuno che si giunga, anche alla luce di positive esperienze di altri territori, a presentare l’attività che ciascun castanicoltore è chiamato a svolgere: quali impegni sono richiesti? Quale autonomia? Come si concretizza l’utilizzo del marchio? Quali concreti vantaggi offre? Nell’attesa di raggiungere questo obiettivo che cosa è possibile fare? A queste e ad altre domande siamo certi verrà data risposta. E se, come riporta Giancarlo Bounous nel suo libro Il castagno, Matilde di Canossa (1046-1115) regalava ai questuanti piantine di castagno anziché denaro, allora oggi è necessario cogliere il significato di quel dono che si riveste di sensibilità, di attenzione nei confronti di questa preziosa pianta e… di futuro. (Fabrizio Rosi)