Don Emilio Cavalieri “Il percorso di un’anima che cerca e approda al vero”

Un giovane don Emilio Cavalieri (1884 - 1952)
Un giovane don Emilio Cavalieri (1884 – 1952)

Edito dalla parrocchia e dal Corriere Apuano, il libro presentato sabato 16 dicembre, raccoglie alcuni scritti di don Emilio Cavalieri, in particolare “Per la storia della Pieve di Saliceto”.
È il risultato delle ricerche e analisi di Giulio Armanini del quale è proposto un bel saggio storico sugli avvenimenti annotati nel “liber chronicus” di Saliceto

Con commosso ricordo e forte amicizia Giuseppino Neri, don Lorenzo Piagneri e Paolo Bissoli, col sostegno dei parrocchiani della Pieve, hanno realizzato il desiderio a lungo concepito da Giulio Armanini di stampare gli scritti di Don Emilio Cavalieri. L’occasione, dopo l’improvvisa perdita di Giulio, sono i 65 anni dalla morte di Don Emilio (Groppodalosio 1884-1952).
Nella presentazione del libro il redattore don Lorenzo con pochi tratti illumina la figura di un sacerdote “modestamente grande”, educatore, studioso, dal 1913 al 1952 parroco della Pieve di Saliceto. Don Marco Mori nel giorno della morte scrisse parole che esaltano la figura morale, la cultura radicata nella classicità (sul capezzale aveva con la Bibbia e gli Atti dei martiri anche gli Annali di Tacito), laureato in Lettere a Pisa, insegnante di materie classiche e storia al Liceo Vescovile, teologia ai seminaristi, canonico, amò i suoi studenti e i fedeli della sua Pieve, ricercatore delle notizie del passato su codici e manoscritti, filologo, attento alla fonetica e al lessico della Valdantena, vi individua un doppio fenomeno: suoni che risentono dell’emiliano e mancanza di quelli propri del pontremolese.

Stima e affetto a don Emilio Cavalieri nella presentazione del libro

Il parroco della Pieve di Saliceto, don Lorenzo Piagneri, nel corso della presentazione (foto Walter Massari)
Il parroco della Pieve di Saliceto, don Lorenzo Piagneri, nel corso della presentazione (foto Walter Massari)

Erano in tanti alla presentazione del libro “Per la storia della Pieve di Saliceto”. L’incontro si è aperto e concluso coi canti natalizi del neonato coro dell’Unitre. Don Lorenzo, conduttore dell’incontro, mentre commentava vecchie fotografie in appendice al libro, faceva emergere il grande carisma di Don Emilio, i suoi studi sul territorio e la capacità di capire e prendersi cura delle persone. Ha ringraziato con calore i tanti che hanno reso possibile la pubblicazione: Paolo Bissoli per il progetto e l’impaginazione, Walter Massari per le fotografie della Pieve e Groppodalosio e dell’edicola con la Madonna della Neve restaurata da Roberto Bolleri; le persone che hanno trovato le foto (e anche artefici dell’ottimo rinfresco). Il sindaco ha captato il flusso emotivo e di pensieri che hanno reso presenti la storia e la memoria di Don Emilio e Giulio. Mauro Lombardi, autore di un’ipotesi interpretativa dell’antica pieve romanica, ha tracciato i nodi viari dove sorsero le antiche pievi in Lunigiana. Cruciale era Sorano in facile collegamento con la Pieve di Saliceto, citato come mercato, su un’ansa destra della Magra, con guado praticabile sulla sinistra, ha proiettato immagini delle altre pievi con la loro prima citazione e ha letto la descrizione tecnica dell’antica pieve. Paolo Bissoli ha detto del libro progettato da e con Giulio, l’edizione è anche una sincera e commossa riconoscenza. Le fotografie rare sono di Don Emilio soggetto e fotografo dei suoi seminaristi e parrocchiani. Il grazie finale dei pronipoti.

Don Emilio porta nel libro ampi contributi (già pubblicati a puntate sul Corriere Apuano dal 29 luglio 1934 al 23 marzo 1935) “Per ricostruire la storia della Pieve”, unica chiesa matrice eretta in Lunigiana prima del Mille (prima citazione 981 nel codice Pelavicino) e la più grande per giurisdizione territoriale con 22 cappelle in alta Magra, valle del Teglia e Gordana fino ad Antesso.

Don Emilio tra alcuni dei cresimandi della Pieve di Saliceto nel 1926
Don Emilio tra alcuni dei cresimandi della Pieve di Saliceto nel 1926

Le notizie storiche partono dagli insediamenti dell’ager romano suddiviso in pagi, vici, dove convergevano più vie sorgeva un compito con residenza di un magistrato. Col cristianesimo la struttura territoriale delle diocesi ricalcò quella romana, le pievi (da plebs) sorsero tra le popolazioni dei pagi (da cui “pagane”), che accolsero la fede cristiana più tardi che nelle città; erano guidate da un arciprete (così si chiama ancora il parroco della meno antica pieve di Vignola) che predicava, amministrava le cappelle, i beni, di cui aveva in beneficio una parte per mantenere gli edifici sacri, sostenere il clero, i poveri, gli ospiti e i pellegrini. Le pievi avevano il diritto esclusivo di battezzare, dal VI sec. ebbero un battistero esterno a forma ovale o ottagonale (bello l’esemplare vicino a noi di Varano dei Melegari), erano spesso a tre navate, poi accanto venne eretto un campanile, intorno si seppellivano i morti.

Don Emilio Cavalieri con il Vescovo Giovanni Sismondo in una processione alla Pieve di Saliceto alla fine degli anni Trenta
Don Emilio Cavalieri con il Vescovo Giovanni Sismondo in una processione alla Pieve di Saliceto alla fine degli anni Trenta

Tutte queste caratteristiche ha la Pieve di Urceola di incerta etimologia, dopo il 1202 detta di Saliceto, un fitonimo dall’abbondanza di salici sull’ansa del Magra, centro federale di scambi forse già per i pastori liguri. L’erezione del santuario dell’Annunziata nel 1474 e del convento degli Agostiniani insieme allo sviluppo di Pontremoli fu un grave colpo per la Pieve, iniziò una decadenza diluita nel tempo ma grave, una nuova viabilità favoriva il nuovo borgo, furono lunghe liti sui diritti di matricità e precedenza.
Don Emilio raccoglie la storia dei tentativi ripetuti a lungo per erigere Pontremoli a diocesi. Venne il voto del 1622 per erigere un nuova chiesa con la statua lignea nera della Madonna del Popolo, nel 1756 la vecchia pieve fu soppressa e i suoi beni passarono al Proposto della nuova collegiata a Pontremoli; ulteriore perdita nel 1804 con tutto il territorio a sinistra del Magra dato alla nuova parrocchia dell’Annunziata.
Per “ripicca” don Emilio nel libro si definisce in terza persona Economo spirituale e una sola volta parroco.

Don Emilio Cavalieri durante una sosta alla Borra del Sale lungo il sentiero per il Lago Santo in una gita con i ragazzi della parrocchia nel 1946
Don Emilio Cavalieri durante una sosta alla Borra del Sale lungo il sentiero per il Lago Santo in una gita con i ragazzi della parrocchia nel 1946

Dopo altri scritti sui confini tra le parrocchie di S. Pietro e della Pieve, su S. Petronilla e gli Agostiniani dell’Annunziata (dove per 50 anni fu parroco lo zio don G.Battista) il libro aggiunge i dati precisi del Liber chronicus di don Emilio da settembre 1913 a maggio 1951, commentati benissimo da Giulio Armanini, di Valdantena pure lui e con lo stesso carisma educativo, interessi storici e amore alla sua terra e richiama anche un romanzo giovanile Verso la luce in cui si contrappongono ambienti di cultura agnostica al mondo semplice della gente dei campi, pronta a lottare contro le avversità.
Molte le notizie sulle due guerre mondiali, di più sulla seconda in cui don Emilio non si risparmiò nel sostenere i suoi e gli sfollati contro le angherie tedesche e fasciste. Finalmente fu pace, tante le cose da ricostruire, l’impegno per dare una scuola elementare al paese, la gratitudine del popolo dimostrata nella “peregrinatio Mariae”.
Una nota di Rita Lanza e Olivia Ratti, che fecero gli scavi nel 2002, una bibliografia e la nota dei tantissimi articoli sul Corriere Apuano concludono il testo.

Maria Luisa Simoncelli

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